"Andai in quello stesso giorno al cimitero, e domandai della sua fossa,
e vidi le zolle mosse di recente, e una piccola croce di legno confitta
per indizio, e sovr'essa quel nome adorato.
Baciai quella terra con religiosa pietà, e la bagnai delle mie ultime
lagrime.
Il tramonto mi sorprese nella stessa attitudine; i miei occhi erano
asciutti; le mie guancie arse, a parevami di sentire dentro di me il mio
scheletro.
Lasciai quel luogo a passi lenti; e mi rivolsi più volte a contemplare
quella piccola croce.
Ahi! il mio cuore era seppellito là sotto.
Per via incontrai una donna vestita a bruno. Camminava innanzi a me, nè
io poteva vederne che le spalle.
Quella donna doveva essere mesta, dovea aver pianto al pari di me
qualche cara perdita. E mi affrettai, e le venni a fianco, tratto da
quella simpatia improvvisa e prepotente che è inspirata da uno stesso
dolore.
Mi ero ingannato. Il volto di quella donna era florido, giocondo e
bello; e pareva più bello sotto quel velo nero e in quell'abbigliamento;
era un giglio sopra il manto di una bara.
Se ne avvedeva, se ne teneva.
E che mai, mio Dio, era ella andata a piangere in quel luogo?
La guardai negli occhi--non aveva pianto; e come vide che io
l'osservava, affrettò il passo volgendosi con civetteria, come a dirmi:
"seguitemi".
Triste cosa quella civetteria! Io avrei voluto dire a quella bella e
vacua creatura, che la mia Clelia era stata più bella di lei, e ch'era
morta."