CAPITOLO XXII.

Marta, da noi lasciata sbalordita nell'atrio, non ebbe bisogno di

farsi dire chi fosse la giovine donna, gittatasi ai piedi del

signorino. Essa l'indovinò alle parole di lei, all'atto di Giuliano; e

lanciatasi nel piazzale coi pugni stretti, le si sfogò contro con

voglia crudele.

«Coraccio di tigre! E ancora osa di venire a piangere qui? Dio, Dio di

misericordia, sviatemi la mente da queste tristizie; ma non so chi mi

tenga ch'io non la sbrani! Vada, vada a piangere altrove, che qui per

lei non v'è posto..! vada, che del male che ci ha fatto, le ne

chiederà conto Dio al suo tribunale!»

E così dicendo, dava sdegnosa le spalle alla giovane e a donna

Placidia, trasecolata a quello scoppio d'ira della fantesca. Bianca

presa dall'affanno, teneva gli occhi nella vecchia, che volgendosi

bieca a guardarla ancora, tornava in casa. L'infelice si pregava di

potersi umiliare tanto, che il disprezzo di quella donnicciola, le

cadesse sul capo come dall'altezza d'un trono. Ma in quella usciva

dall'atrio don Marco, dicendo a Marta: «Non così.. Marta... un po' di

carità... la signora Maddalena non avrebbe detto tante brutte parole!»

Egli, dalla camera della morta, aveva inteso Marta sclamare a quel

modo; aveva capito che le parole di lei non potevano esser volte che a

Bianca; e indovinato alla grossa il fatto, veniva a mescolarsi a

quest'altro dolore.

Lo vide appena, e Bianca si levò in piedi, come le fosse rinata la

speranza: ma la prima parola del prete, le tornò a stringere il nodo

che le faceva l'angoscia.

«Bianca... come?--diceva egli--e tuo marito?

«È morto--rispose per essa donna Placidia:--lo hanno ucciso i

Francesi.»

Don Marco giunse le mani: stette pensoso un istante, forse dubitando

che tanti guai non fossero possibili così a un tempo; forse avvisando

a quel che poteva fare per la sventurata: poi disse a donna Placidia:

«allora l'accompagneremo a suo padre.»

«Ah no...! no!--esclamò Bianca; ma il prete interruppe:

«E vorresti rimanere qui, dove gli infelici sono già tanti?»

Bianca chinò gli occhi, assentendo coll'animo al volere di don Marco:

il quale rientrò in casa, a dire a Marta e a Tecla che non si

movessero, che avrebbe raccomandata la casa ai Francesi amici di

Giuliano; che sarebbe presto tornato; poi rivenuto a Bianca, se la

prese in mezzo con donna Placidia, e mossero verso il vicolo, che

metteva al ponte.

Arrivavano in quella i Francesi, sempre con quei suoni e con quei

canti, scoppiati nell'istante che la signora Maddalena era spirata. Un

corteo di cavalieri, raccolti a piè del colle su cui sorge il

castello, parevano star a vedere i soldati, che andando a porsi a

campo oltre il borgo, passavano dinanzi a loro, col trionfo negli

occhi. Ma in verità, da quel posto, miravano la campagna e i colli, su

cui avevano combattuto il giorno prima; maravigliati del come gli

Alemanni avessero abbandonate le inespugnabili strette del borgo, e

facendo i conti al sangue, che sarebbero loro costate per

conquistarle.

Don Marco si accostò senza tema a quei cavalieri; e da uno di essi si

fece dire qual fosse il capo.

«Siete il curato di questo borgo?--chiese questi con brusca maniera,

vedendosi il prete dinanzi colle due donne.

«Io no--rispose don Marco--sono un prete di C... e venni ieri con quel

giovane medico che serve i vostri feriti.

«Oh! appunto... egli è di questo borgo,--soggiunse il generale fatto

umanissimo:--e la sua casa qual'è?

«Quella là:--rispose don Marco additandola--ma la madre del povero

giovane, è morta che sarà mezz'ora.

«Capitano,--disse il generale, volgendosi ad uno dei cavalieri, che

aveva di dietro:--pigliate quella compagnia là che viene, e ponetela a

far la guardia alla casa di quel valentuomo.» Il cavaliero si spiccò

al galoppo, a eseguire l'ordine del generale, il quale non dando tempo

a don Marco di ringraziare, proseguì: «signor curato, quella casa sarà

sacra per noi: e codeste donne sono forse parenti del vostro amico?

«No--rispose don Marco--questa è la sposa d'un uffiziale di cavalleria

Alemanno, che deve essere morto ieri.»

I Francesi si scopersero tutti il capo, guardando or Bianca

pietosamente; ora uno dei loro compagni, che a quella novità si fece

mestissimo. Egli era quel desso che aveva ucciso il barone. Ma di

questo non si avvide don Marco, il quale stava paragonando tra sè con

altrettanta mestizia, quei segni di rispetto dei Francesi, con quelli

usati a Bianca dai compagni di suo marito: nè se n'avvide donna

Placidia, che si tastava se era viva, non parendole vero d'essere

dinanzi a quei mangiatori di carne umana, che non la facevano neanche

calpestare dai loro cavalli: Bianca poi non era più il caso di badare

a nulla, nè a vita nè a morte.

Intanto il generale, lasciato ad un altro uffiziale che servisse il

prete e le due donne, in quel che loro potesse bisognare; mosse con

tutta la brigata e salì in castello. Allora don Marco disse al

cavaliero che egli aveva da ricondurre la giovane donna a suo padre,

in C...: e subito colui gli trovò un carro da bovi, di quelli tolti

nei villaggi della vallata, per le bagaglie; ed egli stesso si offerse

d'accompagnarlo, con altri due soldati a cavallo. Così montati su quel

carro, Don Marco, donna Placidia e Bianca; si misero in via alla volta

di C.... muti, pensosi, tanto diversi dal gaio aspetto dei tre

Francesi, da parere persone condotte a prigionia.

Attraversarono le case dell'altro vico lentamente, per la gran briga

di soldati, che ingombravano la via; e appena usciti da quelle,

cominciarono a vedere i primi morti, bocconi, supini, atteggiati nella

guisa in cui la morte gli aveva colti. Ve n'erano che parevano

addormentati dalla stanchezza, vicino ad altri attrappiti, travolti

nelle sembianze ancora impresse dell'ira, che gli aveva agitati

nell'ultima loro corsa. Quelli erano quasi tutti Francesi, caduti

sulle soglie del borgo, dove avevano osato inseguir gli Alemanni; ma

quando il carro, tirando innanzi fu nel bel mezzo dei campi dov'era

stato il forte della battaglia; i morti delle due nazioni, giacevano

quasi in ugual numero confusi tra loro. A un tratto il Francese

accennò a donna Placidia di coprire il viso di Bianca. La quale le si

era abbandonata col capo in grembo, e a misura che si allontanava da

quei luoghi, le pareva di rinascere al suo antico amore; di poter

ancora sperare. La sorella del pievano, capì il desiderio

dell'uffiziale; e con una sua pezzuola coperse la faccia di Bianca,

accusando il sole, che spuntava in quel momento. Giungevano appunto

allora nel sito dove s'erano azzuffati i cavalli Alemanni e i cavalli

Francesi; e già i due soldati cominciavano a parlare del fatto; ma

l'uffiziale li fece star zitti, dalla tema che la giovane donna,

capisse i loro discorsi. Il carro passò discosto pochi passi dal

cadavere del barone; il quale giaceva ancora dove era caduto. I suoi

grandi occhi erano aperti, e parevano fissi in chi passava; ma con uno

sguardo pieno di pace e di noncuranza.

Don Marco guardò quel morto, e sentì dentro tanta pietà; che se

Giuliano gli fosse stato vicino, avrebbe pensato d'essere compianto da

lui meno che il barone. Donna Placidia lo vide anch'essa, e diè

un'occhiata a Bianca, pensando alla propria gran ventura di non aver

mai avuto il capo all'amore; e tornò a guardare piena di stupore pel

campo. Qua e là costretti dai soldati Francesi, gruppi di contadini

lavoravano a scavar fosse o a seppellire i morti; facendo così alla

stracca che, anco da lungi, si capiva di che animo obbedissero. Del

rimanente non v'era più nulla sulla terra o nell'aria, che portasse

traccia degli ardimenti, delle ostinatezze, dell'ire della battaglia;

un silenzio lugubre regnava per tutto, turbato soltanto dallo

schiamazzo, che veniva a ventate dal borgo di D...; dove i

repubblicani cominciavano a darsi spasso, e a far le satolle di roba

alemanna.

Verso le quindici ore d'Italia, il carro che portava Bianca, vedova ed

umiliata, alla casa paterna, giungeva sul ponte di C..; e alla vista

dei Francesi che l'accompagnavano, i tre o quattro borghigiani curiosi

che andavano a zonzo, cercando le notizie, si allontanarono paurosi.

Don Marco ne provò la contentezza, di cui poteva essere capace il suo

cuore trambasciato; e quando fu alla porta del signor Fedele, gli

parve di aver finito la via crucis. Fatta discendere Bianca, aiutato

da donna Placidia, la menò su per quelle scale, che essa aveva

discese, l'ultima volta, felice. Ora la povera donna si lasciava tirar

su da quei due, che parevano più afflitti di lei; ma quando furono

all'uscio, e il prete tirò il cordoncino del campanello, e s'udì di

dentro un rumor di passi, e sulla soglia comparvero il signor Fedele,

la cieca, Margherita e il frate Anacleto, che s'era piantato in quella

casa come fosse sua; si gettò nelle braccia del padre, quasi egli già

sapesse tutta la sventura in cui era caduta, per cagion sua, e avesse

bisogno d'essere perdonato.

«Che è stato? ahimè! Bianca, don Marco, come torni così? tuo marito

dov'è?»--tempestò il signor Fedele, ingegnandosi di sciogliersi da

Bianca.

«Il barone è morto!» disse don Marco.

«Morto!» proruppe il signor Fedele, e stese le mani come per afferrare

qualcosa; diede il capo addietro, cogli occhi socchiusi; tremò: poi

senz'altro che con un ruggito, cadde nelle braccia del padre Anacleto.

Allora fu uno scompiglio compassionevole. Il frate e don Marco,

aiutati da qualcuno del vicinato corso alle grida, portarono il signor

Fedele nel proprio letto. La cieca, Margherita e donna Placidia,

trascinarono Bianca, nella camera più appartata della casa. Credevano

esse che il signor Fedele si fosse soltanto smarrito, per l'improvviso

dolore di vedersi la figliuola tornata a casa, in quel modo pietoso: e

s'affaccendavano intorno a questa che pareva instupidita. Ma egli

giaceva sul suo letto, uscito del tutto di conoscimento; il suo volto

si era fatto pavonazzo, i suoi occhi erano aperti, ma nuotavano nel

buio; le sue mani si facevano diacce; e del rantolo durato alcuni

istanti, non gli avanzava che un filo di fiato. Don Marco, e il padre

Anacleto, stavano in capo a quel letto, uno per parte; e di tanto in

tanto levando gli occhi dal signor Fedele si guardavano tra loro. Ma

il primo a riabassarli era sempre il frate, nel quale cominciava a

entrare una gran confusione. A un tratto don Marco non perchè avesse

perso ogni speranza di vedere l'infermo riaversi; ma pensando a quello

che l'aspettava a D...., accennato al frate di seguirlo, si trasse con

esso in disparte, sulla soglia della camera. E «padre,--gli disse

dolcemente;--io vengo da D.... dove ho due morti da seppellire, il

barone e la madre di quel Giuliano che ella conobbe; e torno laggiù.

Mi pare che questa storia di guai non sia per finire così presto.... e

se mai, le raccomando questo nostro amico. Prenda cura di questa

famiglia.... lei ed io siamo oggi al nostro posto. Badiamo a non

stancarci....»

Il frate chinò il capo, promettendo coi cenni di non allontanarsi da

quella casa; e don Marco passò nella stanza dove erano le donne, colla

sorella del pievano di D.... fattasi domestica con loro, in quel

momento d'afflizione, quanto non la sarebbe divenuta in un anno.

S'ingegnava di confortarle con una meravigliosa trovata, che le pareva

d'aver fatto; dicendo che forse il barone era in quell'ora coi suoi

commilitoni sano e salvo, e soltanto addolorato d'aver la sposa

addietro, in man dei Francesi.

«No.... no.... non c'inganniamo,--disse don Marco, entrando appunto

mentre donna Placidia diceva queste cose;--non ci inganniamo col

rifiutare i dolori.... essi vengono un dopo l'altro, e non dobbiamo

essere crudeli a noi stessi, cercando di allontanare un calice, che

bevuto a poco a poco sarà più amaro. Maria, Margherita, coraggio...,

alzate i cuori.... Bianca, tu sei vedova da ieri, e forse fra qualche

ora sarai orfana anche del padre....»

Un urlo come di naufraghi che si veggano le acque alla gola, e sentano

sotto le piante mancar la barca che affonda; potrebbe somigliarsi a

quello che alle parole del prete, si levò in quella stanza. Egli non

tentò neppure una parola di conforto; donna Placidia si sentì

rimordere di non più trovare neanch'essa qualcosa da dire: e poichè

dall'altre stanze furono corsi alcuni dei pochi venuti al soccorso; i

due abbandonarono senza commiati quella casa dolorosa, per andare a

quell'altra, dove sapevano da quali afflitti erano attesi.

«Bisogna farsi animo,--diceva il prete a donna Placidia

discendendo:--noi due dobbiamo fare il viso fiero ai dolori, come

questi bravi soldati, che non si sono mossi di qui.»

A don Marco veniva giusto il paragone, perchè i tre Francesi erano

ancora col carro a quella porta; e da gente accostumata per mestiere

alla dura obbedienza; pur lamentando l'indugio e il doversi stare a

udire il piagnisteo che empieva quella casa; non s'erano scostati un

passo. Sulle loro faccie, impresse dei segni vigorosi, stampativi

dalla vita travagliata dei campi, non si vedeva punto curiosità di

sapere quel che fosse avvenuto: ma dopochè il prete e donna Placidia

furono rimontati sul carro, partirono mostrandosi lieti d'essere tolti

da quella noia.

Affrettando col desiderio, il passo lento e rassegnato dei bovi; la

piccola brigata giungeva a rivedere D... avendo tra l'andare e tornare

fatte le venti e un'ora. Pel campo non si vedeva più anima viva;

l'opera del seppellire era compiuta; e il corpo del barone era

nascosto sotto uno di quei cumuli indistinti di terra, che qua e là

rendevano il suolo ineguale. Ma entrando nel borgo, pareva di capitare

in un altro mondo. I Francesi avevano cavato dalle canove le grasce,

le farine, i vini, tutto il ben di Dio lasciatovi dagli abbondanzieri

Alemanni; e dopo aver diluviato tutto quel giorno, e fattesi ognuno le

provviste per altri due o tre da venire; sperdevano la roba, che a

vedere metteva raccapriccio. Torme di avvinazzati andavano ciondoloni

per le vie cantando; in castello suonavano le musiche intorno

all'albero della libertà, piantato dinanzi la chiesa: e i pochi

abitanti, che per vecchiaia o per non aver fatto a tempo a fuggire,

erano rimasti; se ne stavano turati in casa, col cuore tra due sassi.

Don Marco pensò arrivando, che le ore dovevano essere parse assai

lunghe a Marta ed a Tecla; e disceso dal carro con donna Placidia,

corse difilato alla casa di Giuliano, quasi senza ringraziare i

Francesi della buona compagnia avuta. Appena fu sul piazzale diede

un'occhiata all'atrio, e vide l'uffiziale messosi a guardia sulla

cassapanca sin dal mattino, fermo a quel posto. Gli si allargò il

cuore per la certezza, che niuno poteva aver turbato la pace

religiosa, che si conveniva a quella casa; e diede una stretta di mano

riconoscente al Francese, che entrò con lui e con donna Placidia,

nella sala terrena. Là Marta, aiutata da parecchi altri uffiziali

amici di Giuliano, finiva d'ornare la morta, già bella e vestita del

saio, e adagiata dentro la bara. Tecla accompagnava collo sguardo

l'opera della vecchia, come persona che non sa perchè sia lasciata al

mondo. Don Marco stupì di vedere a quel segno la mesta bisogna; ed uno

dei Francesi, che riconobbe appunto per quello da lui inteso il dì

innanzi, con piacevolezza domestica parlar a Giuliano; gli si fece

incontro e gli disse:

«Spero che l'amico nostro, mi scuserà d'aver fatto fare questa bara,

da due dei miei soldati....

«Ma, e di Giuliano sa nulla?---venne interrompendo Marta--Poveri noi,

va a finire che da un'ora all'altra sentiamo che anch'egli è morto...!

«Oh! no.... Marta;--rispose don Marco--i forti addolorati cercano la

solitudine....

«Come i leoni del deserto:--aggiunse il Francese. A cui don Marco:

«E il vostro Generale, ci concederà di fare i funerali?

«Anche a questo ho pensato:--rispose il Francese;--e il generale mi ha

detto che farà onorare dall'esercito, la madre di quel valente

giovane, che io gli presentai pel primo; e il trasporto sarà fatto da

quattro soldati dei nostri.

«Che Dio lo benedica!--esclamò don Marco; e poi volgendosi a donna

Placidia:--allora, troveremo qualcuno, che ci aiuti in chiesa a far

quel poco che potremo.

«Oh! per codesto basto io:--rispose donna Placidia:--solo che mi si

accompagni lassù, lasci fare a me.

«La accompagnerò io stesso;--disse il Francese: e rimasti d'accordo

con don Marco, che il corteo funebre si sarebbe mosso di là a

mezz'ora; si avviò al castello con donna Placidia, che andava innanzi

confidente e sicura, come fosse stata con suo fratello. Giunta lassù,

fece le meraviglie di vedere la chiesa non rubata, il presbiterio non

saccheggiato. Non poteva capacitarsi, che quei soldati diavoli in

carne, che pur avevano lanciato qualche motto a veder la sua gonna

passare in mezzo a loro, fossero così rispettosi; e accomodandosi con

alcuni di essi assai bene, mise a segno meglio che potè le cose del

funerale; fece scoperchiare la tomba della famiglia di Giuliano; poi

ne mandò due a dare nelle campane a morto.

Allora, giù nella casa di Giuliano, si fece folla di soldati, e di

borghigiani, tornati alla notizia dolorosa, quasi fosse stata pegno di

pace tra loro e i Francesi: e la bara partì, portata sulle spalle

poderose di quattro soldati. Seguita da don Marco, da Marta, da Tecla,

e da una processione che la più lunga non si era mai veduta; la morta,

col capo scoperto su d'un guanciale, pareva salire al trionfo verso il

castello. Al suo passaggio tacevano le clamorose brigate, si

scoprivano, e si mettevano nel corteo: e intanto le campane,

proseguivano a mandar lontani nei monti, i loro suoni lugubri, a

turbare, a commovere, a mettere in pensieri i borghigiani fuggiti, che

ignoravano per qual morto suonassero i funerali.

Ma non l'ignorava Giuliano, il quale andato errando di montagna in

montagna, riveniva per selve e burroni al mesto richiamo; e

dirigendosi a corsa verso la chiesa, giungeva che le benedizioni erano

state fatte da don Marco, la bara già calata nel sepolcro, e udiva

ancora la pietra di questo ricadere, sonando cupa, nella

incastonatura.

«Per carità, un momento!» gridò egli, fendendo colle braccia la folla;

ma arrivato a fatica dove don Marco, donna Placidia, Marta e Tecla, si

erano inginocchiati a dire l'ultime preghiere; cadde vicino al prete,

baciò la lapide e rimase con essi a pensare in silenzio.

Marta provò vedendolo un gran sollievo, il cuore di Tecla si turbò, e

don Marco e donna Placidia scambiavano tra loro sguardi pietosi.

Intanto l'uffiziale Francese che si adoperava in quei fatti, come

fosse uno della famiglia di Giuliano; faceva sgomberare la chiesa dal

popolo e dai soldati, parendogli che il raccoglimento di quelle

persone, fosse cosa da non essere vista da tanti. Indi venuto a lato

del giovane, lo toccò leggermente nella spalla e gli disse: «ora vi

prego di venir via; il vostro dolore sarà grande altrove quanto qui, e

eterno; però non deve essere noto che a chi l'intende...

«Sì--rispose Giuliano--andiamo a nasconderlo altrove.»

E a braccietto dell'uffiziale, seguito da don Marco, che accompagnava

Tecla e Marta, uscì di chiesa avviandosi giù dal colle. Donna

Placidia, non volle più staccarsi da quel suo posto, dove le pareva

che qualcuno, o lei o il pievano, avesse il dovere di stare; e li

salutò, per tornare nel presbiterio, a farvi gli onori di casa ai

Francesi, che già vi si erano posti a lor agio, senza la licenza di

lei.

Come la comitiva fu al piano, ed ebbe passato il ponte, l'uffiziale

fece segno di voler tirare innanzi verso la casa di Giuliano. Ma

questi gli disse: «amico, ho pensato.... ho deciso: accompagnatemi

ancora un tratto con queste donne, e lei don Marco, mi perdoni, ma ho

bisogno di lei sin lassù, alla cappella di San Giovanni.

«Per me ti seguo sin dove ti pare:--rispose il prete, cui parve di

indovinare il pensiero che il giovane volgeva in mente; e senz'altre

parole, si misero per una viuzza, attraverso ai vigneti dei poggi, che

sorgono baldanzosi a sinistra del borgo.

La cappelletta cui accennava Giuliano, si vede tuttavia su d'una

vetta, ombrata ora da una quercia, che per farsi gigantesca com'è in

suolo arido e magro, deve essersi nudrita dei molti Francesi e

Alemanni, caduti là intorno, la vigilia di quel dì. Perchè sin là

appunto si era stesa l'ala destra dell'esercito imperiale; là era

stato uno dei più stretti gruppi della battaglia; ma a quell'ora anche

là era scomparsa ogni traccia di lotta; e soltanto ne rimanevano i

segni nella porta della chiesuola sfondata, e negli arredi sconvolti.

«Io vi ho fatto venir qui,--disse Giuliano al Francese, che a quelle

parole parve riscotersi da un sogno, essendo venuto su pel colle,

pensando alle cose del giorno innanzi:--io vi ho fatto venir qui,

perchè mi siate testimonio, che io dinanzi a Dio e a questo mio

maestro, offro la mia vita a questa fanciulla, se essa si contenta

d'essere donna del figlio di quella santa, che l'ha tanto amata....

«Tecla, vuoi essere sposa di Giuliano?--chiese don Marco, brillando

nelle pupille d'una gioia divina, alla giovinetta rimasta lì quasi

trasfigurata. Essa chinò gli occhi e all'atto della persona e al

rossore di cui si tinse, parve rispondere: «ecco, o Giuliano, la

vostra ancella.»

Don Marco prese le mani dei due giovani, se le strinse al cuore e

disse: «Figliuoli, Gesù è morto da diciotto secoli promettendo vicino

il regno de' poveri. Se il regno de' poveri è cosa di questo mondo;

tu, o Giuliano, che hai capita la parola di Gesù, e tu Tecla che hai

visto adempiersi in te la sua promessa; ricordatevi che al mondo vi

sono molti afflitti, che ne aspettano dai felici il compimento per

tutti.

«Ed ora addio Tecla,--disse Giuliano stringendo tra le sue le mani

della giovinetta:--tu starai nella casa di nostra madre, finchè io

tornerò. Marta, voi servirete la mia sposa, come serviste mia madre:

lei don Marco, se vuol farmi un gran bene, stia con queste due

creature, finchè i tempi sieno più quieti.

«Ma e tu?--chiese don Marco con ansia.

«Io vado alla casetta, dove mia madre sperò di vivere con me qualche

tempo. Tornerò di laggiù, quando lo spirito di lei mi consiglierà a

farlo. No... no... maestro, Marta... nessuno mi contrasti con

preghiere... io debbo andare. E voi--soggiunse volgendosi al

Francese:--proteggete la mia casa, e pregate per me il generale a

proteggere il mio povero borgo.»

L'ufficiale non potè rispondere se non con uno sforzo, per far il viso

fiero; tanto per non mostrare la tenerezza, che si sentiva dentro a

quello spettacolo.

Ancora pochi detti, poche raccomandazioni, pochi sguardi

d'intelligenza tra quelle anime; poi don Marco si pigliò Tecla e Marta

una per lato; il Francese gli tenne dietro e si misero a discendere il

colle.

Giuliano li accompagnò collo sguardo giù per la china, fin che furono

giunti nell'atrio della sua casa che si vedeva di lassù assai bene.

Quando essi si volsero a cercare cogli occhi, s'egli fosse ancora

sopra quella vetta, lo videro sparire scendendo dall'altra china. Il

suo ultimo sguardo si era posato su due tetti di D...; quello di Tecla

fatta sua, e quello della chiesa parocchiale, sotto le cui volte

posava sua madre.

Le rive della Bormida nel 1794 · 第 41 / 47 题