SCENA VIII.

=Detti= _ed_ =Emma=.

(_Emma entra in toeletta ricchissima ed elegantissima, con aria e

incesso da gran signora. Sembra trasfigurata. Mario al vederla non può

trattenere un vivo movimento di sorpresa e ammirazione_)

_Emma._ (_movendo amabilissima incontro ad Arsenia_) Arsenia!

_Arsenia_. Emma!... (_si abbracciano_)

_Mario_. (_a parte, ammirando estatico l’eleganza di Emma_) Com’è

elegante! (Altro che infagottata!)

_Emma_. (_a Mario che imbarazzatissimo s’accinge a far le

presentazioni_) Tralascia le presentazioni. Siamo vecchie amiche....

(_ad Arsenia_) Come ti son grata di esserti ricordata di me!

_Arsenia_. Ho avuto il tuo biglietto jersera... tornata appena in

città... Come vedi, non mi son fatta attendere. Ma lasciami finire i

miei complimenti a tuo marito.... Dal collegio in qua ti sei fatta pur

bella!...

_Emma_. Tu dici?... Cioè... questa sarebbe l’opinione di mio marito!...

Ah sì, se dai retta a lui, in confronto mio la Venere dei Medici si può

nascondere... A sentir lui, non c’è altro di bello sulla terra fuor di

me...

_Arsenia_. (_trasalendo, si sforza sorridere e getta una furtiva

occhiata di corruccio a Mario imbarazzatissimo_) Ah! ah!

_Mario_. (_stupito fra sè_) (E poco fa si lagnava?) Cioè... (_vorrebbe

interloquire, ma Emma l’interrompe_)

_Emma_. Ah, sì, sì... a sentirti...

_Mario_. (_sempre più stupito_) (Ora mi da del tu?...)

_Arsenia_. (_discorre, qui, e più avanti, sforzandosi nascondere sotto

accento affabilissimo e aspetto ilare il dispetto nervoso e gettando

a Mario di soppiatto occhiate furiose_) E fortuna che con te dice il

vero... Se no, sai, le troppo adulazioni dei mariti, alle volte...

_Emma_. Ah, ah, tu scherzi. Ti pare!... Un amore al quale bisognasse

montar la sentinella, e vigilarlo tutte l’ore perchè non mi scappi

via!... Ma non saprei che farne, io, d’un amore simile!... Se l’amore

non fosse una fiducia intera, sublime, il cieco abbandonarsi l’una

all’altra di due anime in un amplesso appassionato ardente..... ardente

come i baci che trassero a perdizione gli angeli di Moore...

_Mario_. (_stupefatto, fra sè_) (Gli angeli di Moore!).

_Emma_. (_terminando la frase_)...... non lo vorrei!.... non lo vorrei!

Neppur tu, n’è vero, Mario?

_Mario_. (_trasecolato a parte_) (È Emma che parla?).

_Arsenia_. (_sottovoce rapidissima, fremente, a denti stretti,

guardando Mario che le è vicino_) Ah... è questa la bambina...

_Emma_. (_insistendo, perchè Mario esita a risponderle_) Neppur tu?...

_Mario_. (_impacciatissimo_) Ma già... gli è che...

_Emma_. (_con energia imperiosa_) Negalo un po’...

_Mario_. (_c. s._) Non nego. (Ma è proprio Emma che parla? Arsenia mi

mangia).

_Arsenia_. (_a Mario con repressa ironia_) E allora, caro conte, le

mie felicitazioni!... Proprio, a vedervi, chi direbbe che quella vostra

aria gioviale, scapata, nasconda tanta fiamma di entusiasmi!... (_con

sorriso forzato_) Qua la mano!.... Non si stringe ogni giorno, in tempi

scettici, la mano (_nello stringere la mano che Mario costretto le dà,

gliela storce per rabbia così forte, che Mario fa una smorfia di dolore

e gli sfugge un_ Ahi! _soffocato_) di un uomo superiore che sa ispirare

di queste fedi intense, ideali... (_sottovoce rabbiosa a Mario_) (È la

poppattola?...)

_Mario_. (_come per ringraziar del complimento_) Baronessa...

_Emma_. (_non perdendo nulla del giuoco dei due, ma senza mostrare di

accorgersene; ad Arsenia_) Non tentar la sua modestia!...

_Arsenia_. Ma io, Emma, sono un po’ in collera con lui. Oh sì! troppo

egoista, conte! Se vostra moglie non si ricordava di me, ancora oggi

non saprei nulla delle vostre gioje! Eppure i vecchi amici ci hanno un

diritto alla lor parte... Non va bene dimenticarli!...

_Mario_. (_complimentoso cercando una risposta che non trova_) Oh, ma

la mia memoria!...

_Emma_. (_pronta levandolo d’imbarazzo_) No, per questo non lo

sgridare...

_Mario_. (Come se n’esce?)

_Emma_. La colpa è mia..... tutta mia. Sono io la egoista che

ho reclamato per me il possesso intero di questi giorni... E lui

poveretto...

_Arsenia_. Ti ho obbedito...

_Emma_. (_vivamente_) Ah sì!.... quanto a questo, fa tutto quel che

voglio...

_Arsenia_ (_fulminando Mario d’un’occhiata_) Ah!

_Emma_. Vorrei ben vedere che non lo facesse...

_Mario_. (Io casco dalle nuvole!...)

_Arsenia._ (_sorridente ad Emma_) Veramente... sai, il codice...

_Emma._ (_vivacissima_) Ma che codice... Come se il codice fosse fatto

pei matrimoni d’amore! Come se il codice dettasse legge al cuore,

quand’esso dice all’uomo: Costei che hai scelto a tua compagna dei

dolori e delle gioje... amala... ponila in alto... su in alto nella tua

mente... e di lassù ove l’hai posta non la far scendere mai; perchè

foss’anche un’illusione, anche un sogno, questo sogno è una luce a’

tuoi giorni, è una forza ispiratrice al tuo ingegno, ti darà visioni

belle, buone, gentili.... il dì che tu rompessi l’incanto, tutta la

prosa del codice non ti compenserà un solo fascino della poesia che hai

perduto...

_Mario._ (_stupefatto affascinato guardandola_) (Ma è lei? proprio

lei!...)

_Arsenia._ (_ad Emma_) Ah!... ti sei fatta romantica...

_Emma._ Oh no, — mi son fatta donna. Sono giovine, senza essere la

Venere che lui pretende, brutta non sono... e se non li facessi, come

donna, valere adesso, sul mio Mario, i diritti della gioventù e della

bellezza, se non cercassi, magari anche di abusarne un tantino, non

sarei una sciocca? Ti pare? N’è vero, Mario, che non me ne vuoi, se

qualche volta un tantino ne abuso?

_Mario._ (_trasecolato, non sa più che pesci prendere, guardando a

vicenda le due che lo fissano_) Tu abusarne... Oibò... (Arsenia mi

fulmina! Ma Emma è un’altra!...)

_Arsenia._ Ah!.... ma brava!...

_Mario._ (Qui è meglio cavarsela....) Se non ti rincresce, Emma, se la

baronessa permette, vado un momento là nel mio studio....

_Emma._ Studio?... adesso?... ohibò... adesso non si studia, si resta

qui.

_Mario._ (Ma che diamine ha?...)

_Emma._ (_proseguendo_) Non tema disturbarci il signorino. Tanto si

parla di lei... Se è per modestia, si metta là (_gli indica il tavolino

al quale stava disegnando_) e mi finisca quel disegno pel mio ricamo.

Doveva esser finito da jeri...

_Arsenia._ (_scandolezzandosi ironicamente_) Oh, sin da ieri?.... siamo

in ritardo degli ordini...

_Emma_ (_ad Arsenia_) Vedessi come disegna! è un amore... Me lo

finisci, Mario?

_Mario._ Sì, sì... (_va al tavolino_) (Con Arsenia sto fresco! Ormai,

tant’è! Ma mia moglie che diavolo ha?...)

_Arsenia._ E così gli comandi? (_Emma sorride affermativamente_) Ah!

Ah!.... Ercole ed Onfale!...

_Emma._ Ah sì! fa tanto piacere....

_Arsenia._ Però, vedi, i libri pretendono che Ercole ne abbia avuto

biasimo...

_Emma_. Perchè Onfale non era sua moglie, ed Ercole per lei tradiva sua

moglie, la più fida delle mogli....

_Mario._ (_mentre disegna, alzando il capo sempre più attonito_) (To!

adesso anche la mitologia!)

_Emma._ ... il che certo non toglie che Onfale dovesse trovarci gusto...

_Arsenia._ Ah già! per una donna, comandare ad un eroe così famoso...

vedersi docile ai piedi il vincitore di battaglie, l’uccisore dell’Idra

e del leone nemèo.....

_Mario_, (_interrompendo il suo lavoro_) Oh questo poi! (_alzandosi,

le mani puntate sul tavolo_) Prego di credere, baronessa, che io non

ho ammazzato nessun leone..... e nel serraglio Bidel vado sempre per

precauzione ai secondi posti... (_torna a sedere e ripiglia il suo

disegno_)

_Emma._ (_vivamente apostrofandolo_) Ed io ti prego di credere che se

non ti ritenessi capace di affrontare occorrendo, per un mio desiderio,

anche i leoni, come il cavaliere della canzone di Schiller che scese

nel circo a raccogliervi il guanto della sua dama.... non ti vorrei...

_Mario._ (_sbalordito_) Ma sì!...... anche Schiller!...

_Emma._ Ma io so che parli per modestia...

{Mario.} Se lo dici... (Tant’è... con Arsenia succeda che vuole, ma mia

moglie, per Dio, è proprio affascinante!)

_Emma._ Io però non credo, Arsenia, che il maggior piacere per Onfale

dovesse essere quello!... soggiogare un eroe!.... che gran cosa!... non

c’è gente, colle donne, più debole degli eroi!....... Sai la voluttà

proprio vera, squisita, quale io penso che fosse per lei? Il pensiero

di averlo portato via a sua moglie, di averlo rubato a un’altra

donna...

_Mario._ (Ahi! ahi!...)

_Arsenia._ Proprio?... tu dici?

_Emma._ Io dico che in noi donne non c’è nulla come il pensiero del

furto per aumentarci la voluttà dell’amore.

_Mario._ (_alzando il capo dal lavoro_) Ma sentila!...

_Emma._ (_seguendo il filo del discorso_) Viviamo di saccheggio

reciproco. E perchè mo’ un uomo fatto e che sia già passato per

parecchi amori, ha per una donna più fascino di un giovinetto che sia

ai primi passi?.... Perchè maggiore è il numero di altre donne su cui

le sembra, conquistandolo, di trionfare. O perchè un uomo innamorato

di una donna bella, invoglia un’altra a farlo suo, più di uno che ne

ami una brutta? Perchè più difficile è il furto... e più ci adesca la

vanità....

_Mario._ (È un trattato di psicologia!...)

_Emma._ (_proseguendo_) E vuoi un esempio? Tanto ora, con te posso

dirlo... e col mio Mario non ci son segreti. E poi, acqua passata non

macina. Quel signorino lì, come lo vedi...

_Mario._ Eh?

_Emma._ Stai lì... come lo vedi, con quell’aria contrita, non credere

mica ch’io sia stata il suo primo amore...

_Arsenia._ Davvero?

_Emma._ Adesso... sì, mi ama.... e come! e come!.... (_gesto di Mario a

cui Emma risponde_) Va là che lo so! lo so! (_si volge ad Arsenia_) Ma

sai che cosa di più mi ha invogliato ad essere amata da lui? lo avere

scoperto per caso, il dì delle nozze, che egli aveva una passione....

(_movimento di Mario ed Arsenia; Mario, quatto, quatto si alza dal

lavoro e gira inquieto per la stanza, come cercando svignarsela_) non

so per chi.... ma per una donna che gli comandava, come io adesso....

una passione che lo portava a finir male... Guarda che t’è caduto un

guanto!... e il pensiero di toglierlo a colei, di farlo mio, tutto mio,

che a quell’altra non ne restasse neppur una briciola....

_Arsenia_. (_sorridente, nervosa, febbrile_) Ah!... sei ben certa di

esserci riuscita?

_Emma_. (_trionfante_) Se lo sono!.... Domandalo a lui! Senti, Mario,

che cosa Arsenia mi chiede!!... Se è vero o no che io la ho supplantata

colei, se è vero o no che l’hai strappata dal tuo core, per farmene

dono, l’immagine di quella femmina.... (_con accento di spregio_).

_Arsenia_. Ah!...

_Emma_. (_non lasciandosi interrompere e rincalzando con forza

crescente_).... perchè, sai, mia buona, mia cara Arsenia, mi dissero

che era anche maritata.... e ch’ella abusava della catena che la

complicità crea, per tradire i suoi doveri, suo marito... tradire,

disonorare, a sangue freddo, — intendi? un uomo leale, che vi colma di

benefici, che vi affida il suo nome, non è vero che tutto ciò è triste,

è odioso, e basso.... e che colei meritava la umiliazione che io le ho

inflitto... non è vero, Arsenia mia cara, che la meritava?.... E l’ha

avuta!... (_Emma s’è venuta nel discorrere, accolorando e concitando —

i suoi occhi dan lampi fissando Arsenia che all’ultime parole balza in

piedi convulsa. Emma ripiglia con voce dolcissima_) Che hai?

_Arsenia._ Nulla.... è tardi....

_Emma._ Oh no, non te ne andare...

_Arsenia._ (_sforzandosi sorridere con tremito convulso nella voce_) Ma

in verità, Emma, si direbbe che tu ti esageri la tua missione sociale!

Ti erigi grande giustiziere del nostro sesso con una solennità, con

una severità che spaventa..... E voi conte, non dite nulla?... (_Mario

che si è rimesso al suo tavolino, incontrando, a questa apostrofe

di Arsenia, lo sguardo imperioso e fascinatore di Emma, invece di

rispondere, si china sul suo disegno, fingendo di lavorare in furia_)

_Emma._ Che vuoi che dica?

_Arsenia._ Non mi par da cavaliere lasciar offendere una donna che non

può difendersi, e che vi avrebbe dato, dopo tutto, il suo amore...

_Emma._ Eh via, che ne sai tu s’era amore o vizio? E a te che ne

importa?... A te? Ma non ti ho detto che egli me l’ha abbandonata?...

_Arsenia._ (_fulminandola dello sguardo e pur ostentando il sorriso a

denti stretti_) Guardati allora dalla legge del taglione!...

_Emma._ (_affabilissima_) Oh! non temere!... non c’è pericolo!...

Perchè io, vedi (_poggiando sulle parole, prende Arsenia amichevolmente

a braccetto e si mette a passeggiare con lei_), da qualunque

umiliazione il mio amor proprio l’ho messo in salvo per tempo...

Ciò che umilia una donna, ciò che la oltraggia a sangue è il sapersi

tradita dopo essersi data... è lo scoprirsi posseduta da un uomo il

quale a sua volta sia in poter d’un’altra donna: perchè gli è come se

ella stessa, — Dio che onta! — fosse in poter di colei! Ma un cuore

intero, non i resti d’un cuore io volevo! Sorprendere un uomo nelle

ore d’ozio dei sensi, e poi tenerlo colla forza dell’abitudine: bel

merito!... Il bello è saperlo, vederlo in balìa d’altra, e senza

l’ombra di un rimprovero, d’un lagno, senza smaniarsi per tirarlo a

sè, aspettare che egli si volga a voi, per sola forza di confronto e di

desiderio, come la calamita al suo polo, come l’eliotropio al sole. E

sentire il risvegliarsi a poco a poco della parte migliore di lui sotto

il vostro alito tiepido: giorno per giorno spiare ad una ad una le

ultime faville della vampa antica che se ne vanno, e i nuovi desiderî

che arrivano: vederla da lontano venire, come per gioco, a traverso

un capriccio da bambina, l’ora che dal gioco divamperà la fiamma; e

giunta, allora sì, dire all’uomo: Amami, adorami, fa ch’io creda al più

bello dei sogni, a ciò per cui provasi la voluttà beata del vivere:

perchè anch’io sono bella, anch’io sono superba, e trionfare sulle

memorie lontano del tuo passato non mi basta....... voglio vive, in

faccia, vederle...

_Arsenia._ (_liberando vivamente la sua mano da quella di Emma, e

volgendosi a Mario_) Mi accompagnate?...

Emma (_rincalzando l’apostrofe_) .... sì, vive in faccia vederle....

e portar alto in faccia ad esse tutta la gioja della mia vittoria,

tutto l’orgoglio del mio amore! (_con voce appassionata, imperiosa,

gli occhi sfavillanti volgendosi e movendosi verso Mario completamente

affascinato_) Mario, sono io la tua Emma! Sono io la tua dea!... Ma

inginocchiati Mario, inginocchiati... (_lo costringe a cadere alle sue

ginocchia e si volge fra ironica e sorridente ad Arsenia_) Vedi bene

che accompagnarti non può...

_Arsenia._ (_a denti stretti all’indirizzo di Mario_) Vigliacco!...

La figlia di Jefte · 第 14 / 18 题