EUSTACHIO, CLEANDRO.

_Eust._ Chi mi chiama? O Cleandro!

_Cle._ Tu hai penato tanto a comparire?

_Eust._ Io venni infino iersera, ma io non mi sono appalesato; perché

poco innanzi ch'io avessi la tua lettera, ne avevo avuta una da

Nicomaco, che m'imponeva un monte di faccende; e perciò io non volevo

capitargli innanzi, se prima io non ti vedevo.

_Cle._ Hai ben fatto. Io ho mandato per te, perché Nicomaco sollecita

queste nozze di Pirro, le quali tu sai non piacciono a mia madre;

perché, poi che di questa fanciulla si ha a fare bene ad un uomo

nostro, vorrebbe che la si desse a chi la merita più; ed invero le tue

condizioni sono altrimenti fatte che quelle di Pirro, che, a dirlo qui

fra noi, egli è uno sciagurato.

_Eust._ Io ti ringrazio: e veramente io non avevo il capo a tor donna;

ma poi che tu e madonna volete, io voglio ancora io. Vero è che io non

vorrei anche arrecarmi nimico Nicomaco, perché poi alla fine il padrone

è egli.

_Cle._ Non dubitare, perché mia madre ed io non siamo per mancarti,

e ti trarremo d'ogni pericolo. Io vorrei bene che tu ti rassettassi

un poco. Tu hai cotesto gabbano, che ti cade di dosso; hai il tocco

polveroso, una barbaccia. Va' al barbiere, lavati il viso, setolati

cotesti panni, acciò che Clizia non ti abbia a rifiutare per porco.

_Eust._ Io non son atto a rimbiondirmi.

_Cle._ Va', fa' quel ch'io ti dico, e poi te ne vai in quella chiesa

vicina, e quivi mi aspetta; io me ne andrò in casa, per vedere a quel

che pensa il vecchio.

La mandragola - La Clizia - Belfagor · 第 48 / 81 题