Più arduo lavoro è definire il radicalismo, quando si tratti di
delineare le concrete e immediate rivendicazioni giuridiche,
politiche, economiche nelle quali debba inverarsi, pei prossimi anni,
il cammino e il divenire della democrazia. Vi si provava recentemente
l'associazione radicale romana, in uno schema di programma, perdendosi
nel laberinto di una interminabile serie di articoli e di capoversi.
La vita pubblica italiana non offre oggi una questione prevalente e
assorbente in una sua soluzione della quale si concreti lo spirito
democratico: lo sgravio dei piccoli consumatori con imposte che pesino
più direttamente sulla ricchezza, la liberazione del consumo e
dell'industria da taluni dazi doganali (zucchero o ferro) che pesano
su di essi più fortemente, il minacciato fallimento dei comuni a corto
di risorse, la trasformazione dell'agricoltura, la colonizzazione
interna, problemi gravissimi tutti, non sono intesi così potentemente
che sia necessario porre l'uno o l'altro o più di essi in primissima
linea; e tutti insieme si disputano l'attenzione e le preferenze.
Un altro gravissimo problema, da lungo tempo agitato, quello del
miglioramento delle condizioni di vita delle plebi del Mezzogiorno,
attende non dalle leggi, ma da uomini nuovi e da iniziative vigorose,
la sua soluzione. Scuole, strade, acqua, le supreme necessità alle
quali lo Stato possa direttamente provvedere, furono già offerte con
più larghezza, da leggi recenti, a queste regioni¹.
¹ Un meridionale osservava testè nella _Voce_ (19 giugno) la
questione meridionale esser faccenda di riduzione dei tributi,
innanzi tutto; trovava modo di dichiarare, passando, che la
questione religiosa ed ecclesiastica non c'entra proprio per
nulla. Le intendenze di finanza hanno sole il segreto della vita
dello spirito nelle plebi meridionali! Queste ricadute in un
ingenuo materialismo economico sono oramai paradossali.
Ma raccogliere intorno ad alcuni argomenti centrali il pensiero
radicale, nel campo della vasta congerie di provvedimenti sociali
auspicati, è pure possibile, rifacendosi ai due cardini indicati:
educazione dell'individuo all'autonomia (umanismo reale e integrale,
dicevano i teorici del socialismo scientifico); ricostituzione della
autonomia degli enti pubblici e delle associazioni d'interessi
professionali; tutela e incremento delle energie vive e fattive della
nazione.
Nel primo campo le categorie che attendono ancora da una ulteriore
democrazia la loro liberazione sono principalmente tre:
la donna, ancora per molti aspetti giuridicamente minore;
i vecchi e gli inabili al lavoro, lasciati dalla mancanza di
protezione sociale alla mercè della beneficenza pubblica o privata;
i minorenni, che la dura sorte priva della normale protezione della
famiglia.
Quindi pienezza della capacità giuridica della donna, avviamento alla
sua capacità politica, assicurazione obbligatoria della vecchiaia e
contro le malattie, assistenza dell'infanzia e dei minorenni
abbandonati.
Non osammo parlar senz'altro di piena capacità politica della donna
(elettorato femminile universale) poichè in questo, come negli altri
campi, una democrazia di governo non può perdere di vista l'insieme
delle reali condizioni del paese e dissociare il criterio dottrinale
dell'astratta giustizia da quello pratico del risultato prevedibile,
utile o meno ai paralleli ed ulteriori progressi degli istituti
democratici.
Nel campo delle autonomie collettive:
riforma e disciplina del diritto di associazione, contemperando ai
_fini sociali utili_ che le categorie di associazioni si propongono
l'ampiezza del loro essere giuridico e la facoltà di possedere. E in
questo campo rientrano anche la limitazione che è necessario imporre
alle congregazioni, moltiplicantisi oggi, come associazioni di
fatto, in onta alla legge, il contratto collettivo di lavoro,
l'esistenza legale e la funzione dei sindacati;
autonomie degli enti locali, così che esse siano commisurate alla
capacità di sviluppo dei singoli enti ed ordinate intorno a corpi
regionali elettivi, muniti di sufficienti poteri e non schiacciati
dal peso degli organi del potere esecutivo centrale;
riforma della burocrazia. La necessità e i criteri di questa riforma
esponeva eloquentemente, nella relazione al bilancio preventivo per
gli affari interni per il 1913-14, l'on. Aprile.
La politica di tutela e di incremento delle energie sociali riguarda:
1. la riforma tributaria (imposta progressiva e sgravio di consumi;
ricostituzione dei bilanci comunali);
2. la politica doganale. (Riduzione, sino alla quasi abolizione, del
dazio sullo zucchero e sul ferro, riduzione del dazio sul grano);