CAPITOLO IV.

Vantaggi della libertà.

Ed è perciò che solo nei paesi più liberi vegeta rigogliosa la

genialità. Io l'ho dimostrato graficamente nell'_Uomo di genio_ col

parallelo tra i dipartimenti più liberali nelle elezioni di Francia e

i dipartimenti più ricchi di genî, come il Varo, la Senna, il Rodano,

la Saona e Marna, la Meurthe, la Vandea, il Morbihan; mentre i Bassi

ed Alti Pirenei, il Gers, la Dordogna, il Lot — reazionari — danno

pochissimi genî. È così grande e completa questa analogia, che spesso

maschera e confonde quella della razza, della densità, della ricchezza,

ecc.

Ginevra, che nel 1500 era detta la città dei malcontenti, certo era

la più geniale della Svizzera, e così dicasi di Atene, la quale, nel

più fiorente periodo della sua libertà o, meglio, anarchia, giunse a

contare 56 grandi poeti, 21 oratori, 12 storici e letterati, 14 tra

filosofi e scienziati e 2 sommi legislatori, come Dracone e Solone,

mentre Sparta oligarca ebbe poche o punto rivoluzioni, ma pochissimi

ingegni famosi (non più di sei, secondo lo Schoell); — la lotta per la

libertà in Olanda, in un'epoca in cui il senso della libertà era quasi

sconosciuto in Europa, ci spiega come questo popolo abbia dato, appunto

allora, un così grande numero di genî politici e artistici.

Fu sopratutto grazie al lungo periodo di libertà — 700 e più anni

—, periodo superiore a quello goduto da tutti i popoli d'Europa, che

Venezia riuscì a superare tutti gli altri in grandezza politica, come

ho dimostrato nel _Perchè fu grande Venezia?_[9]; e così Firenze e

Roma diedero i loro più grandi genî nell'epoca della loro maggiore

libertà, anzi dell'anarchia. E qui ricordo di nuovo come debba sfatarsi

l'idea che all'aristocrazia chiusa di Venezia negli ultimi secoli fa

merito della sua grandezza; così come quell'altra, pure erronea, che

attribuisce la ricchezza in Roma ed Atene ad Augusto o a Pericle. Tale

ricchezza, formatasi durante i periodi di libertà anche eccessiva, non

avendo avuto tempo di scomparire nelle prime epoche della tirannide, si

volle attribuire a questa invece che a quella; ma la tirannide non fece

che accogliere gli ultimi frutti della libertà per vantarsene e per

disperderli.

Tacito lo nota pei genî romani: "Postquam bellatum apud Actium atque

omnem potentiam ad unum conferri paci interfuit magna _illa ingenia

cessere_"; come altrettanto affermava Leonardo Bruni per Firenze nella

_Laudatio urbis Florentinæ_ (Livorno, 1789, pag. 16) contro la leggenda

che ne attribuisce la grandezza al mecenatismo mediceo.

E ciò ben si comprende perchè il governo di molti, anche se troppo

libero, mette in opera tutti gli ingegni e ne accoglie le nuove idee;

mentre la tirannide, nemica, fin dal tempo dei Tarquinî, di ogni

elevatezza individuale, tenta sopprimerla e soffocarne ad ogni modo i

conati; e quindi è più facile che giovi allo sviluppo dell'arte e della

politica una libertà anche sfrenata che non un governo dispotico, sia

pure inspirato da un uomo di genio.

Chi può paragonare la produzione letteraria ed artistica sorta a Parigi

sotto Napoleone con quella della grande epoca fiorentina e ateniese?

Ed ecco spiegato anche, così in gran parte, quel fenomeno, che sarà

rimasto difficile a comprendersi, della grandezza fiorentina in

confronto a quella di Napoli e di Palermo, dove poche opere grandiose

d'arte lasciarono traccia di sè e dove la somma dei genî non raggiunse

il livello toscano; eppure non mancò nè all'una, ne all'altra il clima

favorevole di mite temperatura, di collina e mare che io ho dimostrato

essere il più opportuno pel genio; nè vi mancò l'innesto etnico, nè

la razza intelligente, etrusca negli uni, grecolatina negli altri, con

mistione di Normanni, ecc.

La genialità è un carattere dell'evoluzione e della libertà, e ne è

un indizio; e non tanto perchè essa ne sia originata, ma perchè solo

l'evoluzione e la libertà servono a metterla in onore e diffonderla.

Carlyle, negli _Eroi_, scrisse che il miglior indice della coltura

d'un'epoca è il modo con cui essa accolse i suoi genî.

È perciò assai probabile che di genî ne siano sorti o ne sorgano in

tutti i tempi e in tutti i paesi; ma non sopravvivono, perchè non

sono compresi, che dove il fermento di libertà renda loro meno aspra

la strada, domando l'odio del nuovo che tende sempre a soffocarli nel

nascere; e così nel Nord d'America Whiteman, Longfellow, Edison sono

dappertutto acclamati, e in Italia, dove la libertà è inceppata da ogni

parte, i veri genî trovano, sì, copia di onori e monumenti, ma... dopo

la morte.

Per comprendere meglio quest'influenza, basti l'esempio delle sventure

di Galilei per una semplice teoria astronomica, che non intralciava, nè

offendeva interessi mondani.

Nei paesi poco liberi l'odio del nuovo trova naturali alleati nei

reggitori, e quindi è irremissibilmente soffocato e punito.

Io ne vedo, fino ad un certo punto, una prova nella sorte della nuova

Scuola penale da me iniziata e che trova, per esempio, in America ed in

Svizzera, Olanda e in Svezia un pubblico favorevole che la propugna,

mentre è irremissibilmente respinta da ogni cattedra, come da ogni

ufficio, come da ogni progetto di legge nei paesi come l'Italia, in cui

il popolo è ancora schiavo dei vecchi e vieti pregiudizi e governato

semi-asiaticamente.

E quest'azione negativa è così grande, che fa credere ad un'azione

diretta dell'ambiente favorevole al genio.

Si vede, dunque, che le condizioni ereditarie e d'ambiente, su cui più

si faceva assegnamento per l'origine delle varietà geniali, o mancano,

o sono contraddittorie.

_Memoria visiva, tipo immaginativo, ecc_. — Basterà egli a determinarle

la particolare tempra dell'organismo geniale, secondo che vi

predomini, cioè, la memoria visiva o l'acustica, secondo che sia più

viva la fantasia, più rapida che precisa la percezione e viceversa;

fatti questi che noi abbiamo potuto fissare nel genio[10], con lo

studio della grafologia, nella scrittura così nitida e calma, quasi

a stampatello, nei chimici e nei matematici, così aggrovigliata e

precipitosa in quelli in cui predomina la fantasia.

E qui giova l'osservazione sperimentale di Binet e Lecler[11] che in

ogni gruppo d'uomini vi ha il tipo immaginativo — poeta — e quella di

osservazione minuta, arida, ma precisa; il che dividerebbe nettamente

la scienza dall'arte.

Sì, queste condizioni hanno un'enorme influenza sulla direzione

generale del genio, ma più ancora sul colorito, sull'aspetto delle

sue opere. Così lo smagliante stile di Victor Hugo si deve certo al

predominio eccessivo dei centri visivi, all'esser egli un visivo per

eccellenza, lui che si ispira nei primi versi de _Les orientales_

ai tramonti di Parigi; e così dicasi degli abbaglianti, luminosi

quadri del Segantini, che, a quattro anni, cadendo in un fiume, non

resta colpito che dal bagliore dell'acqua e dalla ruota del mulino;

come il predominio dei centri olfattivi entra nelle opere di Zola

per molta parte, come il predominio dei centri acustici che fan

discernere ad Helmoltz i toni musicali nella cascata del Niagara,

dev'essere entrato per molto nella scelta e nella condotta delle sue

ricerche tanto originali d'acustica, elevata da lui a nuova scienza.

Ma oltre che vi sono genî, come il Leopardi, in cui l'ottusità e la

depressione nei centri visivi, olfattivi, ecc., non solo non impedirono

di dare, ma anzi, dando insueto predominio ai centri chenestetici,

impressero alle opere loro quel singolare colorito che ci strappa

una così nuova ed universale commozione come quando ammiriamo i

quadri dei notturni Norvegesi, bisogna pur aggiugnere che il campo

della genialità è troppo vasto e insieme troppo suddiviso, perchè vi

predomini solamente quell'influenza. Date pure una parte d'influenza,

e grande, all'essere uno visivo piuttostochè auditivo; ma se un visivo

può divenire scultore, come poeta, o istologo, o statista, o magari

calcolatore-prodigio, che vede allineate nella mente le cifre da

calcolare, questo predominio non basta da solo a determinare la scelta

della varietà geniale.

Di più: dato un genio matematico puro (e spesso, come vedemmo sopra,

il grande matematico è anche un forte musico), egli ha sempre da

scegliere fra la fisica, la chimica, la zoologia, ecc., mentre il genio

immaginativo può scegliere fra poesia, musica, pittura, ecc.

Per ciò, pur tenendo conto di queste varie attitudini come di una causa

predisponente grandissima della varietà geniale, dobbiamo studiare di

trovarne ancora quella che ne è la causa più specifica, più diretta.

Nuovi studii sul genio vol. II (Origine e natura dei genii) · 第 11 / 55 题