Ancora delle impressioni tardive ed altre cause.
1. Quest'influenza, che si svolge più specialmente nella pubertà,
perchè trova la genialità nello stato nascente, può trascinarvelo anche
più tardi, con molta minore frequenza però, quando sorgano circostanze
che rendano più fecondo il contatto, o quando la coincidenza della
predisposizione e quella dello stimolo, dello _shock_ siano simultanee.
Si capisce, per esempio, che le gravi crisi della vita, la guarigione
o l'inizio di una tifoide, di una intossicazione, specialmente di una
malattia cerebrale, infiacchendo da un lato l'organismo, dall'altro
provocando strane eccitazioni sensorie, rendano un uomo più sensibile
ad una data impressione, così che questa vi influisca per tutto il
resto della vita, tanto quanto come nella pubertà.
Io ho notato nell'_Uomo di genio_ che Sylvester sciolse un problema
matematico sotto la febbre di insolazione come Cardano sotto una febbre
terzana.
2. In altri la genialità creatrice è in uno stato latente di
eccitabilità, in cui si ripete per tutta la vita lo stadio creatore
dell'età pubere.
Così ogni circostanza nuova della vita di Franklin fu accompagnata da
una scoperta nei rami più disparati dello scibile. Operaio povero,
avendo freddo nella bottega, inventò la "stufa Franklin"; in mare,
misurando le temperature dell'acqua, scoprì la "teoria del Gulfstream";
segretario comunale, vedendo una donna spazzar la via, concepì l'idea
di organizzare la pulizia municipale; vedendo funzionare per la prima
volta una macchina elettrica, intuì l'origine del fulmine e scoprì il
parafulmine.
Palissy racconta che a 25 anni vide una coppa così smagliante,
così bella, che gli venne nel pensiero di fare gli smalti, malgrado
non avesse conoscenza nè di terre argillose, nè di ceramiche, e si
mise a disfare vasi di terra, a sminuzzarli; anche l'idea dei suoi
celebri giardini gli venne sentendo da lungi certe vergini cantare il
trentaquattresimo salmo, e subito gli venne in mente di dipingere in
un quadro i paesaggi che il poeta vi evoca, ma poi, pensando che non
sarebbe stata opera duratura, volle costrurre un giardino come l'aveva
dipinto il profeta.
Victor Hugo concepì l'idea[29] del poema: _Les orientales_, che è il
primo suo grande lavoro ed è tutto smagliante di luce, alla vista d'un
tramonto d'estate. Intendiamoci bene però: l'idea germogliava già nella
mente; ma quello stimolo, di cui il cervello abbisognava per produrre
il capolavoro, gli venne di là; e quando lo componeva, andava ogni sera
nei dintorni di Parigi a veder calare il sole e sentirne gli effetti.
3. Altre volte, invece (il caso è però rarissimo), a uomini mediocri, o
quasi, si presenta una circostanza così importante, che li spinge alla
scoperta anche senza il genio e senza l'emozione; e questo in ogni età
della vita.
I due fratelli Mellius, olandesi, nel decimosesto secolo studiano
medicina e matematica l'uno, la fabbricazione degli occhiali l'altro:
un giorno, mentre Giacomo col fratello Adriano beveva ad una brocca
di birra, vide battere attraverso a questa il martello sulla campana
della chiesa. "È impossibile! — rispose Adriano; — di qui appena si
può vedere il campanile". Allora si accorsero che, aggiungendo un vetro
concavo ad uno convesso, si otteneva di poter avvicinare le distanze; e
così inventarono il cannocchiale.
Schenefelder, figlio di un comico, cantante, copista e drammaturgo, a
21 anni, tornando nella sua soffitta con una pietra da rasoio involta
entro un foglio di carta bagnato insieme a una contromarca carica
d'inchiostro, vede il mattino dopo l'impronta di quella contromarca
riprodotta sulla carta, e scopre così la litografia.
4. Meglio, ripeterò, ciò avviene se alle circostanze straordinarie si
aggiunge un'influenza emotiva,
L'origine emotiva e insieme sensoria dell'estro è illustrata da
Renda[30] con questo esempio efficacissimo: "Un inventore geniale,
ricco delle note psichiatriche che la Scuola antropologica trova
in ogni genio, affetto di nevrosi ereditaria, confessavagli che
gli stimoli a costrurre due meccanismi telegrafici, adottati ormai
nella pratica, furono per uno un senso di fastidio prodottogli dal
rumorìo di un trasmissore, per l'altro un senso di irritazione contro
l'inadattabilità delle sue dita a una tastiera; quelli gli davano
un confuso senso di difetto, che, rimasto un certo tempo latente,
produceva poi spontaneamente un piano che era l'idea complessiva
dell'invenzione, la quale, solo più tardi, assumeva forma tecnica e
matematica per una secondaria integrazione della sua intelligenza e
coltura".
E ciò conferma or ora Mach con osservazioni su altri e su sè stesso[31].