Vi andammo assai di buon'ora; io con animo lieto ed aperto alla
speranza; Raimondo trepidante e dubbioso, ma tuttavia più calmo.
Avendo in mente che essendo primo ad arrivare si sarebbe trovato in
minori imbarazzi, era stato lui a farmi premura; pure quando fummo
giunti, sebbene fosse assai lieve la speranza che la signorina Clelia si
recasse dalla contessa, e l'ora fosse tale da toglierne ogni lusinga
d'incontrarvela, poco mancò che Raimondo non se ne dolesse. E poi che
egli era stato travagliato da una cotal paura d'incontrarsi con Clelia,
avvenne, come è facile immaginare, che in quel punto dimenticasse il suo
primo timore, e l'ansia dell'aspettazione si convertisse per lui in
nuovo supplizio. Se non che, fosse caso o provvidenza, Clelia un'ora
dopo entrò nelle sale accompagnata dal vecchio generale, e allora
Raimondo fu da capo alla prima trepidanza.
Se io non andai errato nel giudicare, parvemi che come Clelia vide
Raimondo, si turbasse nel viso, quasi non s'attendesse d'incontrarlo; e
partendo da questa prima osservazione, immaginai di vedere per tutta
quella sera le traccie del turbamento sul suo volto, e ch'ella facesse
del suo meglio per dissimulare.
Comunicai il mio pensiero a Raimondo; e non è a dire se egli n'andò
lieto. Da quel punto fermò in mente di volerle palesare l'animo suo, e
raccolte le sue forze se le fece innanzi, la salutò e si assise al suo
fianco.
--Questa volta il selvaggio s'è fatto uomo, pensai dentro di me; e giuro
che giammai mortale che avrà vissuto fino a domani potrà dirsi più
felice di Raimondo.
Non rimanendomi di meglio a fare, gironzai alcun poco per le sale.
Un'ora dopo essendomi nato desiderio di vedere a qual punto si trovasse
nel suo labirinto, cercai cogli occhi Raimondo. Egli era sempre vicino a
Clelia e le parlava con calore.... "Benissimo!" Però non avendo di
meglio a fare, io continuai a gironzare per le sale.