SCENA III.

=Mario= _e_ =Sarchi=.

_Sarchi._ (_avanzandosi verso Mario_) È tua nipote? Carina!

_Mario._ Nipote? Mia moglie, vuoi dire.

_Sarchi._ (_strabiliando_) Eh?

_Mario._ Mia moglie. Che c’è di strano?

_Sarchi._ Niente, niente. E allora, di’ un po’, tua moglie è molto

avanti negli studî.

_Mario._ È una ragazza tutto candore. Per questo non te l’ho

presentata. Temevo uscissi in qualcuna delle tue.

_Sarchi._ Grazie!

_Mario._ È tanto innocente!...

_Sarchi._ E magari per questo te la sei presa! Eh già, Don Giovanni

cogli anni diventa goloso e appetisce il fior dell’innocenza. Lasciami

ridere... Che coppia assortita!... Sarà stato bello il vostro viaggio

di nozze!... E...

_Mario._ Cosa?

_Sarchi._ Quella tal condizione voluta da tuo zio... (_sorridendo

maliziosamente_)

_Mario._ (_seccato_) Non me ne parlare.

_Sarchi._ Ma credo bene non l’avrai sposata soltanto per istruirla

nelle favole e nella storia sacra...

_Mario_. (_impazientito_) Se ti dico di non parlarmene!

_Sarchi_. Scusa!... se siete stati dal Sindaco...

_Mario_. È un mese e mezzo che ci siamo stati.

_Sarchi_. In un mese e mezzo se ne fan tante di cose...

_Mario_. (_lo guarda fisso, poi aggiunge asciutto_) Siamo ancora come

fratello e sorella.

_Sarchi_. (_trasecolando_) Eh?!! Tu scherzi.

_Mario_. (_vivissimo_) Scherzo? (_vorrebbe rispondere, padroneggiasi e

tace_)

_Sarchi_. Ma che vuoi dire?

_Mario_. Voglio dire che la ingenuità di una fanciulla è un libro

arabo, dove nè io nè tu, all’età nostra, non riusciam più a leggere.

_Sarchi_. Questo può darsi. Tu in ispecie. Io un po’ ingenuo lo sono

ancora.

_Mario_. Ah, sì!.... Bene, senti. Emma, è il suo nome, benchè io le

fossi presentato dai suoi, aveva lasciato abbastanza scorgere nella

ingenuità sua, che io... non le dispiacevo. Le dovevano aver detto di

me, de’ miei viaggi, de’ miei duelli, de’ miei talenti... (_Sarchi

tossisce. Mario lo guarda e prosegue_)... quel tanto da compensare,

in una fantasia da fanciulla, ciò che poteva esservi di prosaico nella

presentazione di un uomo il quale vi domanda in moglie senza aver mai

passeggiato sotto le vostre finestre, mai offertovi di ammazzarsi

per un vostro sguardo, mai tentato di rapirvi in groppa di nessun

destriero. Quel po’ di tempo che frequentai la sua casa, e il dì del

matrimonio, Emma fu allegra, affettuosissima meco; e le sue arie da

bambina davano alla sua gioja un non so che di grazia che anche senza

amarla, sì... ti piaceva, ti sforzava a sorridere...

_Sarchi._ (_ironico_) Sei magnanimo!... fino al sorriso arrivavi!

Guarda, guarda!... E al rimorso... no, eh?

_Mario._ T’avrei voluto ne’ miei panni in quel giorno...

_Sarchi._ Già.... con quell’altra che avrà tempestato... Ma, tira via...

_Mario._ Dunque la sera, finiti i brindisi, gli abbracciamenti, quando

parenti e convitati furono andati via e spenti i lumi, e la dimora

nuziale tornata nel silenzio, infilai la mia veste da camera (_gesto

vivo di Sarchi_) e andai a trovar Emma che s’era ritirata nelle sue

stanze.

_Sarchi_. (_interrompendolo_) Scusa... in veste da camera?

_Mario_. Sta in _frac_ dodici ore e poi...

_Sarchi._ Tira avanti.

_Mario_. Emma era sola. Stava assorta nella lettura di non so cosa.

Al mio entrare balzò come colomba spaventata. «_Vi ho fatto paura?

— Oibò!_ dice squadrandomi da capo a piedi, _vi avevo preso per

Maddalena_,» la sua cameriera.

_Sarchi_. (_flemmatico_) Vedi, se tu avessi avuto anche il berretto da

notte, ti avrebbe preso al meno per il cuoco.

_Mario._ (_guarda Sarchi, dà una scrollatina di spalle e prosegue_)

Sorrido..... faccio un passo verso lei.... lei fugge tremebonda e si

rintana nel fondo della stanza. _Per carità, signore, lasciatemi!_ Che

avresti fatto? _Andiamo, via! non vi tocco! tranquillatevi!..._ Colle

belle e colle buone riesco a rassicurarla, e allora, piantandomi in

faccia due occhioni lagrimosi, mi mostra... indovina...

_Sarchi._ Eh?

_Mario._ Un libricino regalatole dal suo parroco, e mi racconta

di averci letto come un giorno Jefte promise di immolare la prima

persona in cui si fosse a caso imbattuto per via... e che essendo la

combinazione capitata proprio alla sua figliuola, questa chiese per

grazia ed ottenne due mesi di tempo per piangere sui monti..... colle

sue compagne.

_Sarchi_. E quindi?

_Mario._ Quindi mi supplicava d’essere anch’io come Jefte generoso,

perchè anch’io m’ero imbattuto in lei per la prima a caso, e i suoi

l’avevano data a me senza il tempo per conoscermi... e che insomma

aveva paura... e che lasciassi anche a lei due mesi per dare l’addio

alla sua vita di fanciulla... eh? che ne dici?

_Sarchi._ Dico che quella bimba ha dello spirito senza saperlo. E se tu

l’hai accontentata...

_Mario._ ... tremava come foglia, piangeva, voleva uccidersi, tornar da

suo papà...

_Sarchi_. (_ripigliando_) Se l’hai accontentata nel suo capriccio da

bambina, non hai fatto che il tuo dovere. Tanto più che, in fondo al

cuor tuo, non ti deve essere costato troppo. Perchè avendola sposata

per obbligo, eran sempre due mesi di vita da scapolo guadagnati. Sei

però ben sicuro non fosse proprio altro che un capriccio infantile?

_Mario._ E che altro?

_Sarchi_. Di quella tua relazione vecchia, la bambina non sa nulla?

_Mario_. (_resta a prima giunta colpito, poi subito ripigliando_) Oibò!

impossibile! nulla!

_Sarchi._ Mai sospettato di nulla?

_Mario_. Mai... Ma se ti dico che è l’ingenuità in persona...

_Sarchi_. Meglio per lei, poverina!... Vedi, quasi, io, fossi in

te, stando le cose in questi termini, alla fin dei due mesi farei la

voltura per altri due...

_Mario_. Eh?

_Sarchi._ Almeno per iscrupolo di coscienza! Tuo zio può benissimo

aspettare. A regalargli dei marmocchi, hai sempre tempo.... mentre non

trovo niente affatto necessario che un galantuomo maritato tenga il

piede in due staffe e inganni una sposina giovinetta, intanto che...

(_Mario fa un gesto come di protesta_) Va là, va là... che colla

baronessa non l’hai rotta... con quelle donne lì, tutte orgoglio e

lussuria, non si rompe facilmente. Povera piccina! lasciala almeno ai

suoi libri, alle sue figurine, ai suoi sogni!... Rinnova il termine!

rinnova il termine!

_Mario_. E se io ti dicessi che l’appressarsi di esso mi dà un

turbamento, un’impressione strana? Bene sì.... nei primi giorni, quel

capriccio innocente m’aveva divertito per la novità... mi aveva quasi

fatto comodo... m’era parso di sentirmi più tranquillo... più libero.

Avevo altre febbri nel sangue...

_Sarchi_. Già... già... dopo il cognac, il bordeaux non lo si gusta.

_Mario_. Eppure in questo tempo, quella bambina ha messo a una prova

bizzara il mio spirito! È un caratterino che ha dei lati curiosi: un

piccolo indovinello che ti par facilissimo e ti sfugge, e ti stuzzica

a studiarlo. Certe volte ti domandi se è una bambina o se è una donna:

credi giocar colla prima e ti passa sul viso un soffio caldo femminile!

ti abbandoni all’illusione... una risata infantile te la rompe. Ed è

un bene, sai: perchè ti pare che, in quel momento, se si affacciasse

d’improvviso la donna — la donna ardente, appassionata, imperiosa — la

ti farebbe perdere la testa.

_Sarchi_. (_sentenzioso, ironico_) Perdita grave per l’umanità.

_Mario._ Intanto con me è carezzevole, affettuosa... gaja... e il

patto di quella sera lo mantiene e non ne parla, come se il termine non

dovesse venir mai...

_Sarchi_. (_leggermente ironico_) E quasi quasi, eh? non parlandone

lei, ti verrebbe fin la voglia di parlarne tu...

_Mario_. Io?... Io dico che non ci capisco più nulla, che questa

storiella prima mi divertiva, ora comincia a imbrogliarmi, a seccarmi,

e ho quasi un’impazienza di vederne la fine.

_Sarchi._ Vuoi il mio parere? La tua bambina mi ha l’aria di esserlo

meno di quel che pare... e siccome io amo le bambine che studiano, che

sanno i racconti del vecchio testamento e li mettono a profitto coi

mariti, mi farai il famoso piacere di riparare la tua mala creanza, e

di presentarmi, come esige il galateo.

_Mario._ Vieni stasera da noi..... siamo soli....

_Sarchi_. Stai in casa anche la sera?.... Bravo! Accettato! Oh!

(_guarda l’orologio_) è tardi: ho delle visite. Ora esci?

_Mario._ Non posso. Le ho promesso finirle una cosuccia pel suo

ricamo....

_Sarchi_. Ah! ah! (_dà un’occhiata sul tavolo a esaminarvi il disegno,

e guarda Mario con far canzonatorio_) Bello!.... Fai bene!.... addio...

(_nell’andarsene continua ad osservare Mario e ride_) Ah! ah!

_Mario._ Cos’hai?

_Sarchi._ Ti guardo.... sei elegante. La veste da camera la metti

ancora?

_Mario_. Hai buon tempo....

_Sarchi._ (_se ne va guardandolo e ridendo_) Ah! ah! Rinnova il

termine!.... rinnova il termine!

La figlia di Jefte · 第 9 / 18 题