=Fieldbo, Aslaksen,= una =Cameriera=.
(_Aslaksen è in piedi presso la porta d’ingresso. Una cameriera_
_porta dei piatti di frutta nella sala da pranzo._
_Entra Fieldbo_).
CAMERIERA. Le ripeto che sono ancora a tavola. Torni più tardi.
ASLAK. E non potrei aspettar qui?
CAMERIERA. Certamente. E perchè no? (_Essa entra in sala da pranzo.
Aslaksen si siede. Un minuto di silenzio. Entra Fieldbo_).
FIELDBO. Buon giorno, Aslaksen. Voi qui?
CAMERIERA (_che ritorna_). Oh, il signor dottore arriva molto tardi!
FIELDBO. Ho avuto una visita di premura.
CAMERIERA. Il signor ciambellano e la signorina hanno chiesto di lei.
FIELDBO. Oh.... davvero?
CAMERIERA. Signor dottore, passi, la prego: o debbo dire che....?
FIELDBO. No, no, lasciate, qualche cosa resterà sempre per me.
Aspetterò qui.
CAMERIERA. Sì, hanno subito finito. (_Esce_).
ASLAK. Voi rifiutate di sedervi ad una mensa così ricca, dove abbondano
i pasticcini, i vini squisiti e mille altre ghiottonerie?
FIELDBO. Oh, di cose buone non ne mancano certo!... Ma voi aspettate
qualcheduno, Aslaksen?
ASLAK. Sì, aspetto qualcheduno.
FIELDBO. E a casa vostra come va? La signora Aslaksen sta bene?
ASLAK. Oh no, è sempre a letto. Ha la tosse e deperisce assai.
FIELDBO. E il vostro bambino?
ASLAK. È sempre storpio; e non c’è più rimedio! Ma a che parlar di
queste miserie?
FIELDBO. Lasciatemi vedere il vostro viso, Aslaksen.
ASLAK. E che cosa volete vederci?
FIELDBO. Avete bevuto oggi, non è vero?
ASLAK. E anche ieri!
FIELDBO. Pazienza ieri! era giorno di festa.... ma oggi....
ASLAK. (_indicando la sala da pranzo_). E là dentro non bevono forse?...
FIELDBO. Sì, caro Aslaksen, essi ne hanno un certo diritto.... ma voi
siete in una posizione ben diversa dalla loro!
ASLAK. La mia posizione! Non sono stato io a scegliermela!
FIELDBO. No, è stata la Provvidenza che l’ha scelta per voi.
ASLAK. No, la Provvidenza non c’entra per niente. Sono gli uomini. È
Daniele Hejre che ha scelto per me, quando gli venne in mente di farmi
lasciare il mio mestiere di tipografo, per dedicarmi agli studii.
Ed anche il signor ciambellano Bratsberg ha scelto per me.... sì....
quando ha rovinato Daniele Hejre e m’ha costretto così a riprendere il
mio antico mestiere.
FIELDBO. In quanto a questo, scusate, ma in onor del vero, ci tengo
a dirvi che il signor ciambellano non ha per niente rovinato Daniele
Hejre; egli s’è rovinato da sè!
ASLAK. Possibile! Ed egli avrebbe avuto il coraggio di rovinarsi,
dopo la grave responsabilità che s’era assunta a mio riguardo. Anche
Domineddio ci ha la sua parte di colpa; perchè m’ha dato tanto talento?
Pensare che avrei potuto divenire un bravo operaio.... nossignore, mi
capita tra i piedi quel vecchio buffone.
FIELDBO. Fate male a parlar così. Daniele Hejre ha agito verso di voi
colle migliori intenzioni.
ASLAK. Sì, e a che cosa m’hanno servito le sue buone intenzioni? Là,
in quella sala, dove essi mangiano e bevono, ho avuto anch’io il mio
posto, come essi ben vestito ed elegante! E quella vita mi piaceva,
sapete; conveniva, a me che ho letto tanto, e che ho sempre aspirato
a tutto ciò che di bello e di gaio c’è nella vita. Ma da quel paradiso
ho dovuto partirmene subito! È venuta la rovina, del grandioso edificio
dorato non sono rimasti che i ruderi!
FIELDBO. Sì, ma la vostra situazione non era delle peggiori: avevate
sempre il vostro mestiere per vivere.
ASLAK. Raccontatemene un’altra! Dopo essere stato ciò che ero, bella
posizione quella del tipografo! M’han dato lo sgambetto mentr’ero sul
ghiaccio, ed ora m’insultano perchè son caduto....
FIELDBO. Oh, io non vi giudico tanto severamente!
ASLAK. E fate bene. Che arruffìo di cose! Daniele Hejre, la
Provvidenza.... il ciambellano.... io stesso, il destino, le
circostanze.... Con questi elementi che bel libro ci sarebbe da
scrivere! Ma come orientarsi fra tanta confusione! (_Guarda verso la
porta di sinistra_) Guardate, escono da tavola.