_Do._ Io son morta, io son morta. Fuggite, fuggite. Toglietele quel
coltello di mano; fuggitevi, Sofronia.
_Ni._ Che hai tu, Doria? Che ci è?
_Do._ Io son morta.
_Ni._ Perché sei tu morta?
_Do._ Io sono morta, e voi spacciato.
_Ni._ Dimmi quel che tu hai.
_Do._ Io non posso per l'affanno. Io sudo, fatemi un poco di vento col
mantello.
_Ni._ Deh! dimmi quel che tu hai; ch'io ti romperò la testa.
_Do._ O padrone mio, voi siete troppo crudele!
_Ni._ Dimmi quel che tu hai, e qual romore è in casa.
_Do._ Pirro aveva dato l'anello a Clizia, ed era ito ad accompagnare il
notaio infino all'uscio di dietro: ben sai che Clizia, da non so che
furore mossa, prese un pugnale, e tutta scapigliata, tutta furiosa,
grida: Ov'è Nicomaco? Ove Pirro? Io li voglio ammazzare. Cleandro,
Sofronia, tutti noi la volemmo pigliare e non potemmo. La s'è arrecata
in un canto di camera, e grida che vi vuole ammazzare in ogni modo;
e per paura chi fugge là e chi qua. Pirro s'è fuggito in cucina, e
si è nascosto dietro alla cesta de' capponi: io sono mandata qui per
avvertirvi che voi non entriate in casa.
_Ni._ Io sono misero di tutti gli uomini. Non si può egli trarle di
mano il pugnale?
_Do._ No per ancora.
_Ni._ Chi minaccia ella?
_Do._ Voi e Pirro.
_Ni._ Oh, che disgrazia è questa! Deh! figliuola mia, io ti prego che
tu torni in casa, e con buone parole vegga che se le cavi questa pazzia
del capo e che la ponga giù il pugnale; ed io ti prometto ch'io ti
compererò un paio di pianelle e un fazzoletto. Deh! va', amor mio.
_Do._ Io vo; ma non venite in casa, se io non vi chiamo.
_Ni._ Oh miseria, oh infelicità mia! Quante cose mi s'intraversano per
far infelice questa notte che io aspettavo felicissima! Ha ella posto
giù il coltello? Vengo io?
_Do._ Non ancora, non venite.
_Ni._ O Dio, che sarà poi? Posso io venire?
_Do._ Venite, ma non entrate in camera, dove ella è; fate che la non vi
vegga; andatevene in cucina da Pirro.
_Ni._ Io vo.
[IV. 8]