Vantaggi della libertà.
Ed è perciò che solo nei paesi più liberi vegeta rigogliosa la
genialità. Io l'ho dimostrato graficamente nell'_Uomo di genio_ col
parallelo tra i dipartimenti più liberali nelle elezioni di Francia e
i dipartimenti più ricchi di genî, come il Varo, la Senna, il Rodano,
la Saona e Marna, la Meurthe, la Vandea, il Morbihan; mentre i Bassi
ed Alti Pirenei, il Gers, la Dordogna, il Lot — reazionari — danno
pochissimi genî. È così grande e completa questa analogia, che spesso
maschera e confonde quella della razza, della densità, della ricchezza,
ecc.
Ginevra, che nel 1500 era detta la città dei malcontenti, certo era
la più geniale della Svizzera, e così dicasi di Atene, la quale, nel
più fiorente periodo della sua libertà o, meglio, anarchia, giunse a
contare 56 grandi poeti, 21 oratori, 12 storici e letterati, 14 tra
filosofi e scienziati e 2 sommi legislatori, come Dracone e Solone,
mentre Sparta oligarca ebbe poche o punto rivoluzioni, ma pochissimi
ingegni famosi (non più di sei, secondo lo Schoell); — la lotta per la
libertà in Olanda, in un'epoca in cui il senso della libertà era quasi
sconosciuto in Europa, ci spiega come questo popolo abbia dato, appunto
allora, un così grande numero di genî politici e artistici.
Fu sopratutto grazie al lungo periodo di libertà — 700 e più anni
—, periodo superiore a quello goduto da tutti i popoli d'Europa, che
Venezia riuscì a superare tutti gli altri in grandezza politica, come
ho dimostrato nel _Perchè fu grande Venezia?_[9]; e così Firenze e
Roma diedero i loro più grandi genî nell'epoca della loro maggiore
libertà, anzi dell'anarchia. E qui ricordo di nuovo come debba sfatarsi
l'idea che all'aristocrazia chiusa di Venezia negli ultimi secoli fa
merito della sua grandezza; così come quell'altra, pure erronea, che
attribuisce la ricchezza in Roma ed Atene ad Augusto o a Pericle. Tale
ricchezza, formatasi durante i periodi di libertà anche eccessiva, non
avendo avuto tempo di scomparire nelle prime epoche della tirannide, si
volle attribuire a questa invece che a quella; ma la tirannide non fece
che accogliere gli ultimi frutti della libertà per vantarsene e per
disperderli.
Tacito lo nota pei genî romani: "Postquam bellatum apud Actium atque
omnem potentiam ad unum conferri paci interfuit magna _illa ingenia
cessere_"; come altrettanto affermava Leonardo Bruni per Firenze nella
_Laudatio urbis Florentinæ_ (Livorno, 1789, pag. 16) contro la leggenda
che ne attribuisce la grandezza al mecenatismo mediceo.
E ciò ben si comprende perchè il governo di molti, anche se troppo
libero, mette in opera tutti gli ingegni e ne accoglie le nuove idee;
mentre la tirannide, nemica, fin dal tempo dei Tarquinî, di ogni
elevatezza individuale, tenta sopprimerla e soffocarne ad ogni modo i
conati; e quindi è più facile che giovi allo sviluppo dell'arte e della
politica una libertà anche sfrenata che non un governo dispotico, sia
pure inspirato da un uomo di genio.
Chi può paragonare la produzione letteraria ed artistica sorta a Parigi
sotto Napoleone con quella della grande epoca fiorentina e ateniese?
Ed ecco spiegato anche, così in gran parte, quel fenomeno, che sarà
rimasto difficile a comprendersi, della grandezza fiorentina in
confronto a quella di Napoli e di Palermo, dove poche opere grandiose
d'arte lasciarono traccia di sè e dove la somma dei genî non raggiunse
il livello toscano; eppure non mancò nè all'una, ne all'altra il clima
favorevole di mite temperatura, di collina e mare che io ho dimostrato
essere il più opportuno pel genio; nè vi mancò l'innesto etnico, nè
la razza intelligente, etrusca negli uni, grecolatina negli altri, con
mistione di Normanni, ecc.
La genialità è un carattere dell'evoluzione e della libertà, e ne è
un indizio; e non tanto perchè essa ne sia originata, ma perchè solo
l'evoluzione e la libertà servono a metterla in onore e diffonderla.
Carlyle, negli _Eroi_, scrisse che il miglior indice della coltura
d'un'epoca è il modo con cui essa accolse i suoi genî.
È perciò assai probabile che di genî ne siano sorti o ne sorgano in
tutti i tempi e in tutti i paesi; ma non sopravvivono, perchè non
sono compresi, che dove il fermento di libertà renda loro meno aspra
la strada, domando l'odio del nuovo che tende sempre a soffocarli nel
nascere; e così nel Nord d'America Whiteman, Longfellow, Edison sono
dappertutto acclamati, e in Italia, dove la libertà è inceppata da ogni
parte, i veri genî trovano, sì, copia di onori e monumenti, ma... dopo
la morte.
Per comprendere meglio quest'influenza, basti l'esempio delle sventure
di Galilei per una semplice teoria astronomica, che non intralciava, nè
offendeva interessi mondani.
Nei paesi poco liberi l'odio del nuovo trova naturali alleati nei
reggitori, e quindi è irremissibilmente soffocato e punito.
Io ne vedo, fino ad un certo punto, una prova nella sorte della nuova
Scuola penale da me iniziata e che trova, per esempio, in America ed in
Svizzera, Olanda e in Svezia un pubblico favorevole che la propugna,
mentre è irremissibilmente respinta da ogni cattedra, come da ogni
ufficio, come da ogni progetto di legge nei paesi come l'Italia, in cui
il popolo è ancora schiavo dei vecchi e vieti pregiudizi e governato
semi-asiaticamente.
E quest'azione negativa è così grande, che fa credere ad un'azione
diretta dell'ambiente favorevole al genio.
Si vede, dunque, che le condizioni ereditarie e d'ambiente, su cui più
si faceva assegnamento per l'origine delle varietà geniali, o mancano,
o sono contraddittorie.
_Memoria visiva, tipo immaginativo, ecc_. — Basterà egli a determinarle
la particolare tempra dell'organismo geniale, secondo che vi
predomini, cioè, la memoria visiva o l'acustica, secondo che sia più
viva la fantasia, più rapida che precisa la percezione e viceversa;
fatti questi che noi abbiamo potuto fissare nel genio[10], con lo
studio della grafologia, nella scrittura così nitida e calma, quasi
a stampatello, nei chimici e nei matematici, così aggrovigliata e
precipitosa in quelli in cui predomina la fantasia.
E qui giova l'osservazione sperimentale di Binet e Lecler[11] che in
ogni gruppo d'uomini vi ha il tipo immaginativo — poeta — e quella di
osservazione minuta, arida, ma precisa; il che dividerebbe nettamente
la scienza dall'arte.
Sì, queste condizioni hanno un'enorme influenza sulla direzione
generale del genio, ma più ancora sul colorito, sull'aspetto delle
sue opere. Così lo smagliante stile di Victor Hugo si deve certo al
predominio eccessivo dei centri visivi, all'esser egli un visivo per
eccellenza, lui che si ispira nei primi versi de _Les orientales_
ai tramonti di Parigi; e così dicasi degli abbaglianti, luminosi
quadri del Segantini, che, a quattro anni, cadendo in un fiume, non
resta colpito che dal bagliore dell'acqua e dalla ruota del mulino;
come il predominio dei centri olfattivi entra nelle opere di Zola
per molta parte, come il predominio dei centri acustici che fan
discernere ad Helmoltz i toni musicali nella cascata del Niagara,
dev'essere entrato per molto nella scelta e nella condotta delle sue
ricerche tanto originali d'acustica, elevata da lui a nuova scienza.
Ma oltre che vi sono genî, come il Leopardi, in cui l'ottusità e la
depressione nei centri visivi, olfattivi, ecc., non solo non impedirono
di dare, ma anzi, dando insueto predominio ai centri chenestetici,
impressero alle opere loro quel singolare colorito che ci strappa
una così nuova ed universale commozione come quando ammiriamo i
quadri dei notturni Norvegesi, bisogna pur aggiugnere che il campo
della genialità è troppo vasto e insieme troppo suddiviso, perchè vi
predomini solamente quell'influenza. Date pure una parte d'influenza,
e grande, all'essere uno visivo piuttostochè auditivo; ma se un visivo
può divenire scultore, come poeta, o istologo, o statista, o magari
calcolatore-prodigio, che vede allineate nella mente le cifre da
calcolare, questo predominio non basta da solo a determinare la scelta
della varietà geniale.
Di più: dato un genio matematico puro (e spesso, come vedemmo sopra,
il grande matematico è anche un forte musico), egli ha sempre da
scegliere fra la fisica, la chimica, la zoologia, ecc., mentre il genio
immaginativo può scegliere fra poesia, musica, pittura, ecc.
Per ciò, pur tenendo conto di queste varie attitudini come di una causa
predisponente grandissima della varietà geniale, dobbiamo studiare di
trovarne ancora quella che ne è la causa più specifica, più diretta.