COMMIATO.

Queste cose io le ebbi da un vecchio ottuagenario, morto da parecchi

anni, il quale me le dava stando al fuoco colle molle in mano. Egli mi

diceva che erano tutte vere verissime: ma rammentando ora certo

sorriso che gli veniva sulle labbra, ogni volta che io notava in un

mio libercolo qualche fatto: temo forte, che con alcune sue

immaginazioni sia riuscito a infinocchiarmi. E voleva il buon vecchio

piantarmi senza più dir nulla, alla morte della signora Maddalena;

protestando di non voler venire col suo racconto più in quà della fine

del secolo, per non far conoscere i personaggi sopravvissuti. Pose

anzi cura nel togliermi di mano le fila, tanto che nel cercare da me

non mi raccapezzassi: aggiungendo che sarebbe stata opera vana, perchè

nulla mi avrebbe aiutato, neanco l'aspetto dei luoghi, mutati del

tutto dai nuovi abitatori. A stento aggiunse le poche cose che ho

scritte: e avendogli io chiesto qual fine avessero fatto don Marco,

padre Anacleto, Bianca e gli altri personaggi; mi rispose che se io

voleva vedere a spegnere i ceri l'un dopo l'altro, andassi in chiesa

la settimana santa. Io tacqui: ma se quel che raccolsi da altri, si

accorda con quello che ebbi da lui; don Marco deve essere vissuto sino

all'anno in cui capitarono la seconda volta i Francesi condotti da

Buonaparte. Quella volta don Apollinare, tornato col suo comodo alla

sua Pieve, non fuggì più. Stette invece saldo al suo posto, aiutando i

buoni a tener la pace tra paesani e Francesi; con molte lodi di

Giuliano, tornato anch'egli, dopo un anno di lontananza a casa sua.

Però non si parlarono tra loro che quella sola volta; sebbene paia che

il giovane medico e Tecla e la famiglia che venne su, non siano stati

infelici. Marta morì l'istess'anno in cui donna Placidia cessò di

parer viva; consolata, povera vecchia, d'aver visto nascere in quella

casa un bambino della terza generazione. Ma fino alla morte, non cessò

di dolersi d'essere venuta al mondo, in tempi in cui di matrimoni tra

una villanella come Tecla, e un giovane signore come Giuliano, non

usava vederne. In quanto al signor Fedele durò ancora parecchi anni,

senza vivere nè campare; assistito da quell'angelo di bontà che era la

cieca Maria; ma nè l'uno nè l'altra videro il loro secolo finito. Di

Margherita non seppi mai che cosa avvenisse nè di Bianca; se pure

questa non fu una signora, morta prima del venti, vissuta tutta chiesa

e casa, consigliata sino all'ultimo da un prete che era stato frate

nel convento dei Minori Osservanti di C... spiantato dai Francesi,

otto o dieci anni dopo le cose narrate. Chi sa che quel frate non

fosse il padre Anacleto secolarizzato? Se fu, povera Bianca!

Comechessia, io finisco, sazio del nome di quel frate, come non vorrei

che fosse del mio racconto, chi chiude ora il libro con una grande

rifiatata.

Le rive della Bormida nel 1794 · 第 42 / 47 题