LXVIII.

"Andai in quello stesso giorno al cimitero, e domandai della sua fossa,

e vidi le zolle mosse di recente, e una piccola croce di legno confitta

per indizio, e sovr'essa quel nome adorato.

Baciai quella terra con religiosa pietà, e la bagnai delle mie ultime

lagrime.

Il tramonto mi sorprese nella stessa attitudine; i miei occhi erano

asciutti; le mie guancie arse, a parevami di sentire dentro di me il mio

scheletro.

Lasciai quel luogo a passi lenti; e mi rivolsi più volte a contemplare

quella piccola croce.

Ahi! il mio cuore era seppellito là sotto.

Per via incontrai una donna vestita a bruno. Camminava innanzi a me, nè

io poteva vederne che le spalle.

Quella donna doveva essere mesta, dovea aver pianto al pari di me

qualche cara perdita. E mi affrettai, e le venni a fianco, tratto da

quella simpatia improvvisa e prepotente che è inspirata da uno stesso

dolore.

Mi ero ingannato. Il volto di quella donna era florido, giocondo e

bello; e pareva più bello sotto quel velo nero e in quell'abbigliamento;

era un giglio sopra il manto di una bara.

Se ne avvedeva, se ne teneva.

E che mai, mio Dio, era ella andata a piangere in quel luogo?

La guardai negli occhi--non aveva pianto; e come vide che io

l'osservava, affrettò il passo volgendosi con civetteria, come a dirmi:

"seguitemi".

Triste cosa quella civetteria! Io avrei voluto dire a quella bella e

vacua creatura, che la mia Clelia era stata più bella di lei, e ch'era

morta."

Due amori · 第 89 / 101 题