Diciamo nel corso di questo volumetto che cosa è per noi la
democrazia. Essa è la stessa coscienza umana in moto per la conquista
di sè, delle sue fedi, delle istituzioni sociali.
Alla democrazia che è scuola e milizia appartengono quindi solo coloro
i quali sentono in sè l'affanno ed il pungolo di più sicure libertà,
di una più alta giustizia, di una più larga ed efficace bontà umana.
Essa è idealismo ed altruismo in azione; è il senso delle
responsabilità morali, dei doveri, della missione che quelli i quali
vogliono esser dei viventi, e non solo dei passivamente vissuti,
sentono essere inscindibilmente uniti alla vita. Lavorare per la
democrazia è lavorare per l'avvenire.
Oggi, in Italia, alla vigilia delle elezioni generali, si discutono e
si agitano innumerevoli voli problemi: e tutti riguardano non
l'uomo--il popolano, il dotto, il governante--o il partito come
dovrebbe essere, ma quello che qui o là bisognerebbe fare; e si
dimentica che gli uomini operano secondo ciò che sono o hanno
nell'animo; che, divenuti migliori, essi farebbero certamente cose
migliori; accesi di fervore per il bene pubblico e sociale,
troverebbero facilmente dove e come questo bene va fatto.
Contribuire a diffondere il concetto della democrazia come educazione
di sè, come acquisto del senso del _proprio_ dovere sociale, come
accensione di fedi, sarà lo scopo di questi volumetti.
Essi intendono quindi tornare indietro, di là dal periodo della lunga
decadenza, agli uomini i quali nella generazione che fece l'Italia
instillarono il senso del dovere eroico; passare innanzi, sorvolando
su tutte le miserie presenti, associandosi allo sforzo pensoso e
disciplinato dei giovani che vogliono conquistare sè stessi per
dedicarsi alla vita pubblica con animo generoso e disinteressato di
combattenti per una idea.
Un nome, innanzi a ogni altro, vogliamo inscrivere su queste pagine
come auspicio: MAZZINI.