Essa lo amava! Spietato, inesorabile pensiero. E tuttavia se ne aggiunse
uno più terribile, e non l'ebbi appena concepito che un brivido mi corse
per le membra. Se Clelia avesse potuto vedermi in quel momento avrebbe
avuto paura di me--io stesso ne aveva.
Inorridito da quel dubbio fatale sollevai la testa di Clelia che si era
appoggiata sulle mie ginocchia, e respinsi il suo corpo che cadde
abbandonato sul divano.
Mi levai istupidito dalla mia brutalità, e inciampando nei mobili
passeggiai a gran passi. Dentro di me la desolazione muta; attorno a me
le tenebre, i singhiozzi di Clelia, e l'oscillare del pendolo.
"Non cesserai tu dunque di misurare il mio dolore?"
Venni al fianco di Clelia, cupo, severo, minaccioso. Mi udì, e cessò il
pianto.
--Giurami....--pronunciai sommesso, giurami....
Non dissi altro, non n'ebbi cuore--non n'ebbi pure il tempo.
Clelia si drizzò svincolandosi dal mio braccio. Ella aveva indovinato il
mio sospetto--se ne risentiva come tigre ferita. Era terribile; io
indovinava il suo sguardo, il corrugarsi del suo ciglio, la vedevo
innanzi a me minacciosa.
--Taci, non dir altro--gridò imperiosamente; in nome del cielo--aggiunse
un istante dopo supplichevole.
Sentii il suo corpo vacillare, e stramazzare per terra--volli
soccorrerla--volli chiamare--non lo feci--la vergogna, la paura, il
rimorso mi toglievano il senno. Caddi in ginocchio accanto a lei,
implorando fra le lagrime il suo perdono."