_Ni._ Piglialo di costà, ed io di qua; e tu, Siro, lo tieni per il
pitocco di drieto.
_Ca._ Non mi fate male.
_Li._ Non aver paura, va pur via.
_Ni._ Non andiam più là.
_Li._ Voi dite bene, lascialo ire qui. Diamgli due volte, che non sappi
donde el si sia venuto. Giralo, Siro.
_Si._ Ecco.
_Ni._ Giralo un'altra volta.
_Si._ Ecco fatto.
_Ca._ Il mio liuto.
_Li._ Via, ribaldo, tira via. S'i' ti sento favellare, io ti taglierò
il collo.
_Ni._ E' s'è fuggito, andianci a sbisacciare; e vuolsi che noi usciamo
fuora tutti a buon'ora, acciò che non si paia che noi abbiamo vegghiato
questa notte.
_Li._ Voi dite el vero.
_Ni._ Andate voi e Siro a trovare maestro Callimaco, e gli dite che la
cosa è proceduta bene.
_Li._ Che li possiamo noi dire? Noi non sappiamo nulla. Voi sapete che,
arrivati in casa, noi ce n'andamo nella volta a bere. Voi e la suocera
rimaneste alle mani seco, e non vi rivedemo mai, se non ora, quando voi
ci chiamasti per mandarlo fuora.
_Ni._ Voi dite el vero. Oh! io v'ho da dire le belle cose! Mogliema
era nel letto al buio. Sostrata m'aspettava al fuoco. I' giunsi su con
questo garzonaccio, e perché e' non andassi nulla in capperuccia, io
lo menai in una dispensa che io ho in sulla sala, dove era uno certo
lume annacquato, e gittava un poco d'albore, in modo che non mi poteva
vedere in viso.
_Li._ Saviamente.
_Ni._ Io lo feci spogliare, e' nicchiava; io me li volsi come un cane,
di modo che li parve mill'anni d'avere fuora e' panni, e rimase ignudo.
Egli è brutto di viso. Egli aveva uno nasaccio, una bocca torta; ma
tu non vedesti mai le più belìi carni! bianco, morbido, pastoso, e
dell'altre cose non ne domandate.
_Li._ E' non è bene ragionarne, che bisognava vederlo tutto.
_Ni._ Tu vuoi el giambo. Poi che aveva messo mano in pasta, io ne volsi
toccare il fondo; poi volsi vedere s'egli era sano: s'egli avessi auto
le bolle, dove mi trovavo io? Tu ci metti parole.
_Li._ Avete ragione voi.
_Ni._ Come io ebbi veduto che gli era sano, io me lo tirai drieto, ed
al buio lo menai in camera; messi al letto; e innanzi mi partissi,
volli toccare con mano come la cosa andava, che io non son uso ad
essermi dato ad intendere lucciole per lanterne.
_Li._ Con quanta prudenzia avete voi governata questa cosa!
_Ni._ Tocco e sentito che io ebbi ogni cosa, mi uscii di camera, e
serrai l'uscio, e me n'andai alla suocera, che era al fuoco, e tutta
notte abbiamo atteso a ragionare.
_Li._ Che ragionamenti sono stati e' vostri?
_Ni._ Della sciocchezza di Lucrezia, e quanto egli era meglio che
senza tanti andirivieni, ella avessi ceduto al primo. Dipoi ragionamo
del bambino, che me lo pare tuttavia avere in braccio, el naccherino!
tanto che io sentii sonare le tredici ore; e dubitando che il di non
sopraggiungessi, me n' andai in camera. Che direte voi che io non
poteva fare levare quel rubaldone?
_Li._ Credolo.
_Ni._ E' gli era piaciuto l'unto. Pure e' si levò, io vi chiamai e
l'abbiam condotto fuori.
_Li._ La cosa è ita bene.
_Ni._ Che dirai tu, che me ne incresce?
_Li._ Di che?
_Ni._ Di quel povero giovane, ch'egli abbi a morire si presto, e che
questa notte gli abbi a costare sì cara.
_Li._ Oh! voi avete e' pochi pensieri. Lasciatene la cura a lui.
_Ni._ Tu di' el vero. Ma mi pare bene milla anni di trovare maestro
Callimaco, e rallegrarmi seco.
_Li._ E' sarà fra un'ora fuora. Ma gli è chiaro el giorno; noi ci
andremo a spogliare; voi che farete?
_Ni._ Andronne anch'io in casa a mettermi e' panni buoni. Farò levare e
lavare la donna, e farolla venire alla Chiesa ad entrare in santo. Io
vorrei che voi e Callimaco fussi là, e che noi parlassimo al frate per
ringraziarlo, e ristorallo del bene che ci ha fatto.
_Li._ Voi dite bene, cosi si farà.
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