CAPITOLO X.

Residui dei filtrati.

I cascami da utilizzare nella industria dei filtrati dolci sono tre: il

mosto delle torchiature, le vinacce fresche o parzialmente fermentate e

i residui fecciosi trattenuti dal filtro.

1. _Torchiato_. — Il mosto che si ricava dalla prima e anche dalla

seconda torchiatura leggera, spesso si aggiunge alla massa del mosto

fiore svinata dal tino, specialmente se debbonsi preparare filtrati di

qualità comune.

Pei filtrati bianchi e pei rossi fini, si destina alla filtrazione il

solo prodotto della svinatura, senza alcuna aggiunta di torchiato.

Quest'ultimo allora si utilizza in diversi modi, secondo le circostanze

o la qualità delle uve. Uno dei mezzi più comuni consiste nel riunire

separatamente, in due recipienti distinti, che possono essere botti o

tini, i torchiati intieri o residuali delle vinacce di uve bianche e di

quelle rosse. Si lasciano fermentare sino ad avere un vino asciutto, di

colore giallo-paglia nel primo caso e un vino rosso da pasto o da mezzo

taglio nel secondo caso.

Entrambi i torchiati, specialmente il rosso, si possono anche

mescolare alle uve fresche pigiate nella ordinaria vinificazione,

oppure si possono lasciare colle rispettive vinacce da destinarsi alla

fabbricazione di vino da taglio intensamente colorato, e dei vinelli.

2. _Vinacce_. — Le vinacce dei mosti destinati alla filtrazione sono

molto ricche di parte zuccherina e piuttosto povere di cremore.

Il cremore per la temperatura di fermentazione piuttosto alta e la

moderata dose di alcool, passa in gran quantità disciolto nel mosto

svinato precocemente dal tino; poco o nulla ne rimane nelle vinacce non

essendosi verificate le condizioni favorevoli alla sua precipitazione

in minuti cristalli come nella fermentazione completa. Dette vinacce

quindi, se vengono cedute al distillatore, potranno dare una resa

maggiore in alcool quando saranno ben fermentate nelle fosse di

conservazione, ma daranno al contrario uno scarso rendimento in cremore

per la ragione ora ora accennata, per cui, a rigore, non avrebbero lo

stesso valore di altre vinacce egualmente buone ma provenienti dalla

vinificazione fatta col sistema comune per produrre vini asciutti o

quasi.

Siccome per la preparazione dei filtrati si destinano le migliori

uve, così le vinacce fresche, o fermentate in parte, costituiscono un

ottimo correttivo per altri mosti di qualità scadente, provenienti

da uve peronosporate, guaste dalla cochylis, ecc., oppure per la

rifermentazione dei vini malati e difettosi dell'annata precedente

(vini agro-dolci, spunti, girati ecc.). Il mosto delle uve non sane

si versa senz'altro sulle vinacce del filtrato, si rimescola la massa

con una follatura e si lascia fermentare come nei casi ordinarï per un

tempo variabile, a norma della temperatura ambiente e della quantità

del mosto da correggere.

Allo stesso modo si procede per la rifermentazione dei vini guasti,

avendo cura soltanto di affrettarne la svinatura dopo 36 a 48 ore al

massimo nei paesi meridionali specialmente.

Oltre che come ottimo correttivo per mosti e vini anormali o

difettosi, le vinacce dei filtrati presentano dei pregi speciali per

la fabbricazione dei secondi vini, perchè ricche di zucchero e di

tutti gli altri costituenti dei mosti da taglio. Sui diversi modi di

sfruttare razionalmente queste vinacce stimiamo superfluo intrattenerci

in questo libro, essendovi altre pubblicazioni pregevoli e anche

recenti in proposito[6].

3. _Residui fecciosi_. — I residui fecciosi che rimangono sul filtro

contengono ancora da 75 a 80% di mosto della stessa composizione

chimica del filtrato e 20 a 25% di sostanze solide che si compongono

per la massima parte di cellule di fermenti, accompagnate da cristalli

di cremore, frammenti di bucce e da qualche vinacciuolo. Tali residui

stanno nella proporzione di 2 a 3 p. % rispetto al mosto grezzo, a

seconda le annate e le qualità dei mosti. Quando si tratti di piccole

quantità si vendono ai fecciaioli a metà prezzo circa della feccia

umida del vino, per quantità invece di una certa importanza, si usa

riunire tutti i residui di diversi giorni di lavorazione in una botte

o tino, ove completano la fermentazione alcoolica producendo un vino

quasi normale.

Terminata la fermentazione tumultuosa si decanta il liquido vinoso con

la svinatura, la feccia si filtra, si torchia e si vende allo stato

umido, oppure si dissecca al sole, per l'estrazione del cremore.

I filtrati dolci Monografia della filtrazione dei mosti e della preparazione dei cosidetti "filtrati dolci" e "lambiccati". · 第 20 / 23 题