GASP. — E voi vi siete degnato di cercare...

BERN. — Che cercare! mi sono semplicemente ricordato che Scarabocchio è

nato in una stalla di questo borgo da una donna che vi era di passaggio

giusto ventitrè anni fa, e che è morta senza che si potesse sapere chi

fosse; e ho scritto subito: il bambino che cercate, vive...

GASP. — Oh sì, vive, ora!

BERN. — Ha ventitrè anni, dimora in casa di Caterina Belfiore che gli

usa tutte le carità, fa l'armaiuolo, un cattivo armaiuolo, e si chiama

Gaspare, e per soprannome...

GASP. — Scarabocchio, finora; ma d'or innanzi, grazie a voi, nessuno mi

avvilirà più con questa brutta parola! O Bernardetto, perdonatemi se vi

ho giudicato male... Io credeva proprio che mi odiaste; ma ora riconosco

che se mi avete fatto soffrire è senza volerlo, è perchè non sapevate

quanta amarezza io avessi nel cuore...

BERN. — To', se te l'ho sempre detto, era per chiasso; era perchè io non

posso vederti senza ridere!

GASP. — Voi non potete vedermi camminare senza ridere? Ebbene... quando

sarete di malumore, venite da me... e io vi farò ridere... _(fa un giro

nella stanza, mentre Bernardetto ride, e poi va a prenderlo per le

mani)_ Ridete! ridete! pur che non ci sia presente Caterina! Ma non

basta: d'or innanzi ricordatevi che sono tutto vostro, come lo sono per

quell'angiolo della Caterina!

BERN. — Che cosa potresti fare per me? Difendermi no, chè con un soffio

ti si butta in terra: darmi dei quattrini peggio che mai, dunque!

GASP. _(sottovoce)_. — Peggio che mai?

BERN. — Oh! qualche miseria!

GASP. _(traendo di tasca un involto di cinque biglietti da cento lire e

spiegandoli uno alla volta)_. — Miseria?! Uno... due... tre... quattro e

cinque! Cinque! Cinque!

BERN. — Cinque biglietti da cento!

GASP. — E mica per una sola volta!

BERN. — Ad ogni anno?

GASP. — No! No!

BERN. — Allora ogni due anni? È sempre una bella fortuna!

GASP. — Oh sì... ma di questi biglietti io ne avrò cinque ogni... mese!

BERN. — Ogni mese?

GASP. _(esaltandosi)_. — Sì, cinquecento lire, sì cento scudi al mese a

me, che non arrivavo mai a mettere assieme in un anno due soldi! Dei

soldi ora? Dieci mila soldi al mese ora! A palate i quattrini! A staia!

A sacca! — Oh! perdonatemi, Bernardo, questo trasporto; ho sofferto

tanto! E pigliate, pigliatene uno, due, quanti volete, per la mia

riconoscenza!

BERN. — Sei matto? Se accettassi, non sarei così contento di quello che

ho fatto..... Basta, ti dico! E poi che maniera è questa, appena hai

quattro soldi, volerli buttar via a diritta ed a sinistra, anche a chi

non ne ha bisogno? Pensa piuttosto al tuo.

GASP. — C'ho già pensato. Prima pago alla Caterina il fitto di cinque

anni per questa stanza, e poi vado dal sindaco a domandargli quanto

costerebbe levare dalla strada tutti quei monellacci...

BERN. — Te lo dico io: tre soldi, quanto costa un bastone!

GASP. — No! voglio che li mandino a scuola, e la scuola la pagherò io.

BERN. — Ti piglieranno a sassate alla sortita. E il resto?

GASP. — Mi farò una bella bottega...

BERN. — Invece d'andare a spasso tutto il giorno..... E poi?.....

GASP. — E poi..... del bene ai poveri..... Altro che cosa posso fare io?

BERN. — Tu hai ventitrè anni... Vieni qui che ti guardi negli occhi...

Ecco, tu diventi rosso come una ciliegia... Tu vuoi pigliar moglie, ci

si legge scritto!

GASP. — Chi mi piglierebbe mai!

BERN. — Le donne non lo sai che vanno matte per gli scarabocchi?

GASP. — Non dite questo, Bernardo!

BERN. — Parola d'onore: hai visto mai un gobbettino che non abbia una

bella moglie? Ma va là, ipocrita, che tu sai già dove andar a picchiare.

GASP. _(negando, sperando e ridendo)_. — Non è vero nulla!

BERN. — Già... perchè lui si permette di amare i fiori...

GASP. — Bel merito!

BERN. — Perchè non vuole che si picchino le bestie...

GASP. — Povere bestie, sono così buone appetto degli uomini!... E se

sapeste la stretta che ho sofferto quando mi hanno ammazzato il mio

povero Nanni!

BERN. — Consolati; egli ti aspetta nel paradiso delle oche.

GASP. — Povero gatto, non gli mancava che la parola!... Era il mio unico

amico, dopo Caterina!

BERN. — Pensiamo dunque, dopo l'amicizia, quando sentirà della fortuna!

GASP. — Di chi parlate?

BERN. — Non del gatto, di Caterina che vuoi sposare.

GASP. — Oh! non mi venne neanche per il capo un così fatto pensiero!

BERN. — Quando è contenta lei!

GASP. — Lei... contenta!...

BERN. — Perchè no? E l'arriva in persona..... chiedigliene!

GASP. _(combattuto e vacillante per l'emozione)_. — Caterina... mia! No,

no, è impossibile!

BERN. — Con sei mila lire di rendita? Babbeo! Ma se non mi ha parlato

che di te anche questa mattina!

GASP. — Sì?... E di questa gamba... non ha detto nulla?

BERN. — Ma va là, che, se ci metti sotto le tue migliaia, diventa subito

una gamba come l'altra... meglio dell'altra!

GASP. — Un'ultima parola, Bernardo, mentre sono in tempo: se ella è

contenta, credete voi che un giorno i miei figliuoli non somiglieranno a

me, e potranno fare i soldati?

BERN. — E diventar caporali!

GASP. — O Dio buono! Finora tanto avvilimento ed ora tanta felicità!...

Rimanete, ve ne prego; ho quasi paura!

BERN. — A farti lume? Ti gira. (Se non vado via, o crepo, o mando tutto

a monte). Coraggio, o Caterina se la sposa un altro.

GASP. — Se basta il mio amore ed il mio denaro, ora è mia!

BERN. — Bravo! Coraggio! _(via dal fondo, dicendo_:) — (Se non vado...

crepo!.. crepo!)

GASP. — Ne ho del coraggio, sì; ma sarebbe tanto meglio essere come lui!

SCENA IV.

_CATERINA dalla destra, in più ricco arnese e con un velo in capo.

DETTI._

CAT. _(sul pianerottolo)_. — Eccomi in ordine, Bernardetto... O Gaspare!

siete ritornato?

GASP. — Sì, or ora... Mi riposava un momento e poi veniva subito da voi.

CAT. — Aspettatemi un istante che ritorno subito... _(scompare dalla

destra)_.

GASP. — Badate, veh, che non ho bisogno di nulla... Oh sì, giusto lei mi

dà retta! Ma io sono tutto coperto di polvere ed in disordine..... se ci

pensavo quand'ero in città!.... Ma lei non baderà ai miei cenci, nè ai

miei capelli arruffati..... Eccola: a me par sempre un angelo che cali

dal paradiso!

CAT. _(dalla destra, con una scodella di brodo ed un bicchiere di vino

sopra un piccolo vassoio)_. — Un po' di brodo e un bicchier di vino vi

faranno bene, dopo il viaggio... Ma sedete, Gaspare, sedete.

GASP. — Sono stanco, ma non sono mica ritornato a piedi: c'è un signore

che mi ha pagata la diligenza..... _(siede e prende la scodella)_ Quanto

siete buona, Caterina! _(la guarda estatico)_

CAT. — Bevete, Gaspare. Bernardetto è uscito?

GASP. — Per ritornare subito.

CAT. — Ma perchè non bevete?

GASP. — Non posso... C'ho una cosa qui, come un nodo...

CAT. — Vi sentite male?

GASP. — Mai così bene!

CAT. — Dunque buone notizie? Sentite; io non voglio sapere i vostri

segreti, ma ad ogni modo ricordatevi che qui siete sempre come a casa

vostra..... Ora che ci siamo intesi, bevete...

GASP. — La mia condizione si è mutata, Caterina... _(quasi arrossendo)_

Ora sono... quasi... ricco!

CAT. — Li avete dunque trovati i vostri parenti?

GASP. — Vi dirò... I miei genitori sono morti, e, quanto ai parenti, ho

dovuto promettere di rinunziare a cercarli..... Ma pure ho saputo una

cosa, che m'ha levato dal cuore un gran peso...

CAT. — Intorno a vostra madre?

GASP. — Sì... non mi si voleva dir nulla; ma io ho pregato tanto e

tanto, che posso finalmente dire a tutti che la mia povera madre non era

quella che dicono i maligni; ma una onesta, ma una santa donna!

CAT. — Bene, bene: questa è già una grande consolazione!

GASP. — E non basta, Caterina. Mio padre — posso dirvene una parola

sola, ma così bella! — mio padre era un soldato pieno di coraggio e di

bontà!

CAT. — O Dio benedetto!

GASP. — Col cuore sulle labbra! (E non mi domanda neanche quanto io sia

ricco!) Ma c'è di più: c'è chi d'or'innanzi penserà a provvedermi di

tutto.... di più che del necessario... di molto più!

CAT. — Oh ne ho proprio piacere come se fosse toccata a me la vostra

fortuna; ma siete poi sicuro?

GASP. — Le ho in tasca... cinquecento lire...

CAT. — Cinquecento...?

GASP. _(mostrandole l'involto dei biglietti)_. — Cinquecento lire... al

mese.

CAT. — Al mese?!

GASP. — Al mese.

CAT. — Oh viva il donatore! Viva per voi ed anche per me, poichè tutto

questo denaro vi metterà in grado di far vedere se io aveva ragione di

proteggervi.

GASP. — Sicuro che avevate ragione! Ed io benedico ora con tutta l'anima

il Signore che ha permesso..... a me..... di poter dimostrare..... a

voi... cioè... non so più quello che mi dica... ma voi mi capite... e mi

perdonate, non è vero?

CAT. — Vi capisco, ma non ho da perdonarvi nulla, mio buon amico.

GASP. _(fra sè)_. — (Mio buon amico!... Coraggio!...) Caterina...

CAT. — Gaspare?

GASP. _(ride)_.

CAT. _(lo guarda e ride anche lei, poi_:) — Perchè ridete così?

GASP. — Questa mattina avete parlato di me con qualcheduno?

CAT. — Si, con Bernardetto...

GASP. — (Ah!) Un momento?

CAT. — Molti momenti!

GASP. — Benedetti tutti, se non dicevate troppo male di me!

CAT. — Come potrei dir male di voi? Ho detto anzi molto bene!

GASP. _(turbato, oppresso dalla gioia)_. — Caterina...

CAT. — Forse, perchè ora siete ricco, io dovrò essere diversa da quella

che sono stata finora? _(gli porge le mani)_

GASP. — (Oh! è troppo! è troppo per il mio cuore!) _(lascia le mani di

Caterina, e con uno scoppio di pianto si abbandona sul banco)_ Basta!

Basta!

CAT. — povera me!... Piangete adesso? Ma perchè, Gaspare? Avete qualche

cosa nel cuore che vi dà pena, e non me la confidate? Non sono sempre

per voi quella sorella, quasi una madre, che sapeva consolarvi quando

eravate infelice? Ebbene, io vi aiuterò a sostenere anche la prova della

buona fortuna..... Animo, asciugatevi gli occhi, così! e coraggio!

GASP. — Sì, che ne avrò del coraggio... purchè la felicità non mi venga

tutta intera ad un tratto! Voi sapete che io sono vissuto tanti anni nel

fango della strada, respinto, beffato, trattato peggio di un cane,

perchè il più brutto cane riceve talvolta una carezza..... Ma io non

aveva un padrone che mi difendesse; non un amico che pigliasse a

proteggermi; non aveva nulla; non aveva la famiglia! Ma che dico? Io

doveva fuggire gli uomini e cercare la compagnia delle bestie, perchè è

scritto che una creatura possa ricevere una prova di affetto dalle

bestie e null'altro che dileggi e beffe dagli uomini!

CAT. — Poveretto!

GASP. — E se in uno di quei momenti terribili in cui la amarezza monta

su su dal cuore ad abbuiarvi la mente, in cui si darebbe l'anima per una

vendetta inaudita, io prorompeva in una maledizione..... _ecco.....

ecco..... lo sentite_, gridavano: _lo sentite il segnato da Dio?_ — Dio!

Forse egli avrebbe fatto meglio se l'uomo potesse farsi bello o brutto a

misura dei suoi pensieri e delle sue azioni... e allora! Ma è possibile

che il Dio degli sventurati abbia detto questo, lui che inspirò vostra

madre e voi ad avere compassione del povero reietto? Oh sì! non c'era

che una donna che potesse fare quello che ha fatto lei, quello che fate

voi! Ma che oltre alla consolazione ci possa essere per me anche la

felicità, non me lo dite, Caterina, no, perchè io che ho resistito a

tanti dolori, sento che non potrei resistere a tanta gioia... e morrei

qui ai vostri piedi! _(le si butta ai piedi)_

CAT. — Che cosa volete dire? È Bernardo che vi ha dato ad intendere...?

_(colpita da un altro sospetto)_ (Ah! sarebbe troppo!) Mostratemi subito

quei biglietti. _(Bernardetto)_

GASP. _(in ginocchio)_. — Eccoli: teneteli, essi sono tutti vostri!

SCENA V.

_BERNARDETTO dal fondo, inosservato da Gaspare. DETTI._

BERN. _(a Caterina, che svolge l'involto dei biglietti)_. — Aspettate,

venite di là, che vi dirò tutto.

CAT. — No, voglio vederli subito... voglio saper tutto... e non posso

assolutamente prestarmi a qualsiasi inganno.

GASP. — Che inganno?

CAT. _(guardati i biglietti con un grido di sdegno)_ Oh! _(a Gaspare)_.

Li ha avuti nelle sue mani?

GASP. — Non uscirono dalle mie.

BERN. — Via, Caterina; era già fatta!

CAT. — Siete un disgraziato, e mi meraviglio che abbiate potuto farmi

complice di una beffa più che brutta, crudele, feroce! _(sale la scala a

destra)_ Alzatevi, Gaspare; non è a voi che spetta stare in ginocchio!

(Gaspare rimane in ginocchio atterrito, ma senza

comprendere chiaramente la situazione)

BERN. — Era già combinata, vi dico... _(la segue)_

CAT. — Vi credeva soltanto leggero, ma vedo che siete un uomo senza

cuore... Lasciatemi; ora voi mi fate paura! _(via dalla destra)_

BERN. — Ma io non ho mancato alla mia parola... _(volgendosi dal

pianerottolo a Gaspare)_ Maledetto Scarabocchio, se mai non l'aggiusto,

me l'hai da pagare..... Non capisci nulla! Una caricatura come te

sposare la mia Caterina? Vatti a specchiare nella pila, e pulisciti la

bocca coi biglietti della banca dei complimenti! _(via dalla destra)_

GASP. _(con un grido)_. — Ah! _(vorrebbe avventarsi sui passi di

Bernardetto, ma vacilla e cade boccone, prorompendo in un pianto

disperato, rotto da singhiozzi convulsi. Quindi si solleva a sedere,

accasciandosi a terra presso la seggiola accosto al tavolino)_ Ma quale

delitto ho io commesso prima di nascere, da farmi dannare a questo

supplizio? E voi, madre mia, perchè non m'avete soffocato appena nato,

quando potevate salvarmi da quella carità che vi lasciava partorire e

morire sul letame d'una stalla? Sarei morto con voi... Invece guardate

che cosa ha fatto di me la vostra compassione: un essere che non può

vivere che deriso! un essere che la donna non può amare! un essere

inutile a sè ed agli altri, che la società schiaccia come un verme...

come un mostro! Non un mostro... Il mostro fa paura... il mostro fa

delle vittime... il mostro è la forza, la bellezza, la fortuna, ed io

non sono che la vittima, ma la vittima ridicola, la vittima che non può

essere nè soldato, nè sacerdote, nè amico, nè sposo... nulla! nulla!

null'altro che ridicolo sempre! — Ma a qual ladro, a quale assassino

s'infligge questa umiliazione, questa berlina, questa tortura che

m'accompagna per tutta la vita? E che cos'è la vostra bella libertà, la

vostra famosa civiltà, se non protegge i deboli? — Ah! ah! ah!...

proteggere lo Scarabocchio! Sei forse un uomo tu; sei forse fatto ad

imagine di Dio, quando l'ultimo degli uomini, Bernardo, ti prova che non

sei stato messo al mondo che per trastullo degli altri, e ti rapisce per

giunta la donna del tuo cuore? Dio! Dio! se voi foste giusto, o non

permettereste ch'io fossi, senza mia colpa, diverso dagli altri, o

almeno non martirizzereste così una creatura che non ha mai fatto nulla,

nulla di male!

(disperato, colle mani ne' capelli, si abbandona sul

pavimento)

SCENA VI.

_BERNARDETTO dalla destra. DETTO._

BERN. — (Maledetto! gli darò le sue cinquecento lire, se non posso fare

a meno, e così otterrò, col suo perdono, quello di Caterina). Che fai lì

bocconi?

GASP. _(contenendosi)_. — Lasciami pregare!

BERN. — Pregare? A che? Nessuna preghiera può fare che ciò che è stato

non sia stato e tu sia diverso da ciò che sei. Alzati adunque subito che

discorriamo, o mi farai ridere peggio di prima. _(raccoglie i biglietti

e li mette nel portafoglio)_

GASP. _(si alza inosservato)_. — (Ancora? Questo è troppo!) Io non posso

che far ridere sempre?

BERN. — Dovresti esserne convinto da un pezzo. _(Gaspare va a prendere

sul banco la pistola)_.

GASP. — Io non sono proprio un uomo come un altro?

BERN. — Come me, no certo.

GASP. _(balzandogli dinanzi terribile)_. — E allora a noi!

BERN. _(indietreggiando)_. — Che vuoi fare?

GASP. _(colla pistola nella destra, ma senza appuntarla contro

Bernardetto, con voce soffocata)_. — Ucciderti!

BERN. — Uccidermi? Questo non è uno scherzo da fare neanche per burla!

Metti via quella pistola che è carica, Gaspare!

(indietreggia fino all'estremità del proscenio a destra)

GASP. _(sempre a voce bassa)_ — Non Gaspare, Scarabocchio! Chiamami come

mi hai battezzato, Scarabocchio!

BERN. — Ebbene, sì..... te l'ho fatta grossa..... ma uccidermi?

GASP. _(come sopra)_ — Se i ragazzi che hai scatenato contro di me

meritano il bastone, sei tu che l'hai detto, tu, uomo, non meriti la

morte? E tu morrai quando avrai sofferto in dieci minuti l'agonia che

hai fatto soffrire a me per anni!

BERN. _(sentendosi mancare)_. — Caterina! Soccorso!

GASP. _(sempre a voce bassa)_ — Sì, che venga, che ti veda la tua

sposa!..... ma non sperare che anima al mondo possa salvarti!

BERN. — Pietà, Gaspare! _(appoggiandosi alla parete per non cadere)_

GASP. _(prorompendo)_ — Non c'è più pietà in me; tu l'hai ammazzata

collo scherno; ma c'è Scarabocchio fatto apposta per farti ridere.....

Dunque ridi! Ora è il momento buono di ridere! Guarda come zoppica, e

dondola, e sbilenca Scarabocchio! _(attraversa l'angolo della scena, dal

mezzo alla scala, senza abbandonarlo collo sguardo)_ — Ridi! Ridi! — Ma

tu non ridi? Tu batti i denti, e il sudore ti lava il volto bianco,

mentre le tue belle gambe stanno per tradirti tutte e due?! _(con una

risata di scherno)_ Ah! Ah! Ah! Un'arma mi fa più forte di lui, e l'uomo

perfetto non ride più! Il tiranno della strada ha paura!

SCENA VII.

_CATERINA dalla destra. DETTI._

BERN. — Venite, Caterina, per carità!

CAT. _(impaurita dall'aspetto di Gaspare e dallo spettacolo di

Bernardetto accasciato e presso a smarrire i sensi)_. — Che cosa è

stato? _(scende mezza la scala)_

GASP. — Giusto voi dovete esser qui — per un istante — ma fermatevi lì,

o lo inchiodo al muro sotto i vostri occhi! _(a Bernardetto)_ Giù in

ginocchio... e giù il cappello! Un po' per uno nel fango!

CAT. — Gaspare, o mio buon amico, o mio fratello!

GASP. — Io non posso essere fratello di nessuno!

CAT. — Pietà!

GASP. — E voi credete di ottenerla, quando la domandate per questa

belva? Ma non calunniamo le belve! Le belve ci addentano, ci sgozzano,

ma ci uccidono: per straziarci il cuore e non darci la morte, per

lasciarci nella carne viva il dente velenoso dell'odio e della

disperazione, ci vuole quello lì, l'uomo! Ma costui, che voi avete

creduto degno del vostro amore, ha fatto anche meglio: mi ha sollevato

fin lassù alla porta del cielo, non per darmi un istante di gioia, ma

perchè precipitando da quell'altezza io mi sprofondassi di più nel mio

inferno!

BERN. _(sfinito)_. — Perdonami!

CAT. — Lo avete sentito?

GASP. — Sì; ma non vi pare vile?

CAT. — Non più di prima.

GASP. _(a Bernardetto)_. — È vero; non più di prima, te lo dice lei. _(a

Caterina con un cenno imperioso)_ — E ora uscite.

CAT. — No, Gaspare; ora perdonate, come io, sentendo di non poterlo più

amare, gli perdono.

GASP. — Ma io perchè gli dovrò perdonare?

CAT. _(dopo una breve pausa)_. — Perchè voi potrete avere un giorno da

me... quello che egli ha perduto... quello che vi ha fatto sognare!

GASP. — Caterina! _(quasi smarrito)_ Non una parola di più; ora più che

mai mi parrebbe un sogno!..... _(colpito da un pensiero improvviso,

rassicura Caterina, e va a deporre sul tavolo la pistola, accennandola a

Bernardetto)_ — A te, ora non ti temo più!

(prende le mani di Caterina e le bacia riconoscente,

mentre Bernardetto si alza, passa vacillando dietro il

tavolo, ed esce dal fondo a capo chino)

FINE DELLA COMMEDIA E DEL PRIMO VOLUME.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

End of Project Gutenberg's Dedica - Scarabocchio, by Valentino Carrera

Dedica - Scarabocchio Le Commedie, vol. 1 · 第 3 / 3 段