La bruna gondoletta che menava all'estrema dimora Vittore Valdrigo
tracciava un solco nella laguna, che appena aperto svaniva senza
lasciare veruna traccia del suo passaggio. Tale fu la vita di lui,
tale è l'esistenza di chi perde i giorni nell'ozio, e spreca le ore in
vuoti vaneggiamenti e in chimere. Ciascheduno deve il suo tributo alla
società in ragione delle sue forze. Il dolce far niente è la rovina
degli individui, delle famiglie, e degli Stati.
Nel giorno che il giovane pittore scendeva nella tomba, lo scultore suo
compagno di studi, esponeva in Roma la bella statua di Psiche, nella
quale aveva trasfusa la sua anima.
La vita operosa gli fruttava onori e ricchezze. Egli visse ancora molti
anni circondato dall'ammirazione del mondo, eresse sui colli del suo
paesello nativo un tempio che rivela il suo amore per la patria e per
l'arte, e scolpì delle statue e dei monumenti che lo ricorderanno alla
più tarda posterità. Morendo lasciò i beni della fortuna alla famiglia,
e trasmise all'Italia il glorioso retaggio delle sue opere e del suo
nome immortale.
Villa Saltore, gennaio 1869.