Il padre si tira dietro tutto il paese;
asciuga lo stagno,
e i due giovani trova
insieme abbracciati,
su la rena gialla prostesi;
ambedue nel volto sereni,
talché vivi parevano.
Il re allora si pente;
nella seta gli avvolge,
in chiesa li fa portare,
e in due casse li mette,
casse belle da imperatore,
sopravi lettere latine:
e lui ha murato
presso l'altare ad oriente,
lei nell'atrio a occidente.
E dalla tomba di lui è uscito, o fratello,[50]
un abete verde coperto d'ellera,
che pende su la chiesa;
e da quella di lei una piccola vite
fiorita pieghevole,
che dall'alba alla sera
alla chiesa si è abbarbicata
e con l'abete confusa.
Tuona, o Signore, e fulmina;
tuona su chi tronca a mezzo
il dolce e fervido amore
d'un giovine e d'una fanciulla.
Alle piante cresciute su la sepoltura di amanti infelici, una canzone
italo-albanese (_La ballata di Angelina_) attribuisce virtú miracolosa:
“Andò a nascere un cipresso--là dove sepolto era il garzone;--e spuntò
una vite bianca--là dove sepolta era la fanciulla.--Per sotto l'alto
cipresso i feriti passavano:--prendevano foglie di cipresso,--e alle
ferite le mettevano.--E sotto quella vite bianca--i malati andavano a
passare;--prendevano gli acini della vite bianca,--e l'infermità
guarivano.„ CAMARDA, _Appendice al saggio di grammatol. comparata su la
lingua alban._, Prato, 1866, p. 113. In una delle piú antiche ballate
inglesi (_Fair Margaret and sweet William_), dal cuore della fanciulla
spunta un rosajo, e da quel dell'amante una rosa selvatica, che, al
solito, cresciuti, s'intrecciano insieme; e il canto finisce con una
scappatella burlesca: “Poi venne il cherico della parrocchia,--per dir
la verità,--e disgraziatamente li tagliò;--altrimenti vi sarebbero
ancora.„
Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien
ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si
propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle
metamorfosi mitologiche. Vedi BOSSERT, _La litterature allemande au
Moyen-Age_, Paris, 1882, p. 298.--Ma dal cuore e sulle tombe di amanti
sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori
piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta
dall'ATANASIEFF e citata dal prof. PRATO (_Quattro novelline popolari
livornesi_, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli
barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento.
Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una
giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di
schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura:
non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.
A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vedi
MARMIER, _Légendes des plantes et des oiseaux_, Paris, 1882, p. 34-35;
DE GUBERNATIS, _La mythologie des plantes, ou les légendes du règne
végétal_, Paris, 1878, t. I, p. 161-62; GASTER, _Literatura populara
românâ_, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente a
LIEBRECHT, _Zur Volkskunde_, p. 166 e 282-83, ecc.
“Dans un chant de l'Ukraine (_Chants hist. de l'Ukraine_, tr. par
Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune
homme:--Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin
pour la jeune fille.--Dans la _Cronica dos Vicentes_, monument de la
langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions
relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle
est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe
d'Enrique poussa un palmier.--Au chant VIII des _Lusiades_, nous voyons
que Camoens a rappelé ce prodige:
“Olha Henrique famoso cavalleiro
a palma, que le nasce junto a cova.„
PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 189-90.
Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour
où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,--de voir deux
chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;--et sur leurs
branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,--qui chantèrent
au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„ H.
DE LA VILLEMARQUÉ, _Barzaz-Breiz_, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de
la chanson de Malborough,„ dice l'ARBAUD, I. p. IX, in nota: “_On vit
voler son âme--à travers des lauriers_,--ne parait pas avoir eu une
autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto
col DE GUBERNATIS, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument
revivre après la mort, et l'arbre est le symbole _le plus vivant de la
vie_.„]
[Nota 47: In altro canto: _Sette fratelli come sette abeti_. Anco dai
Greci moderni l'uomo è paragonato spesso ad un albero alto e diritto,
come sarebbe il cipresso. Una canzoncina nuziale albanese, raccolta da
G. JUBANY (Trieste, 1871, p. 109), dice della sposa: _Ha la statura come
il cipresso_. Nel _Libro dei re_ di Firdusi questo paragone è
frequentissimo.--_Homme grand comme un pin du dèsert, comme un sapin du
marais._ Vedi _Kalevala, runo 48_ (traduz. di L. LÉOUZON LE DUC) Paris,
1879. I Serbi rassomigliano ad un pino il guerriero: un vòcero còrso
ancora inedito: _Lu me altu quantu un pinu!--lu me minutu cipressu!_
Polipete e Leontèo sono da Omero paragonati a due querce. (_Iliade,
XII_.)]
[Nota 48: Orig. _Zmeu_. Forse non c'è cosa che piú sovente dei draghi
s'incontri nei canti e nelle fiabe popolari rumeni; ai quali un
guerriero, un uomo valoroso è un drago; drago un cavallo forte e veloce
al corso. Anche ai Serbi, drago (_Zmei_) vale uomo fiero, prode,
terribile: anzi, nella mitologia slava, col suddetto nome si designa
spesso qualche iddio, per es., quello del fuoco. Draghi e dragonesse
hanno i Bulgari, presso i quali mutansi talvolta in orsi in pesci ed in
uomini. DOZON, _Chansons popul. bulgares inedites_, ediz. citata.
Altrove occorrono in vece uomini trasformati in dragoni. DULAURIER, _Les
chants pop. de l'Arménie_, in _Revue des deux mondes_, 1 avril 1852. In
un canto (_pesma_) della Macedonia, Alessandro il grande è generato da
un drago; ed anche un'antica favola greca, riferita da Luciano, lo disse
nato da un serpente, come di un serpente fu, tanti secoli dopo, creduto
prole l'albanese Giorgio Castriota. DOZON, _Rapports sur une mission
littéraire en Macedonie_, Paris, 1873, p. 42. G. MASPERO (_Contes pop.
de l'Egypte ancienne_, Paris, 1882, p. 42) fa menzione d'altro drago che
parla veramente bene ed è signore d'un'isola incantata. Certa fiaba
calmucca narra d'un drago ch'è una pasta di zucchero. Sono alquanto
simili ai draghi le _Koutchédras_ degli Albanesi, le quali hanno un po'
dell'uomo ed un po' della bestia. Circa i draghi e le dragonesse delle
fiabe e novelline pop. ital. e specialmente siciliane, vedasi la dotta
prefaz. di G. PITRÉ al vol. IV della _Biblioteca delle tradiz. pop.
sicil._, Palermo 1875, p. CXX-CXXIII.]
[Nota 49: Al _bravo_ dei Rumeni si può estendere quanto si legge nella
seguente noticina apposta ad un canto pop. russo dal DE JULVÉCOURT (_La
Balalayka, Chants pop. russes_, Paris, 1837, p. 12): _Le brave c'est le
héros de toutes les chansons pop.; c'est une espèce de titre de noblesse
que le paysan s'attribue avec amour; c'est une épithète glorieuse qu'une
belle adresse toujours à son amant_.]
[Nota 50: Fratello (altre volte _amico_) dice all'uditore il poeta,
forse a imitazione dei Serbi.]