XIX.

A questo punto io non potea più dubitare della saldezza dei miei

propositi; ma siccome m'aspettavo che la vista del signor S. e i suoi

eccitamenti avrebbero ricercato ogni parte vulnerabile della mia

risoluzione, mi raccolsi con tutte le mie forze per resistere

all'attacco.

--Fuggirò per via di terra, mi ripetei.

E mi tenni così sicuro del fatto mio, che avrei sfidato le sirene a

venirmi a provocare sulla spiaggia, che io tanto non mi sarei mosso un

pollice dal mio terreno.

Il signor S. entrò nella mia camera. Partiva fra due ore; sarebbe

sbarcato a Cagliari; offrivami i suoi servigi se io n'avessi bisogno.

Ci siamo, pensai. Risposi sorridendo, e ringraziandolo.

Il signor S. non insistette, e mutò discorso. Mi narrò i suoi viaggi per

l'Italia, ciò che egli vi avea visto di buono, e ciò che parevagli

biasimevole. Conversava assai bene, e da principio lo ascoltai con

piacere. Ma da qualche tempo io m'era distratto; rispondevagli a

monosillabi, e tal volta accennando del capo.

Convien sapere che io m'era fitto in capo che il signor S. fingesse

parlarmi d'altro, ma che in fondo non avesse altra mira che trascinarmi

con lui in Sardegna.

Se non che, pensandovi meglio, conobbi tutta l'assurdità dei miei

sospetti, e come egli non potesse avere alcun interesse a spingermi a

questo viaggio. Però da quel punto abbandonai il mio sistema ridicolo di

difesa, umiliato della debolezza che me lo avea suggerito.

Il signor S. mi domandò dove io intendessi di recarmi, e se mi sarei

fermato ancora un pezzo a Genova.

--Lo vedete, risposi, additandogli le mie valigie.

--Voi partite?

--Per Sestri--balbettai, vergognando meco medesimo d'una determinazione

presa così all'improvviso e per causa così meschina.

--È un'amena posizione--diss'egli.

Poco stante mi strinse la mano affettuoso, mi augurò il buon viaggio--ed

io a lui.

Uscì--io me ne stetti alcun poco immobile guardando la porta ond'era

uscito, e poi le mie valigie, e da capo le mie valigie e la porta.

Frattanto il signor S. ritornò nella mia camera; aveva dimenticato il

suo bastone. Al vederlo il cuore mi si allargò come se mi fossi liberato

da un gran peso.

--Quando arriverete voi a Cagliari? gli dissi.

--Domani notte.

--E dite che fra quindici giorni chi vi andasse con voi potrebbe

ritornare?

Questa seconda domanda la feci più a me medesimo che a lui.

--Anche fra otto; mi rispose.

--Ebbene, signor S., io parto con voi.

Così dicendo presi le mie valìgie, saldai il mio conto col locandiere, e

andai ad assicurarmi un posto a bordo della _Lombardia_.

Qualche ora dopo contemplava sulla tolda quell'immenso anfiteatro di

palazzi, e l'estrema punta del faro che veniva perdendosi ai miei occhi.

Due amori · 第 27 / 101 题