Influenza della pubertà.
Ora, chi analizzi le biografie dei grandi uomini, di cui si conosce
la prima giovinezza, trova la causa predominante della loro speciale
genialità nell'immensa influenza che viene dal combinarsi di una data
fortissima impressione sensoria, di una data forte emozione, consona,
ben inteso, alle tendenze organiche e al grande sviluppo mentale
dell'individuo geniale col momento vicino alla pubertà, in cui il
genio, essendo in istato nascente e per ciò più soggetto agli stati
emotivi, ha la maggiore tendenza a fissarsi per sempre in una più che
in altra direzione,
E qui le prove sovrabbondano.
Così, per esempio, di Segantini bimbo, seppellito in un riformatorio,
i superiori, nella loro sapienza burocratica, volevano fare un
calzolaio; fortunatamente, egli fugge dai suoi singolari patroni
nella nativa montagna, dove, pastore, ritrae inconscio, e senza darvi
alcuna importanza, montoni e casolari; ma quando a 12 anni vede morire
una bambina e sente la madre straziarsi per non poterne conservare
l'immagine, egli si sente ispirato a farne il ritratto e da quel giorno
diventa il grande Segantini. Il combinarsi di una forte impressione
morale e fisica nell'esordire della pubertà in un ingegno visuale così
poderoso ha fatto di lui un pittore geniale.
Così Proudhon era un povero figlio di un boscaiolo; il curato gli aveva
insegnato un po' di latino e i Benedettini di Cluny qualche po' di
disegno: a 14 anni, mentre egli tentava di copiare da sè alcuni brutti
quadri del convento, fabbricandosi i colori col succo delle piante e
i pennelli coi crini di un mulo, fu avvertito da un frate che con quei
suoi strani mezzi a nulla sarebbe riuscito, perchè quei quadri erano ad
olio: bastò ciò perchè egli ritrovasse da sè la pittura ad olio, come
Pascal trovò la geometria.
Stuart Mill è a 12 anni così colpito dallo studio della _Storia
dell'India_ del padre suo, che da quel giorno data la sua genialità.
Arago, figlio di un avvocato, precoce nel leggere la musica, si
occupava di autori classici; la passione per le matematiche gli sorse
tutta a un tratto nel sentire da un ufficiale del genio com'egli fosse
giunto rapidamente al suo grado, uscendo dalla Scuola politecnica,
dove si studiava matematica. Abbandona allora Corneille per darsi alle
matematiche, che studia da sè, e a 16 anni era pronto per l'esame al
Politecnico.
Tommaso Joung, precoce sì che a due anni leggeva e a cinque aveva
imparato un gran numero di poemi inglesi e latini che recitava a mente,
vede a otto anni presso un agrimensore gli strumenti per misurare le
distanze e l'elevazione dei corpi lontani: tosto si mette a studiare
un trattato di matematica per capire la struttura di siffatti arnesi:
e finisce a costrursi da sè un microscopio per studiare la meccanica e
imparare il calcolo differenziale[12].
Galileo, fino al 17º anno, non aveva fatta alcuna rilevante scoperta:
si sentiva, sì, inclinato alle scienze esatte, e per ciò aborriva
le inesattezze dei metafisici e dei medici di quell'epoca; fu solo
quando, al 18º anno, il terzo dei suoi studi in medicina, egli vide
nella chiesa maggiore di Pisa una lampada, mossa dal vento, percorrere
lo spazio in tempo uguale, che pensò subito ad uno stromento — il
pendolo — per studiare l'isocronismo del tempo e stabilire con grafiche
e precise leggi la maggiore o minore velocità del polso; e da questo
passò agli altri studi fisici.
Lioy, nel _Primo passo_ di Martini, confessa che aveva 8 anni quando,
essendogli nato un fratellino, fu chiuso in una biblioteca, perchè non
disturbasse la madre, e gli fu dato a leggere un volume di Buffon. Fu
questo la scintilla del suo ingegno: "Mi par di vedere ancora — egli
scriveva — quegli uccelli; io li sognava tutta la notte; il mio grado
di aiutante naturalista era raggiunto".
Di Poisson[13] i parenti volevano fare un chirurgo-flebotomo e lo
affidarono ad uno zio, che pretendeva educarvelo, facendogli pungere
con la lancetta le venature delle foglie dei cavoli; ma egli sbagliava
sempre: quando un giorno, fra gli 8 o 9 anni, trova un programma della
Scuola politecnica e sente che può sciogliere e scioglie immediatamente
alcuni di quei quesiti; la sua carriera era trovata.
Lafontaine era figlio di un burocratico e scribacchiava versi di poca
importanza, quando gli cadde sotto mano la bella ode di Malherbe sulla
morte di Enrico IV. Allora comprese di essere poeta e lo fu.
Gianni (_Biografia universale_) divenne poeta quando lesse l'Ariosto;
egli allora, poco più in là dell'età della pubertà, improvvisò versi
prima ancora di aver imparata l'arte di comporli.
Lagrange non aveva grandi attitudini per gli studi: il suo genio si
rivelò al secondo anno di liceo quando lesse uno scritto di Halle;
gettò giù allora il suo _Primo saggio sul metodo delle variazioni_.
Rusckin, dall'aver veduto a 15 anni, una sera d'estate del 1833,
da un elevato giardino di Sciaffusa, come confessa nel suo volume
del _Præterita_, gl'illimitati, alti, affilati contorni delle Alpi
disegnarsi sul cielo rosso, ebbe l'ispirazione di quella nuova estetica
che sviluppava più tardi.
In questi casi non è che la sensazione abbia provocato il genio,
ma fu l'occasione, perchè si rivelasse e s'incanalasse in un dato
indirizzo; essa ha determinato, insomma, un individuo, predispostovi
organicamente, a rivolgersi, a salpare per quella mèta, d'onde le
circostanze, l'educazione, ecc., tendevano forse a deviarlo.
Così Darwin, come dicemmo, era predisposto alle grandi sintesi
naturalistiche dall'eredità atavica, essendo parecchi dei suoi
avi indirizzati verso la stessa sua strada, e l'ingegno suo già
precocemente se ne era rivelato, fino a un certo punto, con l'idea
di ottenere piante colorate; ma, come egli confessava[14], tutta
l'educazione ch'egli ricevette non influì per nulla nei suoi studi:
il punto di partenza della sua grande creazione fu il _Viaggio
della Bearle_, e l'intenso desiderio di far questo viaggio gii venne
dall'aver avuto fra le mani, nel tempo della pubertà, un libro sul
_Viaggio intorno al mondo_.
Sir William Herschell non era che un suonatore ambulante, d'ingegno,
che imparò malamente da sè lingue e matematica; l'aver veduto, a ventun
anni, con un telescopio, il campo dei cieli, lo colpì così da indurlo a
fabbricarsene uno egli stesso e studiare la lega dei metalli che meglio
riflettesse la luce, sicchè a 30 anni ne aveva costrutto uno grande di
sua mano.
Lalande, allievo dei gesuiti, componeva a 10 anni drammi e romanzi,
ed aspirava a divenire un eloquente avvocato; ma quando un astronomo
gli fece osservare la grande ecclissi del 1748, egli a 16 anni sentì
scoppiarsi la passione dell'astronomia, dove divenne sì celebre.
Boerhave era destinato al culto e ne aveva presa la laurea: un'ulcera
della mano, che lo tormentava a nove anni, gli fece sviluppare la
passione per la medicina.
Tutti costoro, Lalande, Lagrange, Joung in ispecie, fino al momento
in cui un accidente mise loro nelle mani gl'istrumenti o i libri di
geometria, erano o si credevano appassionati pei classici, mentre
Gianni da bustaio diventò poeta leggendo l'Ariosto.
In altri genî, però, l'immenso effetto che lascia a lungo dietro sè
la prima emozione, dimostra che si tratta di una vera trasformazione
operata da quella data impressione sensoria ed emotiva nell'epoca della
pubertà, poichè essi dichiarano come senza quella non sarebbero stati
tratti alla nuova carriera.
Così Guerrazzi scrive di sè: "Convien notare certo avvenimento, il
quale può considerarsi come epoca del mio cervello. Volle il destino
che in quel tempo (aveva 12 anni) mi capitasse in mano l'Ariosto. Uno
spirito nato a trasalire per le vibrazioni del bello come le corde
dell'arpa, costretto fino allora fra le esose spire grammaticali e
fratesche, all'improvviso si immerge nelle gioie dell'Ariosto. Ogni
uomo desidera il paradiso a modo suo; per me il paradiso è l'anima di
quel tempo, è messer Ludovico. Desinavo coll'_Orlando_ accanto al pane,
cenavo egualmente e il padre doveva spegnermi il lume per mandarmi a
letto. Cosa io valga non so; questo vedranno i posteri; ma se qualche
cosa valgo, lo devo all'Ariosto"[15].
Qui si vede chiaramente espressa la portata dinamogeno-emotiva di una
data impressione su un uomo geniale nell'epoca della pubertà, malgrado
l'educazione lo abbia disposto in senso contrario a quelle che erano le
sue vere tendenze.
Un analogo esempio ci è offerto da Galileo, che l'educazione spingeva
agii studi classici, o di medicina teorica, o di musica (Vedi sopra), e
fu spinto dalla vista del dondolamento d'una lampada sospesa ad ideare
il pendolo, e agli studi di matematica e di astronomia, tanto più se
si pensi che applicazioni sempre nuove del pendolo ritornano alla sua
mente in quasi tutte le epoche della sua vita, fin presso alla morte:
quando studia medicina, nel 1583, lo applica alla misura del polso;
appena iniziatosi agli studi astronomici, lo adatta alla misura delle
stelle e del tempo, come si vede da una sua lettera del 1657 a Reagli;
e, infine, quando, già cieco, nel 1641, è vicino a morte, pensa —
scrive Viviani al Duca — che quel suo misuratore del tempo sarebbesi
potuto applicare agli orologi; e fu solo la cecità, rendendone informi
i disegni, poi la morte che impedirono a lui di completare così l'opera
iniziata a 17 anni nel duomo pisano[16].