=Mario=, _poi_ =Sarchi=.
_Mario._ (_sta disegnando su un cartoncino al piccolo tavolo di lavoro
a sinistra_) Qui un qualche ramoscello.... un pajo d’uccellini.... se
le finisco il disegno oggi, chi sa come Emma è contenta.
_Sarchi._ (_entrando_) E visto e considerato che la montagna non voleva
andar da lui, Maometto pensò bene di andar lui dalla montagna. Vedi che
io e Maometto siam due persone di giudizio.
_Mario._ (_lasciando il disegno e andandogli incontro_) Oh Sarchi! caro
Sarchi! che miracolo!
_Sarchi._ Che fortuna scovarti! dirò io. Arrivo da viaggio, trovo il
tuo avviso di nozze d’un mese e mezzo fa; vado al club, non ti si vede;
al caffè, non ti si trova; per via non ti si incontra..... Oh andiamo
un po’ a vederlo nel suo nido questo uccello raro passato nel numero
dei più..... Hai fatto testamento?
_Mario._ Oibò!
_Sarchi_. Bene, fallo. Dammi retta. Quando il diavolo si fa eremita,
segno che ha voglia di morire. Meno male, (_guardandosi attorno_)
il diavolo si è scelto un eremo passabile per venire a morirvi nella
grazia del Signore.
_Mario._ Se tu sapessi....
_Sarchi._ So... so... cioè sappiamo. (_andando a sedersi sul canapè,
e accendendo una sigaretta_) Noi ci chiamiamo il conte Mario Alberi;
abbiam sulle spalle gli anni di Gesù Cristo senza i fastidii che aveva
lui; a diciott’anni siam entrati nel mondo (una volta si entrava in
prima retorica), abbiam studiato poco, vissuto assai; sciupato strada
facendo una certa dose di migliaia di lire e una certa dose di virtù;
trovate parecchie fortune, sedotto un congruo numero di mogli altrui,
fatto insomma tutto quello che deve fare un uomo della buona società;
poi, all’ora giusta, ci siam fatti positivi e abbiam considerato il
gran problema della vita sotto l’aspetto più positivo immaginabile:
una ragazza da marito, possibilmente belloccia, una dote annessa,
possibilmente discreta, e tutti i vantaggi annessi, nella società
rispettabile, al più rispettabile tra i finali di commedia.
_Mario._ Sì, sì... scherza! hai un bel dire. Avrei voluto veder te,
se tuo zio t’avesse detto: o mangiar questa minestra o saltar questa
finestra; o ammogliarsi per continuare la stirpe, o perdere l’eredità.
_Sarchi._ Io?... Che diamine! Avrei fatto come te precisamente.
(_alzandosi_) E non avendo pasticci in giro, mi sarei trovato meno
imbrogliato di te..... Mi dirai con tuo comodo, come te la sei cavata
con.... (_reticenza_)
_Mario._ Chi?
_Sarchi._ Quell’altra... la baronessa.
_Mario._ (_vivamente_) Arsenia?! Non me ne parlare... (_con imbarazzo_)
È dal matrimonio che non la vedo.
_Sarchi._ Me lo ha detto. Mi rincresce per il barone.... poveretto! si
troverà perso senza di te. Ma.... avete rotto?
_Mario._ Arsenia è ragionevole. Le ho spiegato la necessità.....
_Sarchi._ (_insistendo_) Avete rotto?
_Mario._ (_imbarazzato_) Fa conto... Non ci vediamo... Non saprei
dirti.... Non so.... Non cerco vederla... (_impazientito_) Oh, insomma,
non me ne chiedere.
_Sarchi._ Ho capito... Però, senti... se sei un galantuomo...
_Mario._ Ssss! (_sentendo la voce di Emma che chiama dall’interno_:
Mario!)