Poche ore dopo, Roberto Arconti era già fuori di pericolo, ajutato
dalla sua tempra vigorosa e da quella segreta virtù rinnovatrice che
c'è nella giovinezza. Maria, seduta accanto al suo letto, il pallido
viso raggiante d'una gioia ineffabile, gli misurava con savia
parsimonia il cibo e la bevanda, temendo a ragione che ogni abuso
potesse nuocere al suo stomaco indebolito da un digiuno di quasi tre
giorni. E come il cibo e la bevanda, così ella misurava al suo
convalescente la luce, la quale non entrava nella cameretta che da uno
spiraglio dell'imposte socchiuse.
Per un certo tempo lo spirito di Roberto non seguì che lentamente il
ridestarsi delle forze fisiche. Quando si rivolgeva indietro col
pensiero, c'era un punto in cui si smarriva. Ricordava benissimo
l'orrore provato vedendosi chiuso in una specie di sepoltura,
ricordava la prima parte del suo supplizio, i primi patimenti
sofferti; poi non aveva più che la reminiscenza confusa d'un infinito
malessere. Come fosse stato salvato, chi lo avesse collocato in quel
letto egli non lo sapeva, nè sapeva perchè Maria fosse lì al suo
fianco, perchè Odoardo Selmi facesse ogni tanto una fuggevole
apparizione sulla soglia. Maria non aveva voluto rispondere alle sue
domande; s'era accontentata di dirgli che non c'era fretta, che
avrebbe appagato più tardi la sua curiosità, che pel momento era
necessario ch'egli stesse in riposo senza parlare e senza far parlare
gli altri.
A poco a poco però gli accadeva quel che accade a chi, dal piano, vede
sorger il sole sulla cima d'un monte avvolto di nebbia. Prima c'era un
fitto velo che non lasciava discerner nulla, che non lasciava nemmeno
sospettare la presenza della montagna, poi quel velo si squarcia in un
punto, poi in un altro; qua appare una macchia d'alberi, là una
casetta bianca, più in su una striscia di neve, finchè alla lunga la
nebbia si dissolve tutta, e i contorni del monte si disegnano netti
sull'azzurro del cielo.
Così quel che c'era di sconnesso, d'oscuro nelle idee di Roberto
andava via via riordinandosi e prendendo forma e colore per effetto
della memoria che si risvegliava, o per le induzioni d'un facile
raziocinio. Egli capiva ormai perchè Odoardo e Maria gli fossero
vicini, e il cuore gli diceva ch'era debitore a loro della sua
salvezza.
Quando questo concetto fu ben chiaro nella sua mente, egli afferrò con
impeto la mano di Maria, e la portò alle labbra. E poich'ella,
agitata, sorpresa, voleva ritirarla:--Ebbene--egli le disse con un
filo di voce--se non mi lascia la mano, trasgredirò i suoi ordini e
parlerò.
Ella non opponeva più resistenza. In quella stretta c'era tanta
dolcezza da compensarla di ciò ch'ell'aveva sofferto in passato, di
ciò ch'ella avrebbe sofferto in avvenire. Non per lui solo; anche per
lei era meglio che Roberto tacesse. Le sue parole, per quanto piene
d'affetto, non potevano che richiamarla alla realtà delle cose. Invece
ella sognava e voleva continuar a sognare.
Pur se le fosse stato concesso di vedere ciò che si passava in quel
momento nell'animo di Roberto, la realtà non l'avrebbe atterrita, ma
le sarebbe anzi parsa più bella dei sogni. Non era, no, una sterile
pietà, non era una volgare riconoscenza; era un'ammirazione profonda
per la donna che univa a modi così semplici e schietti tanta copia di
virtù e d'eroismo, era un acuto rimorso di non averle reso giustizia,
era una brama impaziente di riparare ai torti che le aveva fatti. Non
sapeva intendere come avesse potuto preferirle Lucilla, come a questa
frivola giovinetta avesse potuto dare un impero tale sopra di lui che,
anche dopo averle scritta la lettera di congedo, non gli riusciva di
evocarne l'immagine senza un turbamento indescrivibile. Cessando di
regnare, ella aveva però conservato abbastanza potere da impedir che
altri regnasse in sua vece. Ma ora l'idolo era infranto, ora la sua
catena era finalmente spezzata. La stessa avvenenza di Lucilla gli
pareva fredda e scolorita: era una bellezza di statua, e la statua non
aveva più un'anima dacchè egli non le prestava la propria. Noi non
sapremo mai per quanta parte l'aspetto delle cose vedute dipenda dagli
occhi con cui le vediamo.
Roberto Arconti si riaffacciava libero alla vita, e la libertà gli era
tanto più cara quanto migliore era l'uso che poteva farne. A chi
offrirla se non alla vereconda fanciulla, il cui amore intenso e
discreto aveva vegliato su lui sin dal primo giorno ch'egli era giunto
a Valduria? Ed egli aveva creduto di non amarla perchè il suo affetto
per essa non era una fiamma divoratrice, non era una febbre dei sensi
come la passione che l'aveva acceso per Lucilla? Ma s'ingannava.
L'amore veste forme diverse, e il più violento non è sempre il più
vero. Così i mari più tempestosi non sono i più profondi.
E l'amore in ciò che ha di più gentile e soave si rivelava a Roberto
mentr'egli teneva stretta la mano di Maria e figgeva lo sguardo nel
viso di lei, che non osava alzar gli occhi per tema di veder fuggire
la sua felicità.
Un raggio di sole entrò nella stanza e andò a posarsi, tremolando, sul
soffitto. Maria si scosse e fece atto d'alzarsi.
--Dove va?--chiese Roberto.
--Vado a chiuder meglio le imposte, ella rispose.
--No--ripigliò il giovine, sollevandosi alquanto sui gomiti--non ce
n'è bisogno.... Ormai non sono più tanto debole... Posso guardare il
sole... e, se ne persuada, posso anche parlare. Rimanga qui. Devo
dirle una cosa.
--Una cosa a me?--susurrò Maria con voce strozzata dalla commozione.
In quel punto si aperse l'uscio. Era Odoardo.
--Oh bravo!--egli esclamò, vedendo Roberto a sedere sul letto.--Così
mi piace.
E soggiunse ridendo:--Il medico te l'ha permesso?
Maria gli diede sulla voce.--Zitto! Che strepito fai!
--Eccola, la dottoressa. In questi paesi dove i dottori veri non si
possono avere quando si vuole, le donne fanno il mestiere di
contrabbando. Mia sorella poi...
--Odoardo--disse l'Arconti, troncandogli a mezzo la frase--tua sorella
non mi ha ancora spiegato come siate qui voialtri e che parte abbiate
preso alla mia salvezza. Ma già me l'immagino senza che nessuno me lo
spieghi... Fàtti più vicino, Odoardo, ch'io ti dia un bacio.....
Così... Questo bacio val più di tutti i ringraziamenti... E
adesso--egli continuò--dobbiamo discorrere d'un'altra faccenda.
--Un momento--replicò Odoardo.--Il procaccino ha portato or ora due
lettere per te.
Roberto le prese, e ne guardò la soprascritta. La prima che gli cadde
sott'occhio era di sua madre.
--Povera mamma!--egli disse.--Credo che domani sarò in grado di
scriverle. Speriamo ch'ella non abbia saputo nulla... A spedirle un
telegramma si farebbe peggio...
Mise da parte quella lettera e fermò la sua attenzione sull'altra. Ma
appena n'ebbe vista la calligrafia, gli sfuggì un piccolo grido.
--Cosa c'è?--gridarono spaventati Odoardo e Maria.
--Nulla--disse Roberto ricomponendosi subito.--O piuttosto è
passato.--Indi ripigliò coi tono serio che s'addice ad un argomento
grave:--Prima ch'io apra quella lettera, Odoardo e Maria, amici miei,
rispondete a una mia domanda. Tu, Odoardo, mi accordi la mano di tua
sorella, e lei, Maria, consente ad esser mia moglie?
--Se ti accordo la mano di mia sorella?--proruppe Odoardo fuor di sè
dalla gioja.--E puoi chiederlo? E puoi chiedere a Maria se consente ad
esser tua moglie? Ma non sai come ti ama?
--Io so unicamente--osservò con tristezza Roberto--ch'ella non ha
ancora risposto alla mia interrogazione.
Infatti Maria si nascondeva con le mani la faccia e piangeva in
silenzio.
--Maria, Maria--esclamò Odoardo stupito.
--Perchè taci? Lo amavi tanto! Non lo ami più?
--Se lo amo?--ella disse giungendo le palme e scoprendo il viso
inondato di lagrime.--Se lo amo? Chi può amarlo al pari di me? Esser
sua sposa sarebbe più che la felicità, sarebbe un paradiso in terra.
--E quand'è così?--interruppe Roberto che pendeva dal labbro della
giovinetta.
--Ma egli non mi prenderebbe che per compassione--proseguì Maria
rivolgendosi a suo fratello.--Egli ha un'altra donna nel cuore.
--Come puoi dir questo?--gridò Roberto.--Tu sai pure, Maria (vedi, ti
do già del _tu_), tu sai che fra me e l'_altra donna_ è finita ogni
cosa.
Maria si alzò e gettò le braccia al collo di Odoardo.--Sì, egli le ha
scritto restituendole la sua libertà e riprendendo la propria, ma una
lettera di lei può cambiar tutto. E quella lettera è là, è arrivata or
ora, ed egli vuol essersi impegnato prima di aprirla, perchè dopo
potrebbe non sentirsi più la forza di disporre di sè.
--È questa la cagione della tua esitanza?--esclamò Roberto afferrando
la lettera, mentre Odoardo doveva confessare a sè stesso che il
discorso di Maria gli riusciva piuttosto oscuro, e brontolava fra
sè:--Questo è voler tormentarsi apposta. Ma come mai mia sorella ha
capito di chi sia quella lettera?
--È vero--continuò l'Arconti.--Questo foglio viene da Lucilla.... Ed è
la prima volta ch'essa mi scrive dacchè son qui... Tutt'al più s'era
contentata di mandarmi finora qualche riga sotto le lettere di mia
madre. Io non so ciò ch'essa mi dirà, e, facendo la mia proposta prima
di saperlo, io non credevo che tu interpretassi così male il mio
pensiero, o Maria. Non era, no, per tagliarmi la ritirata, per
mettermi al coperto da ogni possibile debolezza; era anzi per
dimostrarti che la mia risoluzione non dipende da altri che da me,
ch'io non agisco sotto l'influenza d'un dispetto, ch'io non ti domando
di esser mia moglie unicamente perchè quella che amavo un tempo non
può esserlo più... Tu supponi che Lucilla mi scriva per fare ammenda
della sua leggerezza. Vedrai che si tratterà invece di ben altra
cosa... Ma qualunque sia il contenuto di questa lettera, esso non può
mutare l'animo mio. Ormai amo te, amo te sola, e di te sola voglio far
la mia donna, la compagna della mia vita... Non ti basta ancora?
--Oh fratello mio, s'egli m'ingannasse, s'egli dovesse pentirsi, io ne
morrei--balbettò Maria senza sollevar la testa dalla spalla d'Odoardo.
--In verità--disse questi--non riesco ad intenderti. Roberto non può
parlar più chiaro di così... Perchè vuoi che t'inganni? Perchè vuoi
che si penta? Non deve parergli vero d'essersi liberato da quella
civetta.
--Odoardo!--esclamò Maria in tono di rimprovero.
--Oh lascia un po' che spifferi la mia opinione anch'io. Quella
signorina Lucilla è una civetta e chi la sposerà starà fresco.
--Non auguriamo disgrazie a nessuno--gridò Roberto, che in questo
intervallo aveva aperto e scorso rapidamente la lettera.--Dopo aver
gettato sopra di me la responsabilità della nostra rottura, Lucilla mi
annunzia ch'è fidanzata al marchesino Moschi.
Chi fosse disceso in quel momento nel cuore dell'ingegnere Arconti
avrebbe forse potuto trovarvi un po' d'amarezza, perchè noi siamo
fatti in maniera che una certa dose di vanità non ci lascia mai, e
anche quando vogliamo troncar ogni relazione con una persona, ci
dispiace che questa persona ci si rassegni troppo facilmente.
Comunque sia, quest'annunzio troncò gli ultimi dubbi di Maria.
Scioltasi dall'amplesso di suo fratello, ella si lasciò cadere a'
piedi del letto di Roberto, e fissando nel giovine i suoi occhi pieni
di tanta luce di pensiero e di tanta fiamma d'affetto, gli disse con
accento ineffabile:--Adesso sono contenta. Adesso son proprio _tua_.
Egli si chinò sopra di lei, e le cinse il collo con ambe le braccia.
--O mia salvatrice, o mio angelo, quanto bene ti voglio!
--Sia ringraziato il cielo!--esclamò Odoardo.--Se c'è un matrimonio
che debba esser felice, è il vostro. Perchè, dà retta a me, Roberto,
una ragazza simile a Maria non la trovi a girar mezzo mondo.
--Lo so, lo so.
--Che sciocchezze dici, Odoardo!
--Adesso ne dico una più grossa ancora. Il mio maggior dispiacere è
quello d'esser tuo fratello.
--Oh questo poi.....
--Sì, perchè altrimenti t'avrei sposata io.
--Pazzo che sei!
--Ora che siamo intesi--ripigliò Roberto--mi racconterete un po' come
vi sia giunta la notizia della mia disgrazia, e come siate arrivati a
salvar questo povero sepolto vivo.
--Mi vien freddo al solo pensarci--rispose Maria.--Parla tu, Odoardo.
Il Selmi cominciò allora un racconto che, in parte, non sarebbe per
noi che una ripetizione di cose già dette, in parte, non diletterebbe
punto i lettori.