I fenomeni contraddittori nel genio.

A molti critici della mia teoria sulla nevrosi del genio, di cui

tentavo ricostrurre la figura classica sulla trama dell'epilessia, non

parve vero di afferrare non solo qualche eccezione, ma qualche completa

contraddizione con le linee che io ne tracciava; così il buon Galleani,

che fece notare esservi genî alti e grossi in contraddizione alla mia

affermazione della frequenza dei piccoli e magri.

L'obbiezione è vera; ma non scalza la base della teoria, fino ad

un certo punto potendo spiegarsi la diversità di forme, se non di

sostanza, del genio, per il fatto che, pur essendo sempre uguale

nell'intima struttura, presenta una differenza notevole nei fenomeni

che noi diremmo secondari.

Ma v'ha di più. Studiando i miei e i caratteri trovati nei genî,

si trova che questi presentano, in confronto all'uomo medio, i due

estremi, i due eccessi in più o in meno di sviluppo; mentre l'uomo

medio, il vero normale, è appunto tale, perchè evita ambo gli eccessi.

Osservazione questa che io devo al geniale aiuto del dott. Celesia.

1. _Statura e peso_. — Così, cominciando dalla statura, Havelock-Ellis

fece notare come prevalga nei genî, in confronto ai normali, la statura

ora piccolissima, ora grandissima, mentre nei normali prevale la

statura media; infatti, egli ebbe a trovare:

Nei normali inglesi di statura piccola 16%; Nei normali inglesi di

statura alta 16%; Nei normali inglesi di statura media 68%;

Nei genî inglesi di statura piccola 37%; Nei genî inglesi di statura

alta 41%; Nei genî inglesi di statura media 22%[61].

Così si dica per la magrezza e la grassezza. Kiernan credette fornire

una grande prova dell'assenza di degenerazione del genio, col dare

una lunga lista di genî che presentavano un eccesso di adipe, come se

la degenerazione grassa non fosse essa stessa una degenerazione. Così

egli annovera, fra gli eccessivamente adiposi, Victor Hugo, Rénan,

Sue, Maupassant, Flaubert, Gauthier, Sarcey, Janin, A. Dumas, Sainte

Beuve, Rossini, che non poteva vedere i propri piedi, tanto era grasso,

Balzac, cui tre persone con le mani unite potevano appena contornare la

cintura[62].

A nostra volta, poi, ricordiamo la ben più lunga lista dei genî

magrissimi: Erasmo, Pascal, Keplero, D'Auembert, Aristotele, Voltaire,

di cui dicevasi che il corpo non era più che un lieve, quasi

trasparente inviluppo, attraverso al quale potevasi quasi vedere

l'animo e il genio. Lammenais era un ometto quasi impercettibile;

diceva Lamartine: "È una fiammella che il soffio delle proprie

inquietudini caccia da un punto all'altro della camera".

2. _Capacità cranica_. — E così dicasi della capacità craniana e dello

sviluppo cerebrale, poichè mentre una buona parte, la maggior parte dei

genî, come Volta, Petrarca, Bodoni, Fusinieri, Kant, Cuvier, Tackeray,

Tourguenieff, ebbe capacità grandi da cmc. 1600 a 2013, e mentre, nella

media di 26 crani francesi geniali il Lebon trovò una capacità di cmc.

1532, superiore di quasi cmc. 200 e più alla media, non pochi però

ebbero scarsa capacità, come Rasori, Descartes, Foscolo, Tissot, G.

Reni, Hoffmann, Schumann, e su 12 cervelli di grandi tedeschi, studiati

da Wagner e Bischoff, 8 avevano alte e 4 bassissime capacità,, come

Bollinger 1207, Liebig 1352, ecc.

3. _Sviluppo delle circonvoluzioni_. — Mentre il maggiore sviluppo

delle circonvoluzioni e la maggior asimmetria si credettero caratteri

generali degli uomini di genio, pur qualche volta essi presentano

straordinarie atrofie, come in Bertillon, Gambetta, ecc., od anomalìe

ataviche[63], senza dire delle meningiti di Grossi, Donizetti, ecc. E

così alla bellezza della fisionomia e all'armonia delle forme craniane

celebrate come caratteri del genio (Helmoltz, Dante, Schopenhauer),

contrastano le enormi anomalìe ataviche di Nobili, Foscolo, Emery,

Mind, Skoda, che arrivano fino all'aspetto cretinoso.

4. _Filoneismo, ecc_. — Al grande filoneismo, che è il carattere

più generale e che è la base del genio creativo, si contrappone il

frequente misoneismo, che ne fa i più terribili ostacoli ai progressi

nuovi, sorti nel loro tempo; Napoleone che respinse il vapore,

Richelieu che ne mandò all'ospedale dei pazzi il primo inventore,

Bacone che irrise a Copernico, Galileo che, dopo avere scoperto il

peso dell'aria, negava la teoria della pressione della colonna di aria

sui liquidi, Laplace che nega i metereoliti, Voltaire che non crede

ai fossili, Darwin e Wundt che irridono all'ipnotismo come Virchow che

irride alle immunizzazioni dei sieri, al darwinismo e all'antropologia

criminale.

5. _Sensibilità ed equazione personale_. — Più importanti ancora per la

nostra questione sono i fenomeni ora di anestesia, ora di iperestesìa

e, sopratutto, di ritardo o di celerità eccessiva nell'equazione

personale. Mentre otto sopra undici dei genî da me studiati[64] hanno

un'equazione molto più lenta della media, uno solo rappresentava

una cifra media, e due diedero un _minimum_ del tempo di equazione

personale ad attenzione ordinaria. E mentre, sopratutto in nove

artisti, sotto il comando di massima attenzione si ebbe una notevole

diminuzione, che però non scendeva sotto alla media, in quattro biologi

questa diminuzione non si notò; e, mentre uno diede brevi esponenti

dell'oscillazione individuale, gli altri otto, specialmente artisti,

diedero un coefficiente fin doppio e più del primo. Nei quali pure il

suggerimento di massima attenzione provocò una diminuzione notevole,

quasi della metà. Ma questo coefficiente, sotto il suggerimento della

massima attenzione, mentre nei biologi non si abbrevia che di pochi

millesimi di secondi, da 3 a 4, negli artisti varia quasi del doppio,

30 a 16, 24 a 15, e ciò per la vista. Quanto all'udito, l'equazione

personale presenta la massima brevità in tre, ma molto scarsa in sei.

L'esponente oscillatorio fu minimo in quattro, massimo in sette, i

quali erano dunque più pronti a rispondere a un eccitamento acustico

che al visivo, e assolutamente e relativamente ai biologi.

Anche l'acuità visiva si trovò in alcuni superiore, in altri assai

inferiore. Il tatto, o normale o più acuto del normale, in cinque su

dodici, apparve più ottuso in sette.

Importantissimo sarebbe il contrasto tra i visivi o i tipi

intellettuali auditivi, che, secondo Saint-Paul, sarebbero

infinitamente superiori, come 72 a 12; ma e' non mi pare abbastanza

chiarito. Meglio lo chiarirono recentemente Patrizi e Cesarmi, che,

su ottanta studenti di Modena che si avvicinano ai tipi almeno degli

studiosi, trovarono i tipi acustici più frequenti del doppio dei

visivi, 75% in confronto a 33, e gli indifferenti 1,3, aggiungendo

l'osservazione curiosa che gli acustici provocano nello studio

sfigmografico reazioni più pronte e più dolorose. E chi non vede che

qui abbiamo fino ad un certo punto la ragione del sorgere dei grandi

maestri musicali, anch'essi precocissimi, quasi fin dalla nascita?

Nuovi studii sul genio vol. II (Origine e natura dei genii) · 第 23 / 55 题