FERDINA.

Appena fu in condizione di poter uscire dall'ospedale, il maggiore

Baredi scelse a dimora per la convalescenza la sua villa di Casaglia.

Gli erano concessi due mesi a rimettersi del sangue perduto da una

ferita che era stata quasi mortale, al petto, e da un'altra, al capo,

che gli aveva deturpata la guancia sinistra per sempre. E oltre che

ricuperare le forze respirando la pura aria nativa, egli sperava che

lontano dal mondo, solo con sè stesso e coi ricordi famigliari,

mitigherebbe la rancura compressa nell'animo e temprerebbe l'animo più

virilmente al proposito della vendetta.

Perchè in quel suo rovello sentiva prevalere un eccitamento di vanità

personale, e se ne accusava come di una debolezza. Gli bisognava vincere

l'orrore che provava a guardarsi nello specchio e che aveva sorpreso

negli occhi degli amici e delle amiche quando l'avevano visto senza

bende; gli bisognava persuadersi che tornando a combattere e affrontare

la morte con accresciuto fervore di vita, acquisterebbe davvero, se

scampasse ancora, una ragione di superiore orgoglio, una riparazione di

spirituale bellezza a quella deformazione indelebile.

Ciò che aveva fatto, il rischio da cui era scampato a stento, non gli

pareva bastevole nè per la sua rassegnazione, nè per la stima altrui.

Volle dunque andar a Casaglia come a luogo di attesa più che di quiete.

Ma lo contrariò subito la stagione.

Pioveva quasi di continuo; la primavera indugiava in un tedio di freddo

aprile. Dalla loggia, ove passava gran parte del giorno adagiato nella

poltrona, solo di tratto in tratto scorgeva le nuvole staccarsi,

imbiancare ai margini, inargentarsi nei contorni di bambagia: tosto i

pochi raggi cedevano al nuvolo, che ridiveniva coerente; e giù acqua! Ed

era una intemperie priva di tuoni e di folgori.

Una tristezza eterna.

Letto il giornale, che pur lo lasciava deluso, Baredi apriva invano

qualche libro; gli rincresceva fin questo svago da prigioniero o da

infermo sfiduciato; e preferiva rileggere nella sua memoria e nel suo

cuore.

Del padre, mortogli quando era bambino, si ricordava appena; ma della

madre, perduta l'anno innanzi che andasse in Libia, riaveva, lì nella

vecchia casa, così evidente l'immagine che a volte gli pareva udirne i

passi e la voce, e gli pareva vederla sorridere in atto non più di

perdonare ma d'essere perdonata. La stigma che egli recava in faccia lo

redimeva ora dell'averla fatta soffrire un tempo: dell'aver preso la

carriera militare che sua madre non avrebbe voluta e dell'essersi

abbandonato a dissipazioni e a passioni che per lei, austera,

rasentavano l'onta.

La stessa rimembranza materna lo traeva perciò a rivivere nei ricordi

più recenti e più generosi.

Oh la sua bella batteria, di cui amava ogni pezzo come fosse animato

dell'anima sua! E le ansie attive, gli incurati pericoli, le robuste

fatiche, i riposi pieni e i sonni senza sogni! E gli ufficiali superiori

e inferiori concordi in una fraternità di intendimenti e di speranze; e

gli artiglieri forti e pronti, bravi e sicuri; avidi di operare con lui,

di essere comandati da lui!

Pur il momento terribile acquistava un'attraenza di luce tragica a

rievocarlo nell'azione complessiva. Ecco: due compagni caduti. L'uno si

contrae muto, livido nell'agonia breve; l'altro, un soldato eroico, con

uno sguardo ancor vivo e già estraneo, geme come un ragazzo: «Mamma

mia!». E di sè Baredi risentiva la soavità dell'istante in cui, venendo

meno, aveva creduto essere sottratto dalla morte allo strazio delle sue

povere carni dilacerate.

Ma dall'alta lontananza di questi ricordi chi, che cosa, lo riabbatteva

a un tratto nella realtà penosa? Perchè si sovveniva amaramente di

questa o quella donna più non amata e ne scorgeva, in una simulazione di

pietà, un segreto sarcasmo, o, peggio, la ripugnanza? Perchè gliene

ricorrevano alle labbra le parole: «Come sei bello!»; e le ripeteva

forte queste parole, e guardandosi talvolta nello specchio sorrideva?

Per convincersi che non doveva, non poteva più sorridere! Nel volto

deturpato il più lieve sorriso gli sembrava tracciasse un'atroce

smorfia.

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Finalmente una notte sentì un usignolo, che nel boschetto di altee e di

lauri s'inebriava del suo canto; e il giorno dopo il sole fu padrone di

tutto il cielo.

Baredi fece quel giorno i primi passi senza aiuto. E ristette a guardare

la chiostra dei colli, dilungati in lievi ondulamenti contro il cielo

sereno; inclinati a valle in falde verdi di olmi e di cólti, con le case

che i cipressi indicavano e a cui la luce meridiana e la distanza davano

un'illusione di quiete chiara, tiepida e dolce. Là, oltre la verde

cerchia, fra le piatte cime di Paderno e di Sabbiuno, i monti

s'annebbiavano d'azzurro; qua, nella valle ove profondava il Ravone, la

chiesa e la vicina fattoria attiravano lo sguardo come i più cari luoghi

del paesaggio inobliato. E d'improvviso, con gli occhi della memoria, il

capitano scorse nella fattoria la fanciulletta che sua madre ebbe spesso

a svago per casa: Ferdina. Egli non l'aveva riveduta nell'altro triste

ritorno, quando la morte stava al capezzale materno; l'aveva riveduta

sempre gli anni innanzi; e la rammentava bambina, quando al vecchio

fattore successe il padre di lei. Quanti anni aveva ora?

Calcolo breve, se non del tutto sicuro: era già una ragazza da marito.

Il giardiniere confermò dicendo:

-- Faceva all'amore col figlio di Santelli, l'affittuario. Adesso è

soldato, al fronte.

-- Bella?

-- Non se la ricorda? Una faccia ardita; capelli biondi.

Poi l'informatore soggiunse:

-- Non tarderà a venirla a trovare. M'è sempre attorno a domandare di

lei, e se è guarito, e come se la passa, e se vien nessuno a salutarla.

È una buona ragazza.

Baredi tornò a guardare alla fattoria; poi disse:

-- Ci andrò io, fra qualche giorno.

Voleva sperimentare in lei, che certo lo rammentava bene e forse lo

ricordava con affetto, l'impressione disgustosa di rivederlo così; e

voleva sperimentare in sè stesso la resistenza a quel disgusto.

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Ma se, col bel tempo, si sentiva rinvigorire d'ora in ora, le gambe che

avevano scalate le Alpi lo reggevano ancor male per un tratto non breve

e per la riva ripida. Di più l'umiliava quella mollezza sentimentale, a

cui non poteva opporre abbastanza energia di dominio su sè medesimo.

Erano commozioni eccitate, irresistibilmente, dai sensi che si

rinnovavano alle impressioni e dalla fantasia che si ravvivava nella

necessità di ricordare; e spesso, per un nonnulla, s'accorgeva che gli

occhi gli si riempivano di pianto. Sopratutto l'inteneriva un

sovrapporsi di sensazioni e d'imagini. Mentre si rivedeva andar

fanciullo, nel luminoso silenzio, per il giardino e per i prati ch'erano

tutto un fiore, e la madre l'accompagnava, ecco riapparirgli

l'artigliere morente e riudirlo invocare: «Mamma mia!»; mentre riudiva

con la disattenzione e nello stesso tempo con la vigile percezione di

ragazzo i gorgheggi delle capinere e degli usignoli, ecco ripercuotersi

al suo orecchio il rombo del cannone e rivedere, orrenda, la scena di

sangue e di strazio.

E dubitava, a volte, di guarire; non nei muscoli, ma nei nervi.

Così una mattina, quasi a superare uno sforzo più dell'animo che delle

gambe, s'avviò per la stradicciuola della chiesa e arrivò, un po'

affannoso, alla fattoria.

La moglie del fattore venne sulla soglia con le mani impiastricciate di

farina appena intrisa, e cominciò a strillare:

-- Chi si vede! Che miracolo! Ferdina! Ferdina, corri a vedere chi c'è!

Ma come non aveva contenuta la ripulsione a scorgere quella guancia

deturpata, la donna introducendo il visitatore prorompeva in parole che

valessero a scusa di sè e a conforto di lui.

-- Poveretto! Quanto avrà dovuto soffrire! L'ha scampata, eh, sì; ma....

Assassini infami! Rovinare per sempre tanta bella gioventù!

Per fortuna, i passi della figliuola, che scendeva la scala di corsa, la

interruppero. Ripetè:

-- Guarda chi c'è qui, Ferdina!

-- Buon giorno....

Rossa in volto, ma sorridente e franca: e non il minimo segno sfuggì

alla ragazza della impressione penosa che Baredi si aspettava di dover

affrontare anche in lei.

-- Che ragazzona! -- egli esclamò stringendole le mani. -- Non ti avrei

riconosciuta!

La disinvoltura ch'essa aveva dimostrato a dissimulare; la delicatezza

che l'aveva indotta a comportarsi in tal modo, gli riuscì così inattesa,

così strana in una della sua condizione, ch'egli volle provocarne più

sicura prova. Chiese:

-- E tu mi avresti riconosciuto?

-- Io sì -- rispose.

Allora alla madre parve opportuno riprendere:

-- È stata una disgrazia, signor maggiore; ma bisogna sempre pensare a

chi sta peggio; a chi ci ha rimesso un braccio o una gamba....

-- Mamma -- disse la ragazza con un'occhiata di ammonimento e di

rimprovero --, se andaste a nettarvi le mani? Siete tutta incollata.

-- Ah la mia sfoglia! La pasta che mi si asciuga! -- fe' la donna

entrando in cucina senza più altri complimenti o spropositi.

E il capitano a Ferdina:

-- Avrei preferito trovarti come eri una volta. Verresti a tenermi un

po' di compagnia nel giardino; a prendere dei fiori.

-- Oh! se è per questo....

E soggiunse che il padre da un pezzo insisteva che lei e il fratello

andassero a salutarlo, ma che il ragazzo era un monello selvatico.

Parlarono di lui, Gigetto, che il maggiore aveva visto appena nato; e il

discorso fu avviato alle vecchie conoscenze. Ferdina dava notizie di

questo e di quello, e Baredi intanto l'osservava.

Le palpebre, lunghe, le ombravano lo sguardo profondo; la voce aveva

forte e calda. Non di una bellezza insolita, era però imagine di una

giovinezza sana e gioconda, e suscitava -- e pareva giusto come non mai

-- l'abusato confronto del fiore campestre.

-- Dunque -- egli disse alla fine --, dimani ti aspetto. Ma se vuoi

delle rose e dei garofani, tu portami dei fiori di campo; delle viole.

Ella rise.

-- Delle viole, adesso? Troppo tardi!

-- Ebbene, di quei fiori che coglievo anch'io da bambino laggiù lungo il

Ravone. Se no, niente garofani e niente rose!

Dalla cucina la madre gridò, dopo i saluti:

-- Si ricordi che il giardiniere la teme, Ferdina, come la tempesta!

E Baredi ricordò invece che il giardiniere gli aveva detto:

-- È una buona ragazza.

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Ma Ferdina non mantenne la parola che in parte.

Venne il giorno dopo alla villa recando, invece che tulipani,

giunchiglie, narcisi e rosolacci, un mazzo di ginestre con qualche

ranuncolo tra mezzo.

-- Cosa m'hai portato? -- dimandò Baredi, senza sorridere.

Sorrideva essa: del sorriso che ferve nelle pupille delle donne

innamorate.

Esclamò a sua volta con accento di meraviglia:

-- Non le riconosce? Son ginestre!

-- Non ancora in fiore, e non sono i fiori che volevo io.

La ragazza chinò lo sguardo per sottrarlo allo sguardo di lui; e il modo

e l'indugio a rispondere rivelarono che, imbarazzata, cercava la scusa.

Poi disse rialzando gli occhi:

-- Le ginestre fioriscono a giugno; e io ci ho messo, invece, tra mezzo,

un altro giallo.

-- Che idea! Perchè?

Nuovo indugio; con, di più, un gesto d'impazienza. E rivolgendosi,

seria:

-- Mi sono ricordata che la sua povera mamma mi mandava sempre a

raccoglierne, delle ginestre in fiore.

Baredi prese il mazzo e disse:

-- Ti ringrazio.

Ora, mentre la caricava di rose e di garofani, egli soggiunse:

-- Sei buona e meriti di essere amata e fortunata. Il tuo amante che fa?

dov'è?

-- Chi gliel'ha detto? -- gridò Ferdina.

Ma non insistette nella solita scherma delle ragazze campagnuole, che

quasi un pudore istintivo e inconsapevole induce a negare di essere

innamorate; e ripigliò:

-- Lei è peggio del Mago Sabino! Indovina tutto.

-- No; non tutto. Che fa? -- ripetè. -- Dove è? Come ha nome?

Le risposte seguirono in fretta.

Aveva nome Guido Santelli; aiutava il padre in un'affittanza. Adesso era

al fronte.

-- Ti sposa appena finita la guerra?

-- Ah! questo non lo so davvero; e se lei non ci riesce a indovinarlo,

bisognerà dimandarlo al cucco. Aspetti.

L'attesa fu lunga.

-- Cantava adesso adesso. L'ha sentito?

Dal campo dove si nascondeva, il cuculo mandò finalmente il vecchio

canto augurale.

-- Cucco, bel cucco dalla penna grigia: quanti anni mi dai prima che mi

sposi? -- Uno.... Due.... Stia attento!

Essa contò fino a otto.

-- Otto anni! Oh povera me! -- lamentò con comica disperazione. -- Sono

troppi! Fortuna che non ci credo, nel cucco!

Baredi fu tentato a sorridere; ma non sorrise. E la ragazza parve

improvvisamente pentita d'aver scherzato; desiderosa di confidarsi

meglio, quasi di confessarsi in colpa. Disse mutando lo sguardo e la

voce:

-- Come sarà che tutte quelle che hanno il moroso al fronte stan di

malanimo e io non ci penso nemmeno che possa succedere una disgrazia?

Per me è una cosa impossibile!

-- La fiducia che hai nel tuo amore ti dà la fiducia nel tuo destino.

Paga, la ragazza seguitò:

-- E quando finirà la guerra?

Il maggiore si strinse nelle spalle.

Allora essa, quasi urtata, ebbe un rude scatto, un impeto di sdegno, di

disgusto profondo e incontenibile.

-- Che debba proprio durare un pezzo? Sono infamie!

Suo padre diceva che la guerra era necessaria; ma lei non riusciva a

capire come potesse esser necessario spargere tanto sangue, commettere

tante stragi, solo perchè due birboni l'avevan voluto.

-- Necessaria per noi? Entrare fra i litiganti per la smania di darne

anche noi, per il bel gusto d'andar in molti incontro alla morte?

Beredi l'ascoltava non meravigliato di quell'ignoranza e di quegli

errori; meravigliato che Ferdina, mentre dimostrava cuore generoso, non

supponesse in un sentimento generoso la ragione vera del fatto che le

pareva assurdo. O il sentimento della patria era attutito in lei

dall'altro amore che la dominava sino ad oscurarle il pensiero?

-- La necessità che tuo padre dice -- egli rispose -- è nella difesa dei

più sacrosanti diritti umani. Pensa.

Ed enumerava, chiariva le cause del conflitto enorme, e intanto seguiva

sul volto di lei la commozione che veniva eccitando. Poi, non senza

intenzione di pungerla, aggiunse che sopra tutto c'è, al mondo, un amore

per cui i maggiori sacrifici sembrano sopportabili: l'amore che

santificò il martirio di quanti preferirono la morte alla tirannia,

all'insolenza straniera, alla barbarie prepotente, rivestita di civiltà

ipocrita o vigliacca.

-- Ma voi donne non capite come quest'amore fa parer bella la morte!

Ferdina aveva ascoltato a mo' dell'ignorante che riceve una luce

inattesa e, tuttavia un po' confuso, gode d'essere tratto dall'oscurità.

Ma a quelle ultime parole arrossì, più che per il rimprovero, per il

pensiero che le fecero balenare. Gli occhi le si accesero di una fiamma

che parve d'ira ed era d'amore.

-- Quel che dice lei -- esclamò -- dev'essere vero! Ma anche Guido

penserà così, e andrà a cercarla, la morte! So che tipo è. E la morte me

lo porterà via!

Si morse le labbra per contenere uno scoppio di pianto; le lagrime non

le potè celare.

Beredi non aveva visto mai in occhi di donne, improvvisamente manifesta,

tanta passione. L'espressione stessa «me lo porterà via» non significava

una violenza angosciosa, un ingenuo, prepotente egoismo? Gelosa della

morte!

Egli riebbe il senso delle delusioni patite e provò l'invidia più acre:

quello di un grande amore. Fra le donne che gli avevano giurato di

amarlo quale l'aveva amato come amava Ferdina?

-- Piangi? -- le chiese ironico, per castigarla di avergli fatto male. E

sorrideva ora senza timore d'accrescere col sarcasmo la bruttezza della

sua guancia contratta.

Ferdina si asciugò gli occhi col dorso della mano e guardandolo non

avversa:

-- Ha ragione -- mormorò. -- Perchè pensare a un guaio? Ma se Guido

morisse....

E sospese la minaccia, che neppur lei sapeva se rivolta a sè o al

destino, e che l'energia della voce e dello sguardo lasciava pensare non

vana.

Baredi si rabbonì. Cercò di riparare al male che aveva fatto lui a lei.

-- Se il tuo Guido ti ama come lo ami tu, non temere. Non l'hai inteso

dire anche tu che l'amore qualche volta vince la morte?

Oh il sorriso di Ferdina, allora! E a quell'uomo bello, a' suoi occhi,

di bontà, d'intelligenza e di coraggio, disse grata e sincera:

-- Lei l'ha vinta la morte, e la sua morosa dev'essere felice!

----

Idealizzava anche questa, adesso? A trentadue anni oramai Baredi aveva

acquistata tale esperienza delle donne da credere sul serio che quella

ragazzotta campagnuola meritasse di occupare il suo pensiero? Oh no!

Egli voleva pensare ad altro. E pensava ad abbreviare la licenza, che

già gli pareva troppo lunga. Tutte le mattine ricuperava lena nelle

passeggiate su per i colli.

Ma quasi ogni giorno Ferdina veniva, dopo mezzodì, alla villa, e

chiacchieravano sotto gli abeti: essa chiedeva ed otteneva schiarimenti

alle notizie del giornale, o portava notizie del suo fidanzato e d'altri

giovani dei dintorni, o riferiva qualche pettegolezzo. Non s'immaginava

certo che il maggiore ne seguiva le parole, i modi, le abitudini con

attenzione sempre vigile, e che egli provava un piacere amaro a scorgere

in lei qualche difetto, qualche rudezza spiacevole o ignoranza bisognosa

di compatimento. Ciò accadeva, piuttosto che alla villa, alla fattoria,

dove talvolta egli scendeva a passar mezz'ora.

Un giorno, nel prato davanti alla casa, sorprese Ferdina che voltava lei

il fieno al sole. Aveva stretto al capo e annodato alla nuca il

fazzoletto rosso; la gonna succinta, le braccia scoperte fino al gomito.

Muoveva e rivolgeva con atto frequente e svelto la forca di legno dai

lunghi rebbi, e cantava.

-- Brava -- egli le disse. E lei interrompendosi:

-- Oh non mi vergogno, io, a lavorare da contadina! Si vergognino quelle

che non han braccia sode e gambe dritte!

E riprese a cantare.

Un altro giorno Gigetto, il fratello di lei, aveva levato un nido di

fringuelli. I poveri uccellini, ancora in bordoni, non si reggevano ai

piccoli voli e ai brevi passi: tentavano scappare e battevano il petto e

il capo in terra; e piavano spalancando il becco.

Il maggiore rimproverò il ragazzo. Il ragazzo rispose sgarbato, e la

sorella gli lasciò andare uno scappellotto; ma lui si vendicò

accusandola:

-- I fringuelli ti fan compassione; gli storni, no. Mi hai aiutato tu a

pigliarli tra i coppi!

-- Gli storni sono di danno! -- essa rispose. -- E poi -- aggiunse

rivolta a Baredi, -- quelli di nido sono così buoni in umido!

E sorrideva con labbra ingorde.

Anche andava in bicicletta e si scalmanava in corse faticose quando,

scesa alla città per le spese domestiche e fatte tutt'altre compere a

suo capriccio, doveva rincasare a prendere soldi e ripetere il viaggio.

Non sapeva, insomma, moderare le esuberanze dell'indole, nè mitigare le

asprezze del carattere. Eppure, quand'era solo, Baredi ne rivedeva

spesso l'imagine ricomposta in lineamenti ed espressioni gentili, e se

ne ricercava le impressioni avverse, da quei contrasti essa, anzi che

perdere, acquistava nuova attraenza, come d'una bellezza singolare,

forte e sana.

----

Ma un pomeriggio, accompagnandola per la strada della chiesa, Baredi

osservò a caso, al margine del fosso, un fiore nuovo per lui. Lo stelo

lungo e schietto reggeva, a corona, cinque o sei capolini di un delicato

color lilla sorretti da un esile picciuolo senza foglie. Lo staccò e

glielo porse.

Ferdina lo gettò via con disprezzo. Come offesa davvero, gridò:

-- Questo fiore a me?

Poi, alla meraviglia di lui, disse:

-- Fiorin dell'aglio, fior traditore!

E prima che egli parlasse, essa, nell'atto di scappare sdegnata verso la

fattoria, gli rivolse un'occhiata lunga e intensa; una di quelle

occhiate in cui l'anima si raccoglie e si concede, ma il pensiero, anzi

che apparir manifesto, per il troppo fervore appare ambiguo. Voleva

leggere negli occhi di lui la scusa dello scherzo che poteva spiacergli?

esprimere l'affetto che la rendeva certa di scusa?

Baredi rimase perplesso un istante; indi, respinte le interpretazioni

benigne, tornò indietro convinto di non errare e mormorò: -- Civetta! --

Nessun dubbio. Una rivelazione inattesa: Ferdina credeva d'averlo

innamorato, e ne godeva!

-- Anche costei! -- pensò. -- Tutte a un modo; tutte stupidamente vane,

perfidamente vane! Per soddisfare alla vanità istintiva, non esitano in

nulla; inconsapevoli del male che possono fare, interamente consapevoli

del male che vogliono fare. -- Ogni cosa era chiara adesso! Ogni prova

di affetto e di gentilezza ch'egli aveva ritenuta spontanea in costei,

era stata predisposta sin dal primo incontro a tal fine: innamorarlo!

L'aveva conosciuta bambina: la rivedeva una bella ragazza; fidanzata.

Avrebbe resistito alla bellezza di lei, all'invidia che altri n'avesse

l'amore? Ah no! Essa vincerebbe se egli -- e non c'era da dubitarne --

aveva in mente altre donne! E lei andava a colpo sicuro; prima di tutto

perchè era giovine, fresca, bella; poi perchè le signore e signorine,

schifiltose, non riuscirebbero a nascondere, come lei, il ribrezzo della

cicatrice che lo imbruttiva. E il dover supporre tutto ciò, ciò che lo

feriva come un oltraggio, a Baredi fece così male che piuttosto che

riveder Ferdina pensò di ritornare quel giorno stesso a Bologna. Ma non

s'immiseriva a fuggire le piccole cattiverie d'una femminetta

diciannovenne?

Rimase. Quel giorno stesso però scrisse al Comando che era guarito e

disposto a riprendere tra una settimana al più tardi il servizio.

Impiegherebbe il tempo, che gli restava, ad allenarsi camminando sui

monti; e non andrebbe più alla fattoria, e con qualche pretesto non

riceverebbe più Ferdina alla villa. Se non che il giorno dopo si accusò

nuovamente di debolezza e, sebbene stanco di una lunga gita, andò

all'ora solita nel giardino.

Ferdina non venne. Non venne neppure il dimani. Non c'era da ridere? da

prenderla, quasi quasi, nel suo stesso giuoco? Lo aspettava a casa sua!

Non cedeva lei; certa, sicura che cederebbe lui!

Passarono quattro giorni. Quando, al quinto, il maggiore udì alcune

contadine che, per la via, discorrevano di un altro paesano morto in

guerra. Egli ebbe un dubbio: e, dalla siepe, ne dimandò il nome. Non era

il fidanzato di Ferdina. E poco dopo, ecco Ferdina accorrere, trafelata,

rossa in volto, con una lettera, incontro a lui. Tendendola, pareva

ebbra di gioia; esclamava:

-- È di Guido! La legga! Voglio che la legga!

E premeva una mano al cuore per moderarne i palpiti. Egli scorse con gli

occhi alcune righe. Il soldato scriveva che si era trovato alla stessa

azione in cui era perito quel paesano; che si era meritato gli elogi dei

superiori e sperava d'ottener la medaglia, e una prossima licenza.

-- Che pena in questi dì! -- la ragazza seguitava. Sin dal principio

della settimana aveva saputo del paesano morto, e sapeva che era nello

stesso reggimento, nella stessa compagnia di lui, Guido.

-- Che angustia! Ma anche lei mi ha fatto soffrire! -- aggiunse con voce

ferma, quasi aspra.

-- Perchè? -- Baredi chiese. Era già pentito d'essere stato ingiusto.

-- Vuol negarlo? Anche lei sapeva della brutta nuova e sospettava di una

disgrazia. Ne saran morti tanti delle nostre parti! Io non avevo il

coraggio di venir qui, a interrogare; ma l'aspettavamo laggiù, da noi, a

dirci una parola.

Egli arrossì, la prese sotto il braccio traendola verso la solita ombra

nel giardino.

-- Perdonami -- le disse --, non per il male che ti ho fatto senza

volere, ma perchè sospettai tutt'altra cosa: che tu non fossi buona e

sincera come sei. Perdonami.

Ferdina era così felice che non si perdè a chiedere spiegazioni; e alla

domanda di lui: -- Sei felice adesso? -- ella sorrise guardandolo,

limpidamente; con la piena confidenza di un cuore che si abbandona a chi

la comprende.

Giunti in fondo al viale, sedettero di fronte; lei sul sedile di pietra,

lui nella scranna di giunchi. E mentre essa, tolto dalla tasca del

grembiule un fazzoletto in cui ricamava le cifre, agucchiava e

discorreva, Baredi stette ad ascoltarla poggiando il gomito allo

schienale e sostenendo il capo con la mano contro la guancia destra. La

ragazza parlava del suo amore; dei contrasti che aveva avuto da parte

dei suoi. Non senza ragione. Guido non era mica uno stinco di santo! Ne

aveva avuto delle amorose!; e qualcuna.... ehm! Ma con lei non si

bazzicava come con quelle. Aveva intenzioni oneste? E bisognava rigar

dritto!

-- Che liti in principio che facevamo all'amore! Mi venivano a dire che

era stato visto per Bologna con la tale, a teatro con la tal'altra.

Capirà se ci pativo! Una sera che eravamo soli in casa, giurava di dover

andar via per un contratto. Non gli credevo; serrai la porta con la

chiave. Lui sale al piano di sopra, spalanca la finestra, si butta giù e

scappa. Da accopparsi! Io mi divoravo dalla bile. Ma mio padre imparò

che era vero che Guido stava combinando un grosso affare e che dava

segni di aver messo la testa a posto; e cominciò a difenderlo. Questa è

bella! Anche mia madre, perchè io, a costo di morir di crepacuore, non

ne volevo più sapere, cominciò a dar torto a me! La guerra ha fatto il

resto, e adesso ci vogliamo bene sul serio.

Intanto che la ragazza discorreva, Baredi la seguiva rimproverandosi.

Quant'era difficile giudicare le donne! Con che ingiustizia aveva

giudicata Ferdina, così buona e leale; così schietta e forte nei suoi

difetti e nei suoi contrasti; così sana e assennata! A confrontarla con

le donne che gli stavano più in mente gli pareva di dover sorpassare un

abisso. O l'abisso, piuttosto, era in lui?

-- Il maggior bene del mondo -- Ferdina ripigliava -- non sta forse nel

volersi bene? Vede? Mio padre e mia madre sono di stampo antico; senza

istruzione, senza finezze; ma mi han dato a conoscere che a questo mondo

più si vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti.

-- O l'abisso è piuttosto in me? -- si chiedeva Baredi. Era in lui, tra

il modo con cui concepiva la vita nel passato e il modo con cui gli si

presentava ora, dopo l'intervallo tragico e quasi mortale? Ora sentiva

come non mai l'orrore di quel passato. Eppure egli non era stato nè più

fatuo nè più corrotto di tutti gli altri. Ma come tutti gli altri aveva

riposta la felicità nella falsità delle illusioni, dei desideri, dei

piaceri, delle passioni. Ah Ferdina! Ferdina! Proprio così: volersi bene

senza pretendere dalla vita più di quanto la vita può dare; e più si

vuol bene, e più se ne vorrebbe, e s'è più contenti!

Dopo una pausa, pur china sul lavoro e senza badare che egli aveva

socchiuso gli occhi, la ragazza soggiunse:

-- E quando s'è contenti si vorrebbe veder contenti tutti; fa dispiacere

che chi è buono come noi, più di noi, debba soffrire.

Altra pausa. Quindi:

-- Lei perchè è sempre così pensieroso?

Baredi tacque. Temè di non poter rispondere senza essere debole, e,

stringendo le palpebre, tacque.

-- Dorme?

Non rispose.

E seguì un lungo silenzio. Egli, di tratto in tratto e di furto,

sollevava un po' le palpebre e sogguardava; essa seguitava a cucire.

Finchè si mosse, si alzò. Baredi credè se ne andasse. Ferdina, invece,

si avvicinò a lui piano piano; s'accostò. Ad accertarsi che dormiva?

Egli stava per riaprir gli occhi, chiedere:

-- Vai via? -- Ma intuì. Sentì che si abbassava, che col suo viso gli

sfiorava il viso. Un attimo. E calde e lievi le labbra di lei si

strinsero e si chiusero a un bacio appena sensibile, su la guancia

deturpata.

Ah! afferrarla, stringerla al cuore, baciarla nella fronte gridando con

anima pura, con tutta l'anima: -- Ferdina! Ferdina! -- No: gli parve una

contaminazione; con uno sforzo supremo si contenne. Ella si era

allontanata rapida, su l'erba; ed egli, risollevando le palpebre, la

scorse che si fermava e si voltava. Dubitava d'averlo destato; temeva

che se ne fosse accorto. Rassicurata, scomparve dietro la casa.

E allora egli ruppe in singhiozzi.

Ma la mattina dopo partiva per la frontiera.

Il diavolo nell'ampolla · 第 16 / 29 题