=Stensgard= e =Fieldbo=.
STENSG. Sei tu caro Fieldbo?
FIELDBO. Ai vostri ordini, novello signore del popolo! Dunque, sei
stato eletto presidente ad unanimità?
STENSG. Naturalmente, ma....
FIELDBO. Vedremo ora che cosa ti renderà tale onorificenza: qualche
magnifico posto certamente! Amministratore della cassa di Risparmio, o
forse....
STENSG. Oh, non dir cose che tu non puoi pensare: perchè vuoi far
credere d’aver un cuore arido e vuoto, quando non è così!
FIELDBO. Ebbene, allora niente più malignità: ti ascolto.
STENSG. Oh caro Fieldbo! Ritorna, te ne prego, ad essermi sinceramente
amico, come una volta: perchè da qualche tempo in qua hai assunto
quell’aria scrutatrice ed ironica, che mi ha allontanato da te? Ma ho
avuto torto.... (_Lo abbraccia_) Dio mio, quanto sono felice!
FIELDBO. Sei felice? Ebbene, anch’io lo sono!
STENSG. Non sarei il più miserabile degli uomini se questa gioia non mi
rendesse buono e giusto? Che ho fatto io per meritare tanta felicità?
FIELDBO. Eccoti la mia mano. Questa sera sento di volerti bene!
STENSG. Dimmi la verità, amico: non ti sembra forse una felicità
suprema quella di camminare innanzi, seguito dalla folla plaudente? Non
ti sembra che questo trionfo, commovendo l’animo nostro, lo renda più
buono, più dolce, più affettuoso verso il prossimo? Oh, questa brava
gente! io vorrei abbracciarla tutta, per farmi perdonare, in certo qual
modo, la preferenza che Dio ha mostrato verso di me.
FIELDBO (_a mezza voce_). E dire che un sol uomo può tanto! Questa sera
non saprei uccidere una mosca, nè recidere un fiore dallo stelo!
STENSG. Tu?
FIELDBO. Lascia star questo: io volevo dirti solamente che ti comprendo.
STENSG. Che notte deliziosa! Qui tutto è calma, è silenzio: intorno a
noi risuonano ancora le grida giubilanti della folla, le ultime note
della musica.... Oh chi non si sente migliore in questi momenti, non
merita neanche di vivere!
FIELDBO. Sì, ma dimmi, che cosa farete domani, che cosa farete nei
giorni seguenti, che cosa volete fabbricare?
STENSG. Fabbricare? Ma prima bisogna demolire, caro mio! Fieldbo, ho
sognato una volta che il giorno del giudizio universale era venuto;
io guardavo attraverso le nuvole: il sole era scomparso, solo i
lampi mandavano sinistri bagliori. Poi la tempesta; essa travolse
ogni cosa.... le foglie degli alberi e gli uomini. Questi venivano
trascinati violentemente e sembravano tanti borghesi che corressero
in traccia dei loro cappelli, portati via dal vento! Cosicchè quando
si avvicinarono a me fui assai sorpreso di vedere che erano tutti
imperatori e re, che invano correvano dietro furiosamente alle loro
corone, ai loro scettri. Così ne passarono centinaia e centinaia senza
sapere il perchè di tal corsa sfrenata. Alouni gridavano: «Ma donde
viene questa orribile tempesta?» E si udiva rispondere fra il muggito
del tuono e il sibilo del vento: «Una voce potente si è fatta sentire,
e dall’eco che ha risvegliata si è scatenata la bufera.»
FIELDBO. E quando hai sognato questo?
STENSG. Oh, molti anni fa!
FIELDBO. Forse in quel momento c’era la rivoluzione in qualche parte
d’Europa, tu avevi pranzato bene e letto i giornali....
STENSG. Oh, il medesimo brivido ghiacciato! l’ho sentito questa sera
passarmi per le vene! Sì, farò il mio dovere, sarò la voce che....
FIELDBO. Ascolta, mio caro, e rifletti. Tu vuoi essere la voce, non è
vero? Qui, in questa città? e dove sarà, dimmi, l’eco che solleverà la
tempesta? Della gente come il possidente Monsen, come Bastiano! Invece
di imperatori e re fuggitivi, noi vedremo il signor Lundestad correre
in traccia della sua elezione a deputato.... E che resterà del tuo bel
sogno?... il principio soltanto: dei meschini borghesi che corrono al
vento!
STENSG. Sì, dapprincipio; ma chi può sapere fin dove una tempesta
estenderà le sue rovine?
FIELDBO. Fantasie! E poi, accecato, circuito come sei da questa gente,
finirai col rivolgere contro di noi le tue armi, vedrai!
STENSG. Non è vero.
FIELDBO. Sì, sì, vedrai. Subito dopo il tuo arrivo, Monsen ti ha teso
il laccio, e ti rovinerà, se non ti liberi di lui. Il ciambellano
Bratsberg è un uomo d’onore, te lo assicuro. Sai perchè Monsen lo odia
tanto? Perchè....
STENSG. No, taci: non offendere i miei amici.
FIELDBO. Vediamo, Stensgard: Monsen è proprio un amico tuo?
STENSG. Mi ha accolto in casa sua colla massima gentilezza.
FIELDBO. Sì, ma le persone più considerate in paese non vogliono
saperne di andar da lui!
STENSG. Oh, sarà qualche funzionario ambizioso! oh, li conosco! Per
conto mio posso dire che mi ha ricevuto con tale distinzione, con tanti
riguardi, che....
FIELDBO. Con distinzione! Ah, Dio mio, ma ti pare?...
STENSG. Oh, per questo io giudico imparzialmente. Il signor Monsen ha
delle buone qualità: è istruito e intelligente negli affari pubblici.
FIELDBO. Delle buone qualità? Eh, a modo suo sì. È istruito, perchè
riceve i giornali, e vi legge i tuoi articoli e i tuoi discorsi; è
anche intelligente, se vuoi, negli affari pubblici.... lo ha dimostrato
approvando i tuoi discorsi e i tuoi articoli!
STENSG. Fieldbo, Fieldbo, non ricominciare colle malignità! non dire
quello che tu non pensi.... Io ho une forte motivo per aver agito
così... e te lo confido. Dimmi un po’, conosci tu Anna?
FIELDBO. Anna Monsen? Sì, un po’.
STENSG. Essa va qualche volta in casa Bratsberg?
FIELDBO. Sì, va di nascosto a trovare la signorina Bratsberg, che è sua
compagna d’infanzia.
STENSG. E che te ne pare?
FIELDBO. Da quello che ho inteso dire è una buonissima ragazza.
STENSG. Oh, se tu la vedessi in casa sua, quanto è premurosa e buona
coi suoi fratellini! E quanta assistenza ha fatto a sua madre, povera
donna, che negli ultimi anni era un po’ alterata di mente!
FIELDBO. Sì, lo so, l’ho curata anch’io per qualche tempo. Ma dimmi un
po’, caro amico, non mi vorrai far credere....
STENSG. Ma sì, Fieldbo, io l’amo realmente: e te lo posso dire.
Capisco che ciò ti sorprenda, tanto più che tu saprai del mio famoso
fidanzamento a Cristiania, andato a vuoto....
FIELDBO. Sì, me l’hanno raccontato.
STENSG. È stato tutto un malinteso.... ho dovuto troncare ogni cosa....
era il meglio che potessi fare.... t’assicuro però che ne ho avuto
molto dispiacere.... Ma grazie a Dio, la è finita. È questo uno dei
motivi per cui ho lasciato Cristiania.
FIELDBO. E Anna Monsen corrisponde al tuo affetto?
STENSG. Sì, caro amico, non ho ragione di dubitarne.
FIELDBO. Allora tutto va a gonfie vele!. Puoi proprio chiamarti
fortunato! e ho il mio motivo di dirlo!...
STENSG. Ah, davvero? Credi che ella abbia detto qualche cosa alla
signorina Bratsberg?
FIELDBO. No, tu non puoi capirmi. Ma senti.... come va che ti sei
gettato con tanto ardore nella lotta politica? Perchè aspiri così
vivamente alle acclamazioni della folla?
STENSG. Ma, caro mio, l’amore non deve andar disgiunto dal lavoro: al
contrario lo aiuta, lo nobilita! Ed io debbo appunto attraversar queste
lotte, questo trambusto, per arrivare sino a lei.
FIELDBO. Volgare tragitto, in verità.
STENSG. Eh, che vuoi? Sono ambizioso, lo sai, e voglio percorrere una
via luminosa: il tempo stringe, ho già trent’anni, e quando ci penso,
mi prende il rimorso....
FIELDBO. E ti proponi di emendarti....
STENSG. Ah, tu hai sempre voglia di ridere! Tu non hai mai provato
questo bisogno di movimento, di vita. Tu sei sempre stato indolente,
sempre e dappertutto: in collegio e all’università; all’estero e qui.
FIELDBO. Non dico di no, ma quest’indolenza è piacevolissima, sai?
Non rassomiglia per niente alla stanchezza mortale che vi fa cadere,
voialtri, sotto la tavola, quando....
STENSG. Finiscila con queste sciocchezze; tu ti burli di me, e fai
male: vuoi spegnere tutto il mio entusiasmo....
FIELDBO. Oh, ma sai se il tuo entusiasmo è così poco....
STENSG. Basta, basta; non turbare la mia felicità: non mi credi forse
sincero, Fieldbo?
FIELDBO. Sincerissimo, non ne dubito.
STENSG. E allora non scoraggiarmi, non rendermi diffidente. (_Rumori
sotto la tenda_) Senti, Fieldbo! Bevono alla mia salute. Non è forse
nobilissima l’idea che agita questa folla?