[159] Quel paese che Giornandes chiama con energica frase: _Vagina

generis humani_.

[160] Chi vuol vedere particolarmente le origini e le trasmigrazioni

di tutti questi popoli, legga il lib. II della Storia dell'Europa del

Giambullari. _Il Traduttore._

[161] Quest'idolo rappresentavasi sotto la forma d'un uomo armato, con

un gallo per cimiero, un orso scolpito sulla corazza, ed un leone sullo

scudo. _Il Traduttore._

[162] Sembra che il nostro autore ignori qui il dottissimo trattato _de

Irminsula_ dal Meibomio. _Il Traduttore._

[163] Deesi intendere fra i Sassoni conquistati da Carlomagno, perchè

quanto al resto di quella nazione, sappiamo ch'essa fu convertita al

cristianesimo alcuni secoli prima, principalmente da Felice vescovo

loro, a cui Fortunato, scrittore del sesto secolo, indirizza questi due

versi:

«Aspra gens Saxo vivens quasi more ferino,

Te medicante, sacram bellua reddit ovem.»

_Il Traduttore_.

[164] Oggidì Stadberga fra Cassel e Paderborna.

[165] _Irminsul_ o _Herman-Saule_, colonna d'Ermanno o d'Arminio.

[166] Abbiamo un'antica medaglia che attesta quest'avvenimento, di

rozzo lavoro, sì, ma in cui si vede abbastanza distinto un torrente in

faccia ad un trofeo coll'iscrizione: _Saxonibus ad torrentem devictis_.

[167] Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto

guasta: pur nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni

luogo tracce evidenti. Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è

l'Ocker. Le più delle spedizioni di Carlomagno facevansi per la via

di Francoforte, che a quel tempi altro non era se non una gran tenuta

reale sul Meno. Francoforte vien da _Francone-furt_ (passo dei Franchi)

_Francorum dixisse vadum_, come dice un poeta antico, in commemorazione

del passaggio di Carlomagno.

[168] No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più

antichi d'Ermanno. _Il Traduttore._

[169] Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della

conversione de' Sassoni: _Saxonibus sacro lavacro regeneratis_, 777.

[170] Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e

oppressioni del conquistatori! _Il Traduttore_.

[171] Vedi queste genealogia nel mio _Ugo Capeto_, t. I.

[172] Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri

feudatari maggiori; ma non ho trovato questo titolo in alcuno de'

nostri autori nè altrove. _Il Traduttore._

[173] Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche

indizio si trova nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo.

[174] _Monach._ Sanct Gall., lib. II.

[175] I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano

insigniti del titolo di _visir_, e quelli delle minori del titolo

di _alcaid_, donde venne _alcade_, se pur esso non derivò da _cadì_,

giudice di pace.

[176] L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano

questo Almanzor sotto il titolo di _Emir Almoumenyn_. Ora questo

titolo, che dai nostri antichi storici e romanzieri fu tradotto in

quel di Miramolino, significa appunto Commendator de' Credenti, che si

arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. _Il Traduttore._

[177] Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di

Lupo di Guascogna, che se ne trova indizio anche nel famoso diploma

pubblicato dai Benedettini sotto il titolo di diploma d'Alone.

«_Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus supra omnes mortales,

operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux dicendus_». Poi vi si

ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet Gall.

_Cristor. collect._, t. VI.

[178] Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna,

m'informai di tutte le tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando

ed a' suoi prodi compagni, e trovai che ci sono ancora poche ruine

d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune iscrizioni e trenta

avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i nomi

di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri,

Orlando. Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle.

[179] Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di

quest'avvenimento, attribuita a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè

nessun fondamento vi può fare la storia, e perchè noi abbiamo lo stesso

racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi, e specialmente

nel _Morgante maggiore_ di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la fine di

questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino

mai non iscrisse la _Vita Caroli Magni et Rolandi_ attribuitegli. _Il

Traduttore._

[180] Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie

biblioteche di Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia.

Noi l'abbiamo pur tralasciata per le ragioni addotte nella nota

antecedente. _Il Traduttore_.

[181] Il canto dei montanari baschi ci spiega i _fueros_ di lacca

circa le leve straordinarie de' pastori, perchè la legislazione e

le consuetudini si collegan fra loro. _De appellitis ita statuimus;

cum homines de villis vel qui stant in montanis cum suis ganatis

(_armenti_), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis

ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania

illustrata)._

[182] A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il

Reno, l'Elba, i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a

Ravenna, a Pavia ed a Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica

pietà grandissima tutte queste stanze del grande imperatore.

[183] Il testo castigliano dice _cendal_, che significa stoffa

sottilissima di seta, donde forse il nostro zendado, se pur non è

più probabile ancora che l'una e l'altra parola vengano dalla comune

origine provenzale. _Il Traduttore_.

[184] Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il

re di Sassonia, fedele a Napoleone.

[185] Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì

oltre che nel romanzo di _Girone_ il _Cortese_ e di _Meliadus_, gli si

fa conquistar l'Inghilterra.

[186] I _pari_ riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato

dai Capeti, che chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti

dalla corona, i quali eran per conseguenza _pari fra loro_. V. Mably,

_Observations sur l'histoire de France_. _Il Traduttore._

[187] Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di

Carlomagno. Il D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De

la Bruere scrisse anch'egli una dissertazione, ma troppo arretrata e

imperfettissima. _Parigi_, 1745.

[188] L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania.

[189] Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine

sono Pamplona, Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e

Tarragona.

[190] Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il

nome di _marche britanniche_ tra la Loira e la Sarta, e area per limite

la Senna.

[191] Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio,

per altrettanti feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non

direttamente almeno per omaggio.

[192] Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse

Ratisbona. Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti

monti della Boemia: _Hic foxam duxit Carolus_. La Selva Nera facea

parte della Turingia.

[193] I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli

Osfalii abitano tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda

e Brema; gli Angrivarii aveano per confine il fiume Ems, e i Frisii

orientali le foci del Reno.

[194] Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le

Baleariche e la Sicilia, che furono conquistate da Carlomagno, e quasi

tosto occupate dai Saracini.

[195] Eginard: _De Vita Caroli magni_.

[196] I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta

delle imprese degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni,

e la terza degli eroi gaulesi o di Gaula. Infinito è il numero di

tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia possiede; poichè,

come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo corsero

dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al

genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo

nell'uno e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il

resto marame di servili imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi

nostri del genere cavalleresco sono, s'io ben m'appongo: la _Guerra

di Troja_ di Guido Giudice, e il _Ciriffo galvaneo_, e gli ultimi la

_Marfisa bizzarra_ di Carlo Gozzi, e il _Ricciardetto ammogliato_

del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì

sotto le ruine d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi

della madre! Il Giraldi, il Pigna ed altri autori italiani, trattarono

ampiamente questa materia, ma non potremmo additare miglior guida ai

nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima del dottor Giulio

Ferrario, col titolo: _Storia ed analisi degli antichi romanzi di

cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia_ ecc., Milano, 1828. _Il

Traduttore._

[197] Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. _Il Traduttore_.

[198] Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore

dell'invenzione del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e

l'Italia si contenti della gloria d'avere ridotto a forma quella mole

incomposta, trattane una nuova epopea, e dato al mondo l'_Orlando

furioso_. _Il Traduttore_.

[199] A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul

concetto dei maggiori poemi francesi legger si può la _Battaglia

di Poro_ e le _Maraviglie dell'India_, che è una delle discendenze

dell'_Infanzia d'Alessandro_.

[200] L'Andres, nell'_Origine, progressi e stato attuale d'ogni

letteratura_, attribuisce agli Arabi anche l'invenzione del poemi

romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva tenerezza di quest'autore per

quella nazione, ch'egli ha posto a maestra della moderna civiltà in

ogni cosa. _Il Traduttore_.

[201] I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28

maggio, e il Mabillon l'avea già prima inserita ne' suoi _Acta SS.

Ordin. S. Benedict_. Questo critico eccellente facea grandissima stima

della leggenda e del suo autore.

[202] Luigi Pulci, autore del _Morgante Maggiore_, da noi già

citato, ha pure un altro poema sulla _Rotta di Roncisvalle_, ed altri

romanzieri antichi trattaron fra noi specialmente quest'argomento; su

di che vedi la prelodata opera del Ferrario. _Il Traduttore._

[203] Nell'opera mia intorno a _Filippo Augusto_ dissi già in qual modo

venivano, pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi.

[204] Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla

famiglia carolingica. Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del

diplomi del Breguigni, e i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza

trovarci più menzione dei prefetti del palazzo; i nomi stessi delle

dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima dalla prima è la

seconda schiatta.

[205] Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma

originale di Carlomagno, suggellato con un antico cammeo, che

rappresenta la figura d'un Giove de' bei tempi dell'arte.

[206] Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione

d'un grande impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era

già morto, e lo stesso Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei

quali esalta il suo tenero amico.

[207] È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per

accordarsi co' papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale:

_longa tunica et clhamyda amictus et calceamentis quoque romano more

formatis_. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei patrizii.

[208] Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a

giudicar l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza

d'Alcuino, a cui Carlomagno scrisse poco men che nel termini da

lui riferiti. Ma Teofane, lo storico greco, vuole che i manigoldi

rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a Costantinopoli, con

mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi.

[209] Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del

_poeta sassone_.

[210] Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a

Carlomagno: _More antiquorum principum_. Ei giunse in Roma, secondo il

Muratori, a' 24 novembre 800.

[211] Veggansi gli _Annali del Baronio e del Pagi_ all'anno 800. È il

documento più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei

papi, chè il cardinal Baronio fu un degli uomini più eruditi d'Italia.

[212] Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che

rappresenta san Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo

dalle sei rose e l'_orarium_ o stola a papa Leone. I dotti non son

d'accordo tra loro quanto al sapere se trattisi quivi del patriziato o

del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario della Vaticana,

sostener che alludesi all'impero.

[213] Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo

e militare dei duchi (_duces_). Questa dignità gli pareva troppo

potente, troppo independente; feudalità era dessa, e non altrimenti

amministrazione sommessa, ubbidiente quale egli l'intendea con la sua

teorica dei _Missi Dominici_.

[214] Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee

del campo di maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più

delle dissertazioni scritte nel secolo decimottavo, sotto l'influenza

dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata l'importanza di

queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito giudicio suo, ben

seppe guardarsi da siffatte esagerazioni.

[215] Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso

intorno all'istituzione dei parlamenti della seconda stirpe. Il

Montesquieu, con tutte le sue pregiudicate opinioni in questo

proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori.

[216] Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di

Filippo Augusto, dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di

san Luigi.

[217] Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere;

quattordici anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal

consulato all'Impero; ma l'edifizio suo crollò pure in men di dieci

anni.

[218] Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi

seguiremo a chiamar Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe,

per sua gran ventura, fra noi il soprannome di _Pio_. Lodovico è anche

più vicino all'origine teutonica del nome, che suona: _soldato famoso_.

_Il Traduttore._

[219] Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso

pure poneva a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili

che dipendevano da lui solo.

[220] Eginhard. _Annal ad ann._ 793. La _Cronica di San Dionigi_

traduce costantemente il nome del figliuol di Carlomagno, _Karolus_, in

quel di Carlotto, che si trova confermato in tutte le canzoni eroiche,

le quali s'accordan tutte a rappresentar costui come un giovine

avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari di Francia, poi

finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese o da

Rinaldo di Montalbano.

[221] Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il

signor Paris. Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba,

dove Carlomagno portò l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi

di dipartimento sotto Napoleone.

[222] È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi,

nelle lunghe correrie e piraterie di questi al nono secolo.

[223] Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi

nell'anno 810; la Neustria solo a' tempi di Lodovico il Pio e

particolarmente sotto Carlo II Calvo.

[224] Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti

moltiplicandosi; i figli poi che nascevano da quest'unione della razza

cristiana colla saracina, chiamavansi moallad, di cui si fece mulato in

ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo in italiano.)

[225] Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da

Napoleone alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero.

[226] La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era

rimasta ben novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi

purificate e convertite in chiese. Lodovico mandò a suo padre una

parte del bottino fatto nella città in corazze, elmi ornati di cimieri,

cavalli superbamente bardati e altre siffatte cose.

[227] _Astronom. De vita Ludov. Pii._

[228] _Astronom. De vita Ludovici_.

[229] Si vede che le cronache hanno scritto _chagan_ per _kan_ dei

Tartari[230].

[230] Anche il Giambullari fa, nella sua _Istoria dell'Europa_,

menzione di questi cagani: ma ivi par che sieno principi diversi dei

_kan_. _Il Traduttore_.

[231] Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più

all'autenticità della _Cronaca di Turpino_. Aggiungeremo qui che il

Ciampi, in una sua _dissertazione critico filologica_ intorno a questa

cronaca, dove ha raccolto quanto fu scritto in tale proposito, inclina

a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo e forse di Goffredo,

che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in Delfinato nel

1092. _Il Traduttore_.

[232] Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella

lingua antiquata francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza

spogliarle per quanto mi fu possibile, dell'antica semplicità loro. _Il

Traduttore_.

[233] È una imitazione della formola pontificia; _Servorum Dei servus_.

[234] I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa

lettera, prima in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo

linguaggio col suo preambolo: _Sed sacræ Constantini imperatoris et

epistolæ patriarchæ, una et eadem est prope sententia. Imperatoris

autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua Caiibri milac Pholi

Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium. Hoc

est: Constantini,_ ecc.[235] Vuolsi notare altresì che la lettera

del patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o

quattro frasi rimate, che il cronista di San Dionigi non ha tradotte.

Ecco la fin di quella dell'imperatore: _Nil opus est ficto. — Domini

quo visio dicto. — Ergo dicto tene fundum. — Domini præcepta secundum._

Tu diresti che queste conclusioni in rima erano di que' giorni fatte a

tener luogo delle nostre epistolari formole finali.

[235] Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a

Nembrote quelle parole di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di

tanti commentatori è andata cercando le radici e il significato nelle

lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si

foggiava. _Il Traduttore._

[236] _Trestous_ dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese

accostasi, più assai della moderna, all'italiana, e nell'indole delle

voci e nell'ortografia, tanto che ne appar chiarissimamente l'origine

comune e ad un parto delle due favelle. _Il Traduttore._

[237] In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora _la strada di

sant'Jacopo_, tanto son forti le tradizioni carlinghe.

[238] Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa

lancia, con la quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare.

[239] Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra

di Spagna con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a

quello d'Irminsol.

[240] Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante,

togliendolo dall'antica cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar

noia ai nostri lettori. Meglio è legger nell'Ariosto le parlate fra

Carlomagno e Agramante. _Il Traduttore_.

[241] Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; _Il buon

Turpino_, com'egli dice. La cronaca latina il chiama _Ferracutus_.

[242] Questi _benefizi_ o _fischi_, come li chiamavano, furon doni di

terre, fin dai primi Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma

non si vuol confonderli co' feudi, perchè non erano ereditarii, anzi

neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano a voglia loro, come

si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. _Il Traduttore._

[243] Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della

nazione longobarda veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno

771, dove sono tutte, meglio che qui, ponderatamente riferite. _Il

Traduttore._

[244] Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova,

una anzi comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di

stabilire nel papato la rappresentanza del principio popolare, che fu

poi lungamente combattuto tra le sette dei Guelfi e del Ghibellini. _Il

Traduttore._

[245] Voce spagnuola che significa montagne. _Il Traduttore._

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Storia di Carlomagno vol. 1/2 · 第 26 / 26 段