=Mario= _e_ =Sarchi=.
_Sarchi._ (_avanzandosi verso Mario_) È tua nipote? Carina!
_Mario._ Nipote? Mia moglie, vuoi dire.
_Sarchi._ (_strabiliando_) Eh?
_Mario._ Mia moglie. Che c’è di strano?
_Sarchi._ Niente, niente. E allora, di’ un po’, tua moglie è molto
avanti negli studî.
_Mario._ È una ragazza tutto candore. Per questo non te l’ho
presentata. Temevo uscissi in qualcuna delle tue.
_Sarchi._ Grazie!
_Mario._ È tanto innocente!...
_Sarchi._ E magari per questo te la sei presa! Eh già, Don Giovanni
cogli anni diventa goloso e appetisce il fior dell’innocenza. Lasciami
ridere... Che coppia assortita!... Sarà stato bello il vostro viaggio
di nozze!... E...
_Mario._ Cosa?
_Sarchi._ Quella tal condizione voluta da tuo zio... (_sorridendo
maliziosamente_)
_Mario._ (_seccato_) Non me ne parlare.
_Sarchi._ Ma credo bene non l’avrai sposata soltanto per istruirla
nelle favole e nella storia sacra...
_Mario_. (_impazientito_) Se ti dico di non parlarmene!
_Sarchi_. Scusa!... se siete stati dal Sindaco...
_Mario_. È un mese e mezzo che ci siamo stati.
_Sarchi_. In un mese e mezzo se ne fan tante di cose...
_Mario_. (_lo guarda fisso, poi aggiunge asciutto_) Siamo ancora come
fratello e sorella.
_Sarchi_. (_trasecolando_) Eh?!! Tu scherzi.
_Mario_. (_vivissimo_) Scherzo? (_vorrebbe rispondere, padroneggiasi e
tace_)
_Sarchi_. Ma che vuoi dire?
_Mario_. Voglio dire che la ingenuità di una fanciulla è un libro
arabo, dove nè io nè tu, all’età nostra, non riusciam più a leggere.
_Sarchi_. Questo può darsi. Tu in ispecie. Io un po’ ingenuo lo sono
ancora.
_Mario_. Ah, sì!.... Bene, senti. Emma, è il suo nome, benchè io le
fossi presentato dai suoi, aveva lasciato abbastanza scorgere nella
ingenuità sua, che io... non le dispiacevo. Le dovevano aver detto di
me, de’ miei viaggi, de’ miei duelli, de’ miei talenti... (_Sarchi
tossisce. Mario lo guarda e prosegue_)... quel tanto da compensare,
in una fantasia da fanciulla, ciò che poteva esservi di prosaico nella
presentazione di un uomo il quale vi domanda in moglie senza aver mai
passeggiato sotto le vostre finestre, mai offertovi di ammazzarsi
per un vostro sguardo, mai tentato di rapirvi in groppa di nessun
destriero. Quel po’ di tempo che frequentai la sua casa, e il dì del
matrimonio, Emma fu allegra, affettuosissima meco; e le sue arie da
bambina davano alla sua gioja un non so che di grazia che anche senza
amarla, sì... ti piaceva, ti sforzava a sorridere...
_Sarchi._ (_ironico_) Sei magnanimo!... fino al sorriso arrivavi!
Guarda, guarda!... E al rimorso... no, eh?
_Mario._ T’avrei voluto ne’ miei panni in quel giorno...
_Sarchi._ Già.... con quell’altra che avrà tempestato... Ma, tira via...
_Mario._ Dunque la sera, finiti i brindisi, gli abbracciamenti, quando
parenti e convitati furono andati via e spenti i lumi, e la dimora
nuziale tornata nel silenzio, infilai la mia veste da camera (_gesto
vivo di Sarchi_) e andai a trovar Emma che s’era ritirata nelle sue
stanze.
_Sarchi_. (_interrompendolo_) Scusa... in veste da camera?
_Mario_. Sta in _frac_ dodici ore e poi...
_Sarchi._ Tira avanti.
_Mario_. Emma era sola. Stava assorta nella lettura di non so cosa.
Al mio entrare balzò come colomba spaventata. «_Vi ho fatto paura?
— Oibò!_ dice squadrandomi da capo a piedi, _vi avevo preso per
Maddalena_,» la sua cameriera.
_Sarchi_. (_flemmatico_) Vedi, se tu avessi avuto anche il berretto da
notte, ti avrebbe preso al meno per il cuoco.
_Mario._ (_guarda Sarchi, dà una scrollatina di spalle e prosegue_)
Sorrido..... faccio un passo verso lei.... lei fugge tremebonda e si
rintana nel fondo della stanza. _Per carità, signore, lasciatemi!_ Che
avresti fatto? _Andiamo, via! non vi tocco! tranquillatevi!..._ Colle
belle e colle buone riesco a rassicurarla, e allora, piantandomi in
faccia due occhioni lagrimosi, mi mostra... indovina...
_Sarchi._ Eh?
_Mario._ Un libricino regalatole dal suo parroco, e mi racconta
di averci letto come un giorno Jefte promise di immolare la prima
persona in cui si fosse a caso imbattuto per via... e che essendo la
combinazione capitata proprio alla sua figliuola, questa chiese per
grazia ed ottenne due mesi di tempo per piangere sui monti..... colle
sue compagne.
_Sarchi_. E quindi?
_Mario._ Quindi mi supplicava d’essere anch’io come Jefte generoso,
perchè anch’io m’ero imbattuto in lei per la prima a caso, e i suoi
l’avevano data a me senza il tempo per conoscermi... e che insomma
aveva paura... e che lasciassi anche a lei due mesi per dare l’addio
alla sua vita di fanciulla... eh? che ne dici?
_Sarchi._ Dico che quella bimba ha dello spirito senza saperlo. E se tu
l’hai accontentata...
_Mario._ ... tremava come foglia, piangeva, voleva uccidersi, tornar da
suo papà...
_Sarchi_. (_ripigliando_) Se l’hai accontentata nel suo capriccio da
bambina, non hai fatto che il tuo dovere. Tanto più che, in fondo al
cuor tuo, non ti deve essere costato troppo. Perchè avendola sposata
per obbligo, eran sempre due mesi di vita da scapolo guadagnati. Sei
però ben sicuro non fosse proprio altro che un capriccio infantile?
_Mario._ E che altro?
_Sarchi_. Di quella tua relazione vecchia, la bambina non sa nulla?
_Mario_. (_resta a prima giunta colpito, poi subito ripigliando_) Oibò!
impossibile! nulla!
_Sarchi._ Mai sospettato di nulla?
_Mario_. Mai... Ma se ti dico che è l’ingenuità in persona...
_Sarchi_. Meglio per lei, poverina!... Vedi, quasi, io, fossi in
te, stando le cose in questi termini, alla fin dei due mesi farei la
voltura per altri due...
_Mario_. Eh?
_Sarchi._ Almeno per iscrupolo di coscienza! Tuo zio può benissimo
aspettare. A regalargli dei marmocchi, hai sempre tempo.... mentre non
trovo niente affatto necessario che un galantuomo maritato tenga il
piede in due staffe e inganni una sposina giovinetta, intanto che...
(_Mario fa un gesto come di protesta_) Va là, va là... che colla
baronessa non l’hai rotta... con quelle donne lì, tutte orgoglio e
lussuria, non si rompe facilmente. Povera piccina! lasciala almeno ai
suoi libri, alle sue figurine, ai suoi sogni!... Rinnova il termine!
rinnova il termine!
_Mario_. E se io ti dicessi che l’appressarsi di esso mi dà un
turbamento, un’impressione strana? Bene sì.... nei primi giorni, quel
capriccio innocente m’aveva divertito per la novità... mi aveva quasi
fatto comodo... m’era parso di sentirmi più tranquillo... più libero.
Avevo altre febbri nel sangue...
_Sarchi_. Già... già... dopo il cognac, il bordeaux non lo si gusta.
_Mario_. Eppure in questo tempo, quella bambina ha messo a una prova
bizzara il mio spirito! È un caratterino che ha dei lati curiosi: un
piccolo indovinello che ti par facilissimo e ti sfugge, e ti stuzzica
a studiarlo. Certe volte ti domandi se è una bambina o se è una donna:
credi giocar colla prima e ti passa sul viso un soffio caldo femminile!
ti abbandoni all’illusione... una risata infantile te la rompe. Ed è
un bene, sai: perchè ti pare che, in quel momento, se si affacciasse
d’improvviso la donna — la donna ardente, appassionata, imperiosa — la
ti farebbe perdere la testa.
_Sarchi_. (_sentenzioso, ironico_) Perdita grave per l’umanità.
_Mario._ Intanto con me è carezzevole, affettuosa... gaja... e il
patto di quella sera lo mantiene e non ne parla, come se il termine non
dovesse venir mai...
_Sarchi_. (_leggermente ironico_) E quasi quasi, eh? non parlandone
lei, ti verrebbe fin la voglia di parlarne tu...
_Mario_. Io?... Io dico che non ci capisco più nulla, che questa
storiella prima mi divertiva, ora comincia a imbrogliarmi, a seccarmi,
e ho quasi un’impazienza di vederne la fine.
_Sarchi._ Vuoi il mio parere? La tua bambina mi ha l’aria di esserlo
meno di quel che pare... e siccome io amo le bambine che studiano, che
sanno i racconti del vecchio testamento e li mettono a profitto coi
mariti, mi farai il famoso piacere di riparare la tua mala creanza, e
di presentarmi, come esige il galateo.
_Mario._ Vieni stasera da noi..... siamo soli....
_Sarchi_. Stai in casa anche la sera?.... Bravo! Accettato! Oh!
(_guarda l’orologio_) è tardi: ho delle visite. Ora esci?
_Mario._ Non posso. Le ho promesso finirle una cosuccia pel suo
ricamo....
_Sarchi_. Ah! ah! (_dà un’occhiata sul tavolo a esaminarvi il disegno,
e guarda Mario con far canzonatorio_) Bello!.... Fai bene!.... addio...
(_nell’andarsene continua ad osservare Mario e ride_) Ah! ah!
_Mario._ Cos’hai?
_Sarchi._ Ti guardo.... sei elegante. La veste da camera la metti
ancora?
_Mario_. Hai buon tempo....
_Sarchi._ (_se ne va guardandolo e ridendo_) Ah! ah! Rinnova il
termine!.... rinnova il termine!