XLVIII.

Essa lo amava! Spietato, inesorabile pensiero. E tuttavia se ne aggiunse

uno più terribile, e non l'ebbi appena concepito che un brivido mi corse

per le membra. Se Clelia avesse potuto vedermi in quel momento avrebbe

avuto paura di me--io stesso ne aveva.

Inorridito da quel dubbio fatale sollevai la testa di Clelia che si era

appoggiata sulle mie ginocchia, e respinsi il suo corpo che cadde

abbandonato sul divano.

Mi levai istupidito dalla mia brutalità, e inciampando nei mobili

passeggiai a gran passi. Dentro di me la desolazione muta; attorno a me

le tenebre, i singhiozzi di Clelia, e l'oscillare del pendolo.

"Non cesserai tu dunque di misurare il mio dolore?"

Venni al fianco di Clelia, cupo, severo, minaccioso. Mi udì, e cessò il

pianto.

--Giurami....--pronunciai sommesso, giurami....

Non dissi altro, non n'ebbi cuore--non n'ebbi pure il tempo.

Clelia si drizzò svincolandosi dal mio braccio. Ella aveva indovinato il

mio sospetto--se ne risentiva come tigre ferita. Era terribile; io

indovinava il suo sguardo, il corrugarsi del suo ciglio, la vedevo

innanzi a me minacciosa.

--Taci, non dir altro--gridò imperiosamente; in nome del cielo--aggiunse

un istante dopo supplichevole.

Sentii il suo corpo vacillare, e stramazzare per terra--volli

soccorrerla--volli chiamare--non lo feci--la vergogna, la paura, il

rimorso mi toglievano il senno. Caddi in ginocchio accanto a lei,

implorando fra le lagrime il suo perdono."

Due amori · 第 65 / 101 题