[Nota 32: In un canto veneziano, certo cavaliere _de Franzia bela_
uccide a Londra un uomo in duello, e per non aver brighe con la
giustizia, prende il volo. Imbattutosi a caso nella donna del morto, che
_riposava a l'ombra de un giardin_, questa sente da lui la sua
disgrazia. Il cavaliere, con galantería tutta francese, anzi parigina,
si offre di sposarla esso in compenso: ma la buona vedova non abbocca, e
risponde:
“No vogio cavalieri,
vogio lo mio marí.
_Gò tre mulini in aqua_,
che màsena par mi.
Vive le altre done,
e vivarò anca mi.„
BERNONI, Punt. V, p. 11.
Tra questa canzone e la nostra, c'è, come si vede, qualche altra
rassomiglianza oltre quella dei tre mulini.
Nel _fabliau_ di Jehan Le Gallois d'Aubepierre, _La bourse pleine de
sens_, il quale non è altro che un apologo in difesa delle donne oneste
contro
“Les foles garces tricheresses,
qui plus que chas sont léicheresses;„
una moglie affettuosa venderà più che volentieri i suoi mulini, pur di
sovvenire il marito caduto in miseria. LENIENT, _La satire en France au
Moyen Age_, Paris, 1883, p. 79.]
[Nota 33: In altro canto veneziano già citato (WIDTER _und_ WOLF, N.
81), una donna, che piange il marito assente da otto anni, è pregata
d'elemosina da un pellegrino:
“Padre mio, non so cosa darve,
se non vi dago del pan e del vin.„
“Pan e vino mi non voglio;
sol una note dormire con vu.„
Non occorre avvertire che il pellegrino non era altri che il marito.
E nella _Chanson de Germaine_ (PUYMAIGRE, _Chants_ ecc., I, p. 49):
“Ce ne sont des pucelles
que je veux pour coucher;
c'est la belle Germaine,
qui seule est à mon gré.„]
[Nota 34: Nell'antico teatro spagnolo, cominciando da Bartolommeo de
Torres Naharro (sec. XV), troviamo spesso fratelli sommamente gelosi
dell'onor della famiglia, e pronti a vendicarlo nel sangue del
seduttore: ma come odon parlare di matrimonio, si ammansiscono subito.
Cfr. il Contrasto di Cielo dal Camo:
“Se ti trova pàremo colgli altri miei parenti,
guarda non t'ar[i]golgano questi forti corenti.„
Cfr. FERRARO, BERNONI, IVE ed altri.
Ed altri raffronti siciliani, friulani e francesi, vedili nel dottissimo
commento del prof. A. D'ANCONA al citato Contrasto (_Studj sulla letter.
ital. de' primi secoli_, Ancona, 1884, p. 417-18). Bene il critico
insigne: “Ma anche qui vi è identità di situazione, che produce
necessariamente identità di forme: e né per quella né per queste è
d'uopo ricorrere a supporre imitazioni.„]
[Nota 35: “Gli anelli hanno in tutti i tempi avuto una gran parte nella
poesia popolare; il fatto qui menzionato [nell'antico poema francese
_Horn_] di un fidanzato (o di un marito) che ritornato dopo una certa
assenza, mette il suo anello (il pegno di fedeltà) in un bicchier di
vino, che offre alla donna (sposa) affinché lo beva; occorre, oltre che
in molti altri luoghi dei poemi citati in seguito, spessissimo in
novelle... Si trova anche in leggende su Salomone (cfr. _Romania_, IX,
437) e in parecchi altri luoghi. Vedi su ciò BARTSCH, _Herzog Ernst_, p.
CX sgg.; KOEHLER, in _Jahrbuch_, VIII, 356-59 e WESSELOFSKY, in _Archiv
für slavische Philologie_, VI, 397.„ NYROP, op. cit., p. 212, in nota.
Fra le novelle mi restringo a citare BOCCACCIO, _Decamerone_, Giorn. X,
Nov. 9ª, e Giorn. III, Nov. 9ª. Intorno a quest'ultima, leggo in
CAPPELLETTI, _Osservazioni storiche e letter. e notizie sulle fonti del
Decamerone_, Bologna, 1884, parte I, p. 56-7 (estr. dal _Propugnatore_):
“La prima idea di tali racconti, fra i quali gli anelli hanno una parte
decisiva, si trova nel dramma indiano _Çakuntala_ o _Sakontala_. Però il
Boccaccio si è certamente servito di un lavoro drammatico europeo, cioè
dell'_Ecira_ di Terenzio.„ Vedi altresí SHAKSPEARE, _All's Well that
Ends Well_, Atto V, sc. 3ª.
Oltre gli anelli, a volte anche le monete servono ai riconoscimenti,
come, nel _Filosofo_ dell'Aretino: