Un vetturale con una timonella a un cavallo attendeva Roberto alla
stazione più vicina a Valduria. Odoardo Selmi sarebbe venuto in
persona a incontrarlo, ma le sue occupazioni glielo avevano impedito,
e se ne scusava con una riga gettata giù in fretta.
Con una miglior disposizione d'animo il giovine Arconti avrebbe potuto
ridere dei fianchi prominenti del quadrupede, del naso fenomenale del
cocchiere e della costruzione primitiva della carrozza. Invece, con la
malinconia ch'egli aveva intorno, quella vista non fece che
contristarlo di più. Nè mancarono altre ragioni a crescere la sua
noia. Il baule ch'egli aveva portato seco non potè esser collocato a
posto che con immensa fatica, e in mezzo alle imprecazioni del
cocchiere Andrea, il quale non intendeva come un ingegnere non avesse
misurato da Milano la capacità della vettura con cui doveva far
l'ultima parte del suo viaggio. In quanto alla cassa di libri
bisognava assolutamente lasciarla alla stazione; la si sarebbe
ritirata il dì appresso.
La carrozza procedette per tre quarti d'ora lungo la strada postale,
sollevando con le ruote nembi di polvere. Indi essa prese una
stradicciuola angusta, sassosa, che saliva con leggero pendìo verso il
monte. Il cavallo correva un tratto, poi abbassando la testa, andava
innanzi al passo, con le redini allentate sul collo. Andrea fumava, e
la punta del suo naso monumentale compariva e scompariva a vicenda tra
i globi di fumo come la cima d'una montagna circonfusa di nuvole. Ogni
momento la vettura, ch'era priva di molle, urtando contro una pietra
più grossa, dava un sobbalzo e palleggiava Roberto da una parte
all'altra del sedile. Per solito Andrea non s'accorgeva nemmeno di
questi scossoni; solo quand'essi prendevano proporzioni eccessive egli
metteva una sonora bestemmia. Malgrado l'umore poco mansueto del
cocchiere, a Roberto non sarebbe stato difficile di attaccare
conversazione se la tristezza profonda ond'era compreso non gli avesse
reso impossibile di pronunciare una parola. Pensava al diverso
avvenire che aveva sognato, pensava agli altri viaggi che avrebbe
dovuto fare. Senza la sventura che lo aveva colpito, egli avrebbe
percorso la Francia, l'Inghilterra ed il Belgio affine di compiervi la
sua istruzione; poi, reduce a Milano, avrebbe fissato l'epoca del suo
matrimonio con Lucilla. Riscaldato dal tepido soffio dell'amore,
protetto dalla riputazione e dall'influenza paterna, sarebbe giunto
alla meta per un sentiero agevole e piano. E adesso invece che cosa
l'aspettava? Se sua madre, se Lucilla, se i suoi amici avessero avuto
ragione, se veramente egli avesse obbedito a un impeto irriflessivo,
se non avesse potuto durar nemmeno un paio di mesi in una carriera che
domandava gusti speciali e speciali attitudini?
La strada si faceva sempre più cattiva e più ardua. Il sole, già volto
al tramonto, lambiva le creste dell'Apennino, un venticello leggero
accarezzava le foglie dei mandorli e faceva ondeggiar le cime dei
pioppi, una fila di nuvolette rosee si svolgeva al lembo
dell'orizzonte, allegri gruppi di rondini fendevano l'azzurro del
cielo. Felici creature! Volavano a stormi, ora avvicinandosi alla
terra, ora perdendosi nelle profondità del firmamento, volavano
cantando, e il loro canto era un inno d'amore. Felici creature! Egli
era solo, oppresso dai ricordi, angustiato dai timori e dalle
incertezze. Chi sa dov'era Lucilla in quel momento? Chi sa a che cosa
pensava? Forse pensava a lui; forse era sul terrazzo della sua casa e
guardava la strada sottoposta, la strada per la quale egli soleva
venire e ch'egli non avrebbe percorso più per un anno, per due anni,
chi sa per quanto tempo; forse una lagrima le scendeva dal ciglio. Si
portò la mano agli occhi; piangeva anche lui. E, attraverso il velo
che si calava sulle sue pupille rivedeva le guglie del Duomo nuotanti
negli ultimi raggi del sole, rivedeva i suoi cari, rivedeva tutto il
suo passato così gaio, così promettente. Per la strada non
s'incontrava quasi nessuno; solo a lunghi intervalli si scorgeva
qualche casolare nella campagna, si sentiva qualche voce di contadino
reduce dal lavoro. Qua e là, sul dorso delle colline lontane, una
bianca villetta andava sfumando via nella luce fuggente del
crepuscolo. Di tratto in tratto veniva per l'aria un acre odore di
zolfo.
L'Arconti ruppe il silenzio, e chiese al vetturale.--Ci vuol molto ad
arrivare?
--Un quarto d'ora---fu la risposta.
--Tanto fa scendere--soggiunse Roberto. E balzò a terra senz'aver
bisogno di far arrestar la carrozza, la quale andava a passo di
lumaca.
Aveva lo spirito accasciato, le membra intormentite. Sperava che un
po' di moto gli facesse bene.
Cominciò col correre innanzi un tratto; poi, giunto a un bivio, si
addossò al tronco d'un albero e lasciò di nuovo passar la vettura.
Scendeva la sera, qualche lucciola brillava lungo i margini della via,
la carrozza, il cavallo, il cocchiere formavano una massa nera che si
staccava confusamente dal fondo grigio. Andrea si stropicciò sui
calzoni un fiammifero e accese la pipa che s'era spenta.
Finalmente s'intesero delle voci. Erano minatori, che tornavano dal
lavoro. Sfilarono davanti a Roberto, davanti alla carrozza, scambiando
qualche parola con Andrea, accorgendosi appena del giovine con cui
sino dal giorno successivo avrebbero dovuto far conoscenza. Apparsi
come ombre, come ombre si dileguarono. Tornò a regnare il silenzio, e
intanto le tenebre divenivano più fitte. Tremolavano le stelle nel
firmamento, cantavano i grilli, gracchiavano le cicale sugli alberi.
Era notte fatta. Roberto non ne poteva più. Non era la stanchezza del
viaggio, era la solitudine, era un senso penoso d'isolamento che
l'opprimeva. Se in quell'istante gli avessero detto: Rinuncia alla tua
idea di essere un impiegato di miniera, e sarai in un attimo a Milano
nella tua casa, vicino a Lucilla, vicino ai tuoi amici, forse egli non
avrebbe saputo resistere alla tentazione di accettar la proposta.
Un lumicino brillò nell'oscurità a un centinaio di metri. Fissando gli
occhi da quella parte, si vedeva sorgere un fabbricato.
--Ci siamo?--tornò a domandare Roberto.
--Io ci sono--rispose Andrea--perchè qui c'è l'osteria e qui si lascia
il cavallo. Ella deve fare ancora una salita di dieci minuti.
--Qualcheduno mi accompagnerà--soggiunse con piglio infastidito
l'Arconti--perchè io non ho l'obbligo di saper la strada. E il
bagaglio non lo posso già prender in ispalla.
--Adesso vedremo--disse il cocchiere di malavoglia.--Ci sarà il figlio
dell'oste.
Andrea scese dalla vettura e prese il cavallo pel morso. A quel punto,
un uomo d'alta statura uscì dall'osteria e gridò--Arconti, sei qui?
Era la voce di Odoardo Selmi.
--Sei tu, Odoardo?--chiese Roberto brancolando nel buio, e tutto
consolato di trovar finalmente una persona amica.
Si sentì cinto da due braccia poderose, e ricambiò di gran cuore due
baci scoccatigli sulle guancie dal suo condiscepolo.
--Bravo Roberto! Scusa se non ho potuto venire incontro. Esco da
mezz'ora appena dalla miniera.... Quanto piacere m'hai fatto ad
accettare la mia offerta! Ci vorrà in te una bell'abnegazione ad
acconciarti a questa vita, ma insomma alla lunga ci si avvezza a tutto
e vedremo di stare alla meno peggio....
--Grazie, Selmi, grazie di queste buone parole.... Avrò proprio
bisogno della tua affezione e della tua indulgenza.... Ma per bacco!
Sei cresciuto di volume da quand'eri a Milano.... Che spalle hai
fatto, e che torace!
--Eh, me la passo.... Son sempre quella materia greggia ch'ero al
Politecnico. A fronte di voi azzimati, eleganti, spiritosi, che figura
ci facevo!.... Povero Roberto! Che disgrazia doveva toccarti! E perchè
non iscrivermi prima?... Ma adesso non è tempo da chiacchiere....
Avrai fame.... Ancora pochi minuti e ci siamo.... Qui, per questa
scorciatoia.... A casa troveremo pronta la cena.... Il mio maggiordomo
fa le cose benino.
--Il tuo maggiordomo?--disse ridendo Roberto, mentre a braccio
dell'amico saliva per un sentiero erto e sassoso.
--Sì, mia sorella Maria.... Te la presenterò....
--Ah, tua sorella... Mi ricordo che me ne parlavi qualche volta.
--Sì, allora era una fanciulla.... Adesso è una ragazza fatta. Ma così
esile e mingherlina da non mostrar che quindici anni. E ne ha venti
compiti.... All'aspetto non par certo mia sorella.... E nemmeno
all'intelligenza.... Oh, quantunque non sia stata al Politecnico, val
tanto più di me.... Siamo rimasti soli, e me la son condotta meco....
Del resto, guai se non l'avessi.... E non è un angelo per me solo....
ma per tutti i nostri minatori, per la nostra valle.... È semplice,
modesta.... vedrai.... Ah, guardi quel coso nero laggiù?... È un
caminone.... E quelle baracche lì in fondo?... Sono magazzini.... E a
destra ci sono i forni per le fusioni. E più a basso le due caldaie a
vapore.... Nella miniera poi s'entra di là...
E accennò a sinistra. Indi soggiunse.--Ma, con questo buio, sfido a
vederci..... Domani, domani.
Chiacchierando così, si arrivò ben presto a una casa isolata in cima
alla collina. La porta d'ingresso era aperta, e lasciava veder una
tavola apparecchiata e rischiarata da un lume a petrolio. Nel vano
della porta si disegnava una figura di donna.
--Ecco mia sorella, ecco il nostro ospite Roberto Arconti--disse
Odoardo, facendo la duplice presentazione.--Roberto sarà il compagno
della nostra vita per un pezzo, spero.... Bisogna trattarlo come uno
di casa.
--Come un altro fratello--rispose senza enfasi, ma spontaneamente
Maria, mentre stringeva la mano al nuovo arrivato. E proseguì, non
lasciandogli tempo di ringraziare.--Vuol esser condotto nella sua
camera, o vuol cenar prima?
Roberto preferì di cenare. Non gli pareva vero di trattenersi ancora
un poco in quell'ambiente schietto, sereno, affettuoso.
Maria non era bella. Era magra, pallida, con fattezze piuttosto
irregolari; ma aveva due grandi occhi cilestri pieni di dolcezza e di
pensiero, e una bocca facile a sorridere e guarnita di bianchissimi
denti. Due anni addietro una malattia le aveva fatto cadere i capelli.
Aveva dovuto tagliarseli corti corti, e adesso le crescevano
lentamente, ciò che contribuiva a darle un'aria quasi infantile. La
sua vocina era melodiosa, insinuante, di quelle che fanno spiccare
ogni parola.
--Maria esercita la sua alta direzione anche sulla cucina--disse
Odoardo.
--Davvero? Mi congratulo con lei della sua abilità,--osservò
l'ingegnere Arconti, che trovava saporitissime le vivande.
Durante la cena, un ragazzo portò il baule, ch'era rimasto
all'osteria.
--Aspetta lì--disse la giovinetta--or ora bisognerà metterlo nella
camera dell'ingegnere.--Intanto bevi un bicchier di vino.
--Ci sarà poi anche una cassa--soggiunse Roberto.--La vettura non la
conteneva, e bisognò lasciarla alla stazione. Mi assicurarono che ci
sarà modo di averla qui domani.
--Senza dubbio--rispose il Selmi.--Dovevo immaginarmelo che in quella
timonella tutto non ci sarebbe stato....
--Se avessi badato a me--insinuò Maria.
--Avrei fatto meglio--assentì Odoardo. Indi rivolgendosi
all'amico:--Sarà una cassa di biancheria.
--Veramente--disse Roberto con qualche esitanza--è una cassa di libri.
Odoardo non seppe trattenere un'esclamazione di sorpresa.
--Libri? Che cosa vuoi farne? Qui? Quando avrai lavorato tutto il
giorno, avrai ben altra voglia che di leggere.
Maria slanciò a suo fratello un'occhiata di rimprovero.--Hai torto.
Un'ora per aprire un libro la si può trovar sempre, e il signor
Roberto ha fatto bene a portar con sè qualcheduno de' suoi vecchi
amici.
L'Arconti guardò con riconoscenza la giovinetta che prendeva le difese
della lettura.
--Sì, sì--ripigliò Odoardo vuotando un bicchiere di vino.--Capisco
ch'io non sono buon giudice.... Non ho mai vegliato _sulle dotte
pagine_, io.... ma rispetto i gusti degli altri. Del resto, quando
avrai i tuoi libri Maria ti aiuterà a metterli a posto.... È una
ragazza che trova tempo a far tutto.... anche a dar da mangiare ai
cani.
Infatti la fanciulla distribuiva i rilievi della mensa fra due cani da
caccia, che erano entrati silenziosamente nella stanza.
Di lì a poco, ella si alzò, accese una candela e disse:--Vado a vedere
se tutto è in ordine nella camera del signor Roberto.
I due giovinotti rimasero soli col bicchiere di vino davanti e col
sigaro in bocca. Ricorsero gli anni della scuola e si raccontarono le
vicende successe dacchè non si erano visti. Odoardo, modesto per sua
natura, attribuiva a una combinazione fortunata l'aver potuto trovar
così presto un ufficio onorevole e lucroso. Qualche volta gli pareva
che la responsabilità fosse superiore alle sue forze, ed era tentato
di rinunciarvi. Nel complesso però non si trovava male; la vita
attiva, faticosa si confaceva al suo fisico robusto; alcune delle
qualità richieste per la miniera sentiva di averle. Non mancava di
coraggio, di sangue freddo, di perseveranza.--Ma son sempre stato
corto di cervello, questo è il guaio--egli soggiungeva picchiandosi il
fronte.
E poichè Roberto rideva.--No, no, parlo sul serio--continuava il
Selmi, mentre vuotava allegramente uno dopo l'altro i bicchieri di
vino;--capisco che sono un buon generale di divisione, ma non sono un
buon generale in capo. E c'è stato dell'egoismo nel consigliarti di
venir qui; sentivo che tu avresti supplito alle mie deficienze.
--Io?
--Sì, sì, vedrai.... Oh me lo ricordo bene ch'eri il primo della tua
classe.
--Questo vuol dir molto!.... Si è portenti in iscuola e asini
fuori.... e viceversa.... Eh, caro Selmi, la voglia di far bene la ho,
ma volere non è sempre potere.... E sa Iddio se riuscirò anche negli
uffici che mi destini, e che, tra parentesi, ignoro ancora quali siano
precisamente.
--Domani intanto faremo un giro per la miniera, che tu devi conoscere
in ogni sua parte.... Vedrai i lavori compiuti, i lavori progettati, e
ti formerai un'idea delle difficoltà vinte e di quelle che restano da
superarsi. Ti presenterò ai minatori; c'è della scoria, ma c'è anche
della brava gente.... A proposito, hai un revolver?
--No.... Perchè?
--Perchè in questi luoghi il revolver bisogna sempre averlo. Te ne
darò uno io.
--Siamo dunque sul piede di guerra?
--Tutt'altro. Ma è opportuno di far sapere che non si sarà mai colti
alla sprovvista.
--_Si vis pacem, para bellum_--esclamò Roberto con una risatina.
--Appunto. Col latino non ho confidenza, ma questo motto lo conosco.
Del resto, tu per ora sei addetto all'amministrazione, ma se ci
troverai gusto, credo che finirai a poter occuparti della miniera.
Bisogna prima che tu metta un po' d'ordine alla contabilità. Tuo padre
era un bravo uomo d'affari, e qualche cosa avrai imparato da lui.
--Molto poco; pure mi ci proverò, ma ti confesso che, nella mia
qualità d'ingegnere, preferirei occuparmi di cose tecniche.
--Te ne occuperai a suo tempo: sta sicuro; ho intenzione di farti il
mio capo di stato maggiore.... Ma ecco di nuovo mia sorella.
--Forse il signor Roberto è stanco--disse la giovinetta entrando.--Se
vuole che lo accompagni nella sua camera.
--Stanco no--egli rispose--ma non so le abitudini della miniera.
--Abitudini da montanari--osservò il Selmi.--Coricarsi presto e
alzarsi presto.... Alle sei sono già nel sotterraneo. A ogni modo, per
te che sei nell'amministrazione non ci sarà adesso un orario così
faticoso.... Domani verrò a prenderti alle otto e mezzo, dopo la mia
prima ispezione.
--E adesso che ore sono?
--Le nove passate.
--Chiacchierando s'è fatto tardi.... Vado dunque.... Se la signorina
Maria m'indica la strada.
--Verrò io stessa,--disse la ragazza.
Riprese la candela, che non aveva ancora spenta, e si avviò. Roberto
la seguì dopo aver stretto cordialmente la mano all'amico.
Maria salì una piccola scala, infilò un corridoio e si fermò davanti a
un uscio.--Eccoci--ella disse--non s'immagini di trovare una bella
camera.... Però, domattina, aprendo le imposte, godrà di una magnifica
vista. È tutto quello che ci può esser qui.
Dopo questo preambolo, la giovinetta entrò nella stanza, ch'era
piccina, modesta, a muri bianchi, ma pulita assai.
--Se le manca qualche cosa, non ha che da suonare il campanello--ella
soggiunse.--Dall'altra parte del corridoio dorme la Caterina, la
nostra donna di servizio. Vede quell'uscio?--e additò un usciolino
laterale.--Lì c'è una camera ove di giorno lavoro, stiro, inamido la
biancheria; ma potrà servirsene anche lei; già io non ci sto mica da
mattina a sera... e in ogni modo non disturbo.... Faccia conto che sia
un salotto... Qui su questo tavolino ha il necessario per iscrivere...
non so se le penne le accomoderanno; son quelle che adopero io.... per
la nota del bucato.... Ecco l'armadio, ove riporrà la roba del baule,
che è la, nell'angolo.... O piuttosto, non ne levi adesso che quello
che le è indispensabile; pel resto l'aiuterò io domani... Buona
notte....
Maria accese una candela che si trovava sul tavolino, diede ancora
un'occhiata in giro per veder se tutto era in ordine; quindi strinse
la mano a Roberto, e lo lasciò solo.
L'ingegnere Arconti non ebbe agio per quella sera di fermarsi a
considerare la rustica semplicità della stanza che gli era assegnata
dai suoi ospiti; un prepotente bisogno di riposo lo vinse e si coricò
all'ora stessa in cui, a Milano, soleva uscir di casa per recarsi alla
_Scala_ o al _Club_.