--È mio marito (dic'ella): quanto tempo che non ne intendo la voce!
Sarà uscito di prigione, e vorrà vedere suo figliuolo. Ora vengo.
Addio, compagne; state allegre finchè io ritorni».
E così continuando il sogno, alzasi di fatto dal giaciglio, e colla
sorda voce del sonnambulo, risponde:--Vengo», e si muove realmente, e
sente abbracciarsi. A quel tocco, all'intendere una voce che le suona qual
dovette a Lazaro quatriduano sonare quella del divino amico che dal regno
dei morti lo richiamava, si sveglia anch'essa, e trovasi in braccio al suo
Francesco:--in braccio ad esso, e fra loro il fanciullo. Credeva sognare
tuttavia, moveasi, fregava gli occhi;--quella era pure la mano di lui che
le premeva il capo contro il suo volto; erano pur quelli i suoi baci: vere
lacrime sentiva scorrere infocate tra la guancia di lui e la sua.
Qual momento! Godine, infelice! godine l'ebbrezza, meritata con sì lungo
soffrire; godi un lampo che folgora attraverso la notte del tuo patire:--un
lampo.
--Zitta (le disse Francesco) e seguimi».
Nulla rispose la Margherita; gli tolse dalle braccia il fanciullo, e lo
strinse al cuore, lo coprì di baci, lo innondò di lacrime:--O madri,
voi sole sarete capaci di comprendere quell'istante. Il pargoletto non
sapeva chi così affettuoso lo baciasse, lo stringesse; ma anch'egli, per
quel ricambio che l'amore impone, prodigava i baci e le carezze. La
Margherita, premendogli il volto contro il proprio seno, tra per amore e
perchè stesse cheto, si mise sui passi del marito. Il quale, presala pel
braccio, s'atteneva ad Alpinolo, che colla labarda in una mano tentando,
coll'altra stava appigliato al carceriere; e questo, a passi lenti e
lunghi, procedeva, col corpo aggobbato quasi per occupare spazio minore,
appoggiandosi tutto sul piede posteriore, sporgendo le mani tentone, e
fermandosi ogni tratto in ascolto.
Già è varcato il primo corridojo; pas ato l'uscio, entro cui dormono
le guardie; traversato un andito oscuro, entrano nella cucina del
carceriere, il quale rabbatte dietro di sè l'imposta, e respira, come
già avesse compito il più difficile dell'impresa. Un altro usciale
metteva a un cortile:--l'aprono:--là in faccia si vede una
porticina;--cinque passi: uscir da quella, saltare il piccol fosso, e sono
in salvo. Dalla soglia tendono l'orecchio.... tutto è silenzio. Una
sentinella, sdrajata boccone sur un muricciuolo dallato, appoggiando la
fronte sulle braccia, dormiva. Macaruffo l'additò ansioso a Alpinolo; ma
questi, spunzonandolo, gli fece intendere a cenni che non era nulla; che
dormiva sodo; niente paura, non si sveglierebbe. Escono: scendono tre
gradini: la Margherita, venendo ultima con Venturino, poneva il piede sul
lastrico; la luna fendeva in quello il denso velo delle nubi, e un limpido
raggio mostrava uno all'altro i fuggitivi, e lasciava distinguere la povera
Margherita, pallida, scarna, in un trito e lacero vestire, diffuso il crine
sulle spalle mezzo scoperte, come donna che sorge allora allora dal letto,
eppure bella in tanto travagliosa negligenza.
Francesco e Alpinolo volsero uno sguardo pieno di amore, di compassione, di
venerazione sopra di essa: il bambino sollevò anch'egli il capo, e colla
manina facendo indietro i capelli che ingombravano la vista, fissò gli
occhi per veder chi fosse l'amorevole portatrice; la scôrse: la
ravvisò. Che tripudio, povero fanciulletto!--O mamma! mamma!»
esclamò con uno strillo acuto, a guisa di chi rivedesse vivo un suo
caro, che aveva pianto estinto; e le gettò le braccia al collo.
Gelarono tutti a quel grido, essa gli turò colla mano la bocca:--invano!
era tardi.
La sentinella riscossa alzò il capo, vide gente, balzò in
piedi.--Ajuto! gente! all'armi!» Non finì di urlare queste parole,
che Alpinolo, dirupatosegli addosso, in men ch'io lo dica gli ebbe spiccato
il capo di netto; poi, colla sciabola insanguinata alla mano, accennava
agli atterriti che fuggissero, campassero; egli starebbe alla porta per
impedirne l'uscita ad altri, finchè essi guadagnassero tempo.
Tutto inutile! Il grido d'all'arme era giunto agli altri soldati; da ogni
parte traevano con lance, con fiaccole, gridando, minacciando. Alpinolo,
col furibondo coraggio di una tigre che difende i suoi parti, cominciò a
menare prima la spada, poi la lancia, infine il troncone di questa, col
potere che aveva maggiore, sicchè ne stramazzò tanti quanti ne colse.
Ma arrivatogli alle spalle Sfolcada Melik, gli girò sul caschetto un
sodo colpo di mazza, che lo fece, tutto grondante del sangue suo e
dell'altrui, ruzzolare come morto ai piedi della Margherita. Li baciò
col labbro convulso Alpinolo; poi, alzando su di essa lo sguardo
ondeggiante, esclamò:--Perdonatemi».
Macaruffo in sulle prime volle mostrare d'essere accorso anch'egli allor
allora, e sguainando la coltella che teneva alla cintola, con parole fiere
rivolto ai fuggiaschi, gridava a testa:--Ah cani! indietro, o vi scanno
tutti. Di queste s'ha da farne a me? di queste?»
Ma dovette accorgersi che il ripiego non valeva, e poichè il Melik,
bestemmiando in suo tedesco e menandogli di piatto la sciabola sulle
spalle, gli diede la funesta certezza d'essere scoperto, gettato l'arma e
la fierezza, si prostrò a terra, e colle braccia aperte e sollevate
badava a strillare:--O Signore! o Vergine benedetta! pietà!
misericordia! ho moglie! ho figliuoli!»
La Margherita intanto erasi abbracciata col marito: le loro lacrime si
confondevano: i vagiti del fanciullo rompevano l'aria, ma nell'ansietà
di quel terribile istante nulla si dissero, se non che Francesco
esclamò:--O mia buona Margherita!» la parola così cara a quella
infelice già nei prosperi suoi giorni, oche egli pronunziò con un
tono da esprimere a un tempo amore, speranza, disperazione, una scusa, una
preghiera, una domanda, una risposta, un giuramento.
Tutta ne comprese la forza Margherita, e ne trasse una stilla di ineffabile
consolazione anche in quello spasimo orrendo, anche fra le urla e gli
schernevoli insulti dei soldati mascalzoni, che a forza li dividevano e li
ricacciavano nelle loro prigioni.