Le due concentrazioni

Dalla politica ecclesiastica, adunque, intesa come politica delle

chiese e delle fedi, modernista perchè diretta a svincolare lo Stato

da ogni forma di confessionalismo e di complicità confessionale e le

coscienze da ogni forma di soggezione supina e servile a vecchi credo

e istituti, il nuovo _partito d'azione_ prenderà le mosse, ritemprato

nel suffragio universale, per un nuovo ciclo di feconde battaglie.

Come intorno al partito clericale, a destra, si raccolgono le forze di

stasi e di reazione, perchè solo esso possiede una dottrina e una

tradizione essenzialmente antidemocratiche, così intorno al partito

radicale si raccoglieranno, vinte le pregiudiziali e le secessioni, le

difese della democrazia militante e conquistatrice.

E come dall'una parte si va ricostituendo la sovranità effettiva del

papa, con i poteri assoluti dell'assistente ecclesiastico nelle

organizzazioni economiche--e lo dimostrava testè limpidamente Leonida

Bissolati--col dominio del vescovo nelle _Unioni_ popolare e sociale

ed elettorale, con le imposizioni formali ai deputati che dei

cattolici sollecitano i voti, così dall'altra parte, a sinistra, è

necessario ricostituire la sovranità popolare, indice e pratica della

sovranità dello spirito umano, perennemente creatore, sulle

istituzioni sociali. Ed è da desiderare che, nella nuova legislatura,

le due sovranità incompatibili e nemiche, quella del papa e quella del

popolo, si schiereranno, vinte le confusioni e le ambiguità

opportunistiche, nettamente l'una incontro all'altra.

Questo senso della sovranità dello spirito, e del dio interiore che

Fichte vide ascendere con esso, sulle istituzioni sociali, solo nel

radicalismo, giova ripeterlo, è conservato integro e puro. Poichè il

socialismo ufficiale lo esalta bensì applicandolo al proletariato,

grande schiera di oppressi vendicatori, ma lo diminuisce, poi,

limitandolo ad esso, che non è tutta la società degli oppressi, e

all'economia, che non è tutta la storia. E lo esalta il partito

repubblicano, chiedendone una più diretta espressione nelle

costituzioni civili, ma lo diminuisce a sua volta non intendendo che

il monarcato fu ed è e può essere ancora istituto democratico, sinchè

alle ascensioni democratiche non si contrappone, ostacolo e barriera,

ma anzi le seconda e le garantisce contro il pericolo che viene da

coscienze immature e dall'invidia del costante nemico. Intendere e

vedere il monarcato come strumento anche esso, al pari di ogni altra

forma costituzionale,--_non populus propter regem, sed rex propter

populum_--di vita, di armonia e di progresso sociale, questa è

autentica democrazia, la quale giustifica oggi la lealtà monarchica

dei radicali, come giustificherebbe domani, mutate le condizioni,

l'insurrezione repubblicana; astrarre dalla realtà concreta e

oggettivarlo e farne un istituto estraneo alla dialettica della

prassi--fosse anche per combatterlo e rovesciarlo--è eccesso ed errore

di frazioni mal vive, inacidite ed irritate dall'ostilità di eventi

che esse non seppero dominare.

Il partito radicale e il radicalismo italiano · 第 22 / 32 题