Riconduciamoci adesso col pensiero a Valduria, nel giorno in cui
Roberto ne era partito insieme a M.^r Black per recarsi a Milano.
Maria, la quale, come sappiamo, aveva accompagnato fino alla carrozza
i due viaggiatori, nel tornare a casa trovò un contadino tutto
trafelato che veniva a chiamarla per parte di Gertrude Regoli. La
vecchia, inferma da un pezzo, s'era aggravata improvvisamente nella
notte ed era ormai in fin di vita.
Solita a correr senz'indugio dove c'era bisogno di lei, Maria non si
fece attendere nemmeno questa volta. Allorchè ella giunse, Gertrude
aveva già perduta la parola. Ma negli occhi le si leggeva ancora la
piena coscienza di sè, e alla vista di Maria quegli occhi brillarono
d'una luce più viva. Ella accennò alla ragazza d'avvicinarsi. Maria
s'inginocchiò fra Cipriano, che stava ritto al capezzale in
atteggiamento di cupo dolore, e il curato che sedeva a piedi del
letto, recitando le orazioni degli agonizzanti.
Gertrude fece un altro segno a Cipriano, che pendeva da ogni suo
movimento. Il giovine la sollevò a sedere e con infinita cura le
acconciò il guanciale sotto la testa. Quindi cadde egli pure in
ginocchio accanto al letto. La moribonda con uno sforzo supremo alzò
ambe le braccia e impose le mani sul capo dei due giovani, come
accomunandoli in un'ultima benedizione. Le sue pupille dilatate si
fissarono prima sul volto fieramente contratto di Cipriano, poi sulla
faccia pallida e mesta della dolce Maria, e parvero voler esprimere un
voto, una preghiera che il labbro non era più capace d'articolare. Un
tremito convulso le agitò tutta la persona, un gemito lungo le uscì
dal petto, e la sua testa canuta si piegò sulle spalle del rude
minatore, che la stringeva fra le braccia chiamando--Mamma, mamma!
--È morta!--disse il prete avvicinandosi.