L'alba era appena sul rompere, e Calisto era già alla posta sul ripiano
della _Scogliera_.
Il marchese di Cardiana non istette però molto a giungere, dopo aver
detto ai cacciatori, ch'erano di brigata con lui, andassero pure
innanzi, ed egli li avrebbe raggiunti un quarto d'ora dopo, in un certo
punto del bosco.
I due avversari si videro, e appena il Cardiana fu giunto egli pure sul
ripiano, ambedue cavarono le pistole, senza scambiare una parola, e
nemmeno un saluto.
Cotesto almeno fu argomentato da due persone, le quali salivano in
fretta un sentieruolo alle spalle della _Scogliera_, ed avevano veduto,
fin da quando erano alle falde dell'erta, la persona di Calisto spiccare
là in cima come un'ombra nello spazio azzurrognolo. I due viandanti
mutavano i passi con molta sollecitudine, sperando giungere in tempo
lassù.
Da alcuni movimenti di Calisto, si accorsero che l'avversario doveva
esser giunto al ritrovo. Raddoppiarono la corsa affannosa; ma in quella
che si avvicinavano alla meta, si udì improvvisamente uno sparo. Calisto
era rimasto in piedi.
Che cosa era avvenuto? Come furono giunti anch'essi a pari del ripiano,
trovarono il Caselli esterrefatto, con lo sguardo fiso, il capo scoperto
per il moto convulsivo di una mano che era corsa alla fronte in atto di
spavento, e la pistola impugnata dall'altra. Dieci passi più oltre era
il marchese di Cardiana, disteso a terra, con la tempia forata.
Pallida, scarmigliata, anelante, la donna (imperocchè voi già avrete
inteso che l'uno dei due accorrenti era una donna, e appunto la marchesa
Cecilia, accompagnata dal vecchio servitore) giunse accanto al corpo
disteso del marito.
— Ah! gridò ella con accento disperato. — Sono giunta ancora troppo
tardi. Voi l'avete ucciso!
— Io, signora?... — rispose Calisto, e stette come uno smemorato a
guardarla. Egli non sapeva che dire; il colpo repentino, la caduta
dell'avversario, senza che egli neppure avesse montato il grilletto
della pistola, e l'improvvisa venuta della marchesa Cecilia, lo avevano
sbalordito. Quando si riebbe si avvicinò a lei, e facendole vedere la
sua pistola carica:
— Signora marchesa, — soggiunse, — vostro marito mi aveva insultato, e
ci eravamo dati la posta quassù, perchè uno di noi due non avesse a
tornarne vivo. Ma io, come vedete, non ho neppure sparato il mio
colpo....
— Che dite voi mai? —
Ma in quella che Cecilia volgeva questa dimanda a Calisto, fu udito uno
strepito di persone accorrenti, e poco stante cinque uomini armati di
tutto punto balzarono fuori dai cespugli della macchia vicina. Il primo
di costoro era un uomo dal volto truce, il quale rideva
sgangheratamente.
Calisto allora riconobbe il Bruno, il capo di masnadieri, e ne pronunziò
il nome con dolorosa maraviglia.
— Sì, il Bruno! — rispose il malandrino. — Ah voi non credevate, signor
Caselli, di trovarmi da queste parti, e vi dispiacerà che io vi abbia
vinto la mano. Ma che volete? Anche noi ci abbiamo le nostre vendette da
fare, e, poichè siamo povera gente perseguitata, abbiamo il diritto
della precedenza su chicchessia. Sicuro, bella signora, che mi guardate
con quell'aria sgomentata, come se io fossi la befana; questo signorino
che è qui sforacchiato, mi paga certi suoi amorazzi con Maddalena, una
sgualdrina la quale si era dimenticata un tantino della nostra persona,
e che noi abbiamo già trattato come si meritava.
— Bruno, — disse Calisto, — io non entro nei fatti vostri con quell'uomo
che è morto. Ma voi avete fatto assai male a vendicarvene oggi, poichè
si crederà che voi siate stato il mio complice, mentre io in quella vece
vi conosco appena per essermi imbattuto qualche volta nelle vostre
scorribande notturne.
— No, per Dio! — rispose l'altro, con quel suo feroce sogghigno. — Vi
farei troppo onore a lasciar credere che fossimo stati di balla in
questo negozio. Eravate uno spiantato a cui non si sarebbe potuto
togliere il becco di un quattrino, quando io vi ho veduto per la prima
volta. Sapevo dei vostri amori notturni da pipistrello e dei vostri
sdegni; vi ho proposto, da buon compare, di aiutarci un tratto in un
certo colpetto un po' delicato, lasciando a voi la vostra parte di
bottino, quella appunto per cui ronzavate tutte le notti intorno ad una
certa rocca munita; voi non vi siete sentito da tanto. E che cosa ne
avete guadagnato, dalla vostra dappocaggine? Un colpo di scudiscio sul
viso. Oh, io ho veduto anche questo. Il Bruno, già lo sapete, si trova
in molti luoghi, dove non lo si aspettava punto; qui verbigrazia! —
Mentre questo dialogo durava tra i due, la marchesa Cecilia, con la
fronte china, le braccia prosciolte, rassomigliava alla statua del
dolore. Vi hanno di certe donne alle quali per nessuna cosa si scema il
pregio della bellezza, anzi appaiono dieci cotanti più belle in quei
momenti di scompiglio della persona, nei quali una signora non ama farsi
scorgere dalla gente. La marchesa Cecilia, col suo viso pallido, i suoi
capelli scomposti, appariva sempre più bella, e tutti que' malandrini la
divoravano con gli occhi.
— Signora, — le disse Calisto, poi che il masnadiere ebbe finito, —
perdonatemi! Avete udito da quest'uomo a qual partito mi trovassi, e
come questo duello fosse necessario. Io, poi, non ho neppur macchiate le
mani del sangue di vostro marito; ma so tuttavia di essere come un uomo
morto per voi. Il destino ha voluto così, e sia. Concedetemi almeno
un'ultima grazia, quella di accompagnarvi fino al castello. —
Il giovane, come avrete già indovinato, parlava a quel modo per far
uscire da quelle angustie la marchesa. Ma quello che egli presentiva
avvenne; le sue parole fecero ridere da capo il masnadiere.
— Che cosa? — interruppe egli. — E le spoglie del vincitore? Ho studiato
_umanità_, io, e so che i guerrieri dei tempi antichi portavano le
spoglie.... aiutatemi a dire.... le spoglie.... basta, non mi ricordo la
parola, ma so benissimo la cosa; e queste spoglie fo conto di prenderle.
Un giorno vi ho proposto di lasciarle a voi, queste medesime spoglie;
non avete voluto, e tanto peggio per voi. —
E così dicendo, si fece innanzi per afferrare la donna, la quale, per un
moto istintivo, andò a gittarsi nelle braccia di Calisto, a cui non
aveva fino a quel punto rivolto lo sguardo. Ma così avviene in tutti i
momenti supremi della vita, che il male maggiore, il più urgente, fa
dimenticare il minore, e la giovane sventurata, che non avrebbe più mai
guardato in volto, anche amandolo nel profondo del suo cuore, il nemico
di suo marito, gli si gettò nelle braccia, chiedendo al nobile affetto
del giovane un aiuto contro gli assalti brutali di quella bordaglia.
Calisto avea già tutta considerata la gravità del pericolo, e
riconosciuta la necessità di operare gagliardo. Accolse Cecilia e la
strinse nel braccio sinistro; poi, senza dir motto, aggiustò la canna
della pistola che gli era rimasta tra mani contro il petto del Bruno, e
la palla di Calisto trapassò il cuore del masnadiere.
— Ah cane! — gridò egli, e cadde irrigidito.
Ma con la morte di Bruno non era salvata Cecilia. I quattro malandrini
che lo accompagnavano saltarono furibondi su Calisto. Giovanni,
tuttavia, non istava con le mani alla cintola. Egli aveva già adocchiata
la pistola che era accanto al cadavere del Cardiana; afferrarla, e
spararla a bruciapelo nel volto del primo malandrino che ardì accostarsi
alla sua padroncina, fu un punto solo.
Erano ancora tre gli assalitori, ed armati; eglino soli, a tempestarli
di quasi inutili colpi col calcio delle pistole scariche. Fu una lotta
terribile e disperata, degna del pennello di Salvator Rosa, se pure è
lecito in cosiffatti supremi momenti fermarsi a guardare l'effetto
pittoresco di una scena come quella che i primi raggi del sole
illuminavano sul ripiano della Scogliera.
— Uccidetemi! — gridò Cecilia a Calisto, con accento supplichevole. —
Uccidetemi, anzi che lasciarmi in balìa di costoro. —
Al giovane, quelle sconsolate parole non facevano che accrescere il
furore di quella disperata difesa. Il braccio e il petto gli grondavano
sangue per i colpi toccati dai coltelli dei tre superstiti; anche
Giovanni portava i segni sanguinosi della lotta, ed ambedue, più feroci
che mai, rispondevano agli assalti, senza sperare di trarre a salvamento
la sventurata Cecilia.
I malandrini, ai quali premeva di avere la donna, non avevano ancora
messo mano alle pistole, e continuavano a lavorar di punta, certi che
quella resistenza era sul punto di finire. Ma essi avevano fatto i conti
senza quella brigata di cacciatori che accompagnavano il marchese di
Cardiana, e che, non vedendolo giungere, si erano rifatti sui loro passi
per andarlo a cercare. Costoro udirono i colpi di pistola; ma, lontani
com'erano, giunsero in tempo appena per guastare il disegno a quei tre
ribaldi.
All'improvviso apparire dei cacciatori, questi ultimi dovettero darsi
alla fuga, non senza aver dapprima sparate le loro pistole sulla preda
che sfuggiva loro di mano.
Guardatevi dalla freccia del Parto fuggente! dicevano gli antichi.
L'ultimo colpo dei masnadieri fu per la bellissima donna. Invano, al
giungere dei cacciatori, Calisto e Giovanni respirarono, e invano si
volsero a consolare la vedova marchesa di Cardiana. Ella pareva svenuta,
e così a prima giunta credettero che fosse; ma il sangue, che le
gocciava dal seno poco sotto la clavicola, li fece accorti della
tristissima verità.
Dirvi qual senso facesse quella vista sull'animo loro, è inutile; chè
voi di leggeri argomenterete essere stato un momento di terribile
angoscia per ambedue. Sgomentati, immemori delle loro ferite, si tolsero
la donna morente fra le braccia e presero la via del castello.
Quei due uomini, i soli che avessero veramente e profondamente amata la
castellana di Villa Cervia, quantunque di un amore tanto diverso l'uno
dall'altro, erano stati i soli a difenderla; erano i soli a
trasportarla, muti ed anelanti, affratellati in un medesimo dolore, in
una medesima speranza. E la speranza indovinerete qual fosse: era la
speranza che quella divina creatura non avesse a morire.
Io non vi starò a descrivere con quanto disperato dolore fosse accolto
il mesto corteo dal conte Emanuele. Ricordo lo scultore greco che finse
un velo sul capo di Agamennone, quando ebbe ad effigiarlo testimone del
sacrificio della figlia.
La sventurata donna fu adagiata sul suo letto, e il padre gli stava
accanto, interrogando dello sguardo il medico del paesello, chiamato in
fretta a Villa Cervia. E come seppe che non c'era più speranza di
salvarla, il povero padre rimase immobile e triste a vedersi, come un
tronco d'albero percosso dalla folgore.
Appena ebbe ricuperato i sensi, Cecilia chiese del suo difensore, che fu
introdotto, lacero, insanguinato e cadente com'era. Calisto non parlava,
non piangeva, non muoveva neppur gli occhi; pareva, ed era infatti,
istupidito da tutte le repenti scosse di quella fiera catastrofe.
Cionondimeno, alla vista della moribonda, che egli aveva così fortemente
amata, gli scintillarono gli occhi, e corse a buttarsi ginocchioni al
suo capezzale.
Cecilia gli rese grazie del suo ardimento, e lo pregò che si calmasse;
egli non essere cagione della sua morte, bensì il disegno da lei fatto
di correre alla Scogliera, nello intento di impedire il duello. Poi gli
chiese perdono per tutto ciò che la casa sua gli aveva fatto patire, e
che ella sentiva di essere chiamata ad espiare con la sua morte.
La poveretta si moriva, ed era lei che consolava i viventi! Al padre che
si pentiva amaramente, tra i singhiozzi e le carezze disperate di non
averla fatta contenta, lasciando in disparte i pregiudizi sociali, ella
rispose dolcemente:
— Non vi dolga, padre mio, di quello che è stato fatto. Così ha voluto
il cielo. Voi avete operato come un buon padre il quale intende di
provvedere alla felicità dei suoi figli. Io ho amato quest'uomo senza
dirvelo; ecco la mia colpa; e l'amo ancora adesso; ma adesso non è più
colpa, poichè sono sul punto di morire. —
Furono le sue ultime parole. La bionda castellana di Villa Cervia spirò,
dopo aver ricevuto il bacio ultimo di suo padre, ed il primo di Calisto
Caselli.
Questi mise un grido disperato appena fu morta; poi non parlò più, non
pianse, non diede altro segno del suo dolore. L'infelice era impazzito.