_Pir._ Che fa' tu in Firenze, trista cosa?
_Eust._ Io non l'ho a dire a te.
_Pir._ Tu se' così razzimato; tu mi pari un cesso ripulito.
_Elist._ Tu hai si poco cervello che io mi maraviglio che i fanciulli
non ti gettino drieto i sassi.
_Pir._ Presto ci avvedremo chi avrà più cervello, o tu, o io.
_Eust._ Prega Iddio che il padrone viva, che tu andrai un di accattando.
_Pir._ Hai tu veduto Nicomaco?
_Eust._ Che ne vuoi tu sapere, se io l'ho veduto o no?
_Pir._ E' toccherà bene a te a saperlo, che se e' non si rimuta, se tu
non torni in villa da te, e' vi ti farà portare a' birri.
_Eust._ E' ti dà una gran briga questo mio essere in Firenze.
_Pir._ E' darà più briga ad altri che a me.
_Eust._ E però ne lascia il pensiero ed altri.
_Pir._ Pure le carni tirano.
_Eust._ Tu guardi e ghigni.
_Pir._ Guardo che tu saresti il bel marito.
_Eust._ Orbè, sai quello ch'io ti voglio dire? Ed anche il Duca murava;
ma se la prende te, la sarà salita su muricciuoli. Quanto sarebbe
meglio che Nicomaco l'affogasse in quel suo pozzo! Almeno la poverina
morrebbe a un tratto.
_Pir._ Doh, villan poltrone, profumato nel litame! Part'egli aver carni
da dormire a lato a sí delicata figlia?
_Eust._ Ella arà ben carni teco, che se la sua trista sorte te la dà,
o ella in un anno diventerà puttana, o ella si morrà di dolore. Ma del
primo ne sarai tu d'accordo seco, che per uno becco pappataci, tu sarai
desso.
_Pir._ Lasciamo andare, ognuno aguzzi i suoi ferruzzi, vedremo a chi e'
dirà meglio. Io me ne voglio ire in casa, che io t'arei a rompere la
testa.
_Eust._ Ed io me ne tornerò in chiesa.
_Pir._ Tu fai bene a non uscir di franchigia.
Canzone.
Quanto in cor giovanile è bello amore
Tanto si disconviene
In chi demi anni suoi cassato ha 'l fiore.
Amor ha sua virtute agli anni uguale,
E nelle fresche etati assai s'onora,
E nelle antiche poco o nulla vale.
Sì che, o vecchi amorosi, il meglio fora
Lasciar l'impresa a' giovinetti ardenti,
Ch'a più forte opra intenti,
Far ponno al suo signor più largo onore.
[III. 1]