Oh! dargli una prova che il pensiero di lei non lo abbandonerebbe mai
più: sua per la vita e per la morte! Quante volte la morte lo aveva
rasentato!; e perciò essa lo amava, ora, di più.
-- Un giorno -- raccontava Giulio -- una nespola abbastanza grossa cadde
proprio sul mio carro, s'internò fra i sacchi. Se scoppiava, addio Ida!
Essa, mentre egli parlava, mutava colore; egli sentiva fredda la mano
che stringeva nella sua. E si guardavano negli occhi sorridendo.
Era arrivato, Giulio, la mattina. Un saluto ai suoi, ed era corso da
lei. E discorrevano, soli, davanti al fuoco. Guardandosi riconoscevano
il loro amore più vivo, più forte, più buono; le parole che dicevano,
vibravano di un sentimento che ne superava il senso e il suono: così
profondo e così grande che il silenzio e la luce degli occhi parevano
esprimerlo meglio; e di quando in quando tacevano e si ascoltavano,
finchè il silenzio diveniva una pena. L'Ida allora interrogava; ma non
una delle domande gli fece che le amiche si sarebbero immaginate gli
rivolgerebbe per gelosia. E lui, quel ragazzone di ventiquattro anni,
che aveva una infantile dolcezza negli occhi chiari e aveva nel viso la
serenità di un animo saldo e di una mente padrona di sè, lui non solo
non dava segno di aver dubitato o di dubitare, ma dimostrava, a vederlo,
che vicino a lei, nulla, nessuno al mondo avrebbe potuto turbarne la
fiducia e l'amore. Nè lui nè lei dimenticavano intanto che la felicità
era breve; che sarebbero di nuovo divisi, e sentivano che a soffrir meno
dopo il nuovo distacco avrebbero dovuto fermare per sempre, nella
memoria, quegli istanti gioiti. Come? Con una prova d'amore
indissolubile, superiore a ogni lontananza, a ogni timore, a ogni
evento; superiore a quella stessa felicità che il cuore palpitando e la
mano stringendo la mano promettevano nell'avvenire.
-- Ho da farti una confidenza -- Giulio disse a un tratto.
-- Anch'io.
-- Prima io! Sai che trasporto non solo munizioni e materiali, ma feriti
e morti?
-- Non me l'hai mai scritto.
-- Certe cose a voi donne è meglio non dirvele; ci piangete sopra o le
esagerate.
-- L'Adriana, sì, e l'Olga! -- esclamò la ragazza --; a me fan rabbia
per questo!
Senza badarle egli seguitò: -- Dopo una avanzata, avevo avuto l'ordine
di raccogliere i feriti austriaci e portarli, dalla prima linea, giù, al
posto di medicazione; di dove le autoambulanze li trasferivano alle
sezioni di sanità.
Descrisse il camion attrezzato, con le barelle sospese al di sopra per i
feriti più gravi e le panche, sotto, per i meno gravi; insistè a
dimostrare come era il luogo delle prime cure.
-- Una casa di là dalla strada, al riparo dalle altre, tutte
scoperchiate e rovinate. E stando col carro nella strada noi non
vedevamo quelli dell'infermeria, e non eravamo visti.
-- Ho capito -- ripetè l'Ida.
-- Io e il mio compagno, il meccanico, calavamo a terra, nelle barelle,
i feriti; due soldati venivano a prenderli, a uno a uno. Ma non era
finita la musica; squassava ancora l'aria il rombo di qualche cannonata
e allora i feriti leggeri, che pensavano d'essersela cavata con poco e
che forse avevano combattuto da bravi, si prendevano una gran paura e si
raccomandavano:
-- Jésus! Jésus!
L'Ida rise; ma chiese subito:
-- E quelli più gravi?
-- In una delle barelle ci avevamo un ufficiale, giovine; bel giovine!
Moriva, e lo lasciarono lì, vicino al camion. Tanto, non c'era più
niente da fare. Portarono via prima tutti gli altri; e si allontanò
anche il mio compagno. Non avevamo mangiato dalla mattina, e andò
all'infermeria a cercar del pane. Io, rimasto solo, stendevo una coperta
da campo su quel disgraziato; quando riaprì gli occhi, e mi guardò.
Voleva dirmi qualche cosa. Capirlo! Io capii che cercava di spiegarsi in
italiano, ma lo spasimo delle ferite e la morte che arrivava
gl'imbrogliavano la memoria.
L'Ida tacque ansiosa.
Finalmente si toccò con la mano destra il petto e con uno sforzo riuscì
a dire: -- Qui.... moneta, vostra. Carte, no. Fuoco, prego.
-- Voleva che tu le bruciassi.
-- Ah come disse «prego»! Preghiera di moribondo, pensai io. Gli apersi
la giubba, tolsi il portafogli. E, nell'atto, il sangue mi si gelò nelle
vene. Se qualcuno mi vedeva? Potevano vedermi i soldati che tornassero
per portar via anche lui; o il mio compagno; o qualche altro camion di
passaggio. Ladro! Sarei parso un ladro! E non era ancora morto!
-- Che momento! -- esclamò l'Ida.
-- Mi sentivo cento occhi addosso; ma una idea mi rincorò; cavai le
carte; lasciai i denari; rimisi il portafogli nella tasca. Non avrebbero
potuto più dire che rubavo!
-- Facesti bene. E le carte?
-- L'angustia fu tale che non mi accorsi nemmeno che era spirato. Quando
me ne accorsi, gli chiusi gli occhi, e gli tirai la coperta sul viso.
-- E le carte?
-- Le ho qui, con me....
Erano alcune lettere di mano femminile, in una busta; una fotografia e
una ciocca di capelli biondi.
-- Com'è bella! -- esclamò l'Ida considerando, presso la finestra, il
ritratto della giovine donna. Ma la sua ammirazione crebbe quando,
sciolto il filo di seta che stringeva la ciocca, s'avvide che solo tre
capelli bastavano a comporla, tanto erano lunghi! Disse: -- Sono più
belli dei miei.
Giulio scosse il capo e ribattè, serio:
-- No; noi italiani preferiamo i capelli neri e lucenti, come i tuoi.
E ritornarono al focolare. Ripigliò lui:
-- Bruciar tutto. Perchè?
-- Volontà di moribondo.
-- Perchè distruggere? -- Giulio domandò.
-- Si indovinerebbe dalle lettere, chi sapesse leggerle.
-- Ho un superiore che lo conosce, il tedesco, ma non gliele ho
mostrate.
-- Hai fatto bene -- disse l'Ida. E soggiunse: -- Forse temeva, quel
poveretto, che un giorno, se verrà la pace, le lettere e i ricordi
fossero rimandati al suo paese. Temeva di compromettere la donna.
-- Già -- mormorò il giovine. -- L'ho sospettato anch'io: la moglie di
un altro. Io però non lo credo.
-- E allora? -- essa rifletteva. Mormorò: -- Forse hai ragione tu. Non
avrebbe aspettato all'ultimo momento se avesse temuto di comprometterla.
Ma Giulio scosse di nuovo il capo.
-- No. Ignoranti o istruiti, in guerra si è tutti eguali; tutti
persuasi, mentre si vedono cascar gli altri, che le pallottole, le
spolette o le schegge debbano rispettar noi. E sai chi ci dà questa
persuasione? Proprio i ricordi che si portano sul petto; di nostra madre
e di chi ci vuol bene.
L'Ida sorrise, con gli occhi pieni di lagrime.
Egli prese dal portafogli il ritratto di lei; lo considerò quasi per
rinnovarsi, ora che le sedeva vicino, le impressioni che aveva a
considerarlo quando era lontano, lassù; e pacatamente lo ripose. Dopo,
afferrò le lettere e la busta con la fotografia e la ciocca di capelli,
e buttò tutto nel fuoco.
-- «Fuoco, prego». -- Cercava rendere con la sua voce il suono delle
parole indimenticabili, e osservava le carte accendersi, la fiamma
invaderle raggrinzando la busta. Esclamò:
-- Vampata d'amore! --; e la frase gli parve così bella che guardò,
contento, l'Ida. Ma essa:
-- Di' dunque: perchè distruggere?
-- Ascolta -- rispose Giulio. -- Quando due che si sono amati, si
lasciano, cosa fanno perchè ogni legame sia troncato per sempre? Si
restituiscono i pegni d'amore. Un pegno è una memoria, è un obbligo a
ricordare: è vero?
-- È vero.
-- Quell'ufficiale sentendosi morire pensò che la sua fidanzata, se
riavesse le lettere, il ritratto, i capelli, non resterebbe legata alla
sua memoria, come ci resterebbe invece se credesse che qualche cosa di
lei fosse andato sottoterra con lui.
Se non che l'Ida obiettava ancora:
-- Avrebbe pregato di seppellir le carte, non di bruciarle.
-- Rifletti -- ribattè Giulio. -- Doveva dubitare che non lo seppellissi
io; e non si fidò di altri, anche se io promettevo. Nel modo che mi
guardava io capii che intendeva dirmi: di voi posso fidarmi. Sembran
misteri e sono verità così semplici!
Alla ragazza tornarono a luccicare gli occhi.
-- Ma io sarò più spiccio -- seguitò Giulio. -- Sul tuo ritratto ci
scriverò: «Seppellitelo con me, prego». -- E sorrise.
-- Giulio! -- gridò lei.
-- E tu, se io morissi? -- dimandò lui, pacatamente.
Ah, la prova; la gran prova d'amore!
L'Ida corse a prendere le forbici, si disciolse una treccia. E lui
tagliò tre capelli, li compose in ciocchettina, li baciò e li pose col
ritratto nel portafogli. Pacatamente.
Ma allora la ragazza gli gettò le braccia al collo singhiozzando.
Piangeva come piange una bambina per meritar perdono.
-- Cosa ti salta in mente? -- fe' Giulio scostandola a un tratto, e
fissandola. Una nube gli passò per lo sguardo. Si ricordava adesso le
parole di lei. -- Che confidenza dicevi d'avermi a fare? -- chiese.
-- Questa -- essa rispose rasserenata e felice: -- che niente, nessuno
al mondo mi separerà più da te. Capisci? Con te, vivo o morto, l'anima
mia. Per sempre!