Erano le tre dopo mezzogiorno. Il popolo romano si recava al
Campidoglio per eleggere la Giunta provvisoria. Tutte le strade che
conducono al Campo Vaccino erano percorse da folti drappelli di
cittadini con bande musicali e bandiere. Arrivati al Campo, i
drappelli si confusero in tre o quattro lunghissime colonne, e mossero
insieme verso il Colosseo. Andavano a otto a otto, a dieci a dieci,
allineati e stretti come soldati, levando tratto tratto altissime
grida e lunghi applausi.
Le gallerie del Colosseo erano già affollate. Centinaia di fazzoletti
e di bandiere sventolavano fra gli archi altissimi, e dentro suonava
un gridìo continuo e diffuso come il muggito del mare in tempesta. Si
vedeva una colonna dopo l'altra versarsi nel vasto recinto, e
rimpicciolire subitamente come se ne sparisse per incanto una gran
parte. Turbe di popolo, che tenevan tutta la strada, si vedevano
ristringersi e quasi perdersi, come piccoli drappelli, in un cantuccio
dell'arena. Continuamente affluiva popolo, e la folla dentro non
pareva crescere. Una parte della prima galleria era piena zeppa di
gente; ma così lontana, benchè solo, a mezz'altezza del muro, da non
riconoscerne i visi a occhio nudo. Dalla galleria in giù, su tutti i
gradini, su tutti i macigni, su tutti i rialti del terreno v'era
popolo: donne, bambini, signori, poveri, tutti vestiti a festa, con
nastri tricolori e coccarde. Da una parte dell'arena s'alzava un
palco, e sul palco un pulpito; intorno molte grandi bandiere tenute in
pugno da cittadini. Sul cielo del pulpito un gruppo di pompieri.
Intorno al palco, sul tetto dei tabernacoli e sui macigni della
gradinata, una fitta di gente che presentava allo sguardo una vasta e
continua distesa di visi e di «sì» attaccati ai cappelli. Davanti al
pulpito il grosso della folla. Da ogni parte braccia alzate di gente
che si accennavano gli uni agli altri il cerchio maestoso
dell'anfiteatro; sulle più alte punte dei muri gente e bandiere. Le
bande suonavano, le grida andavano al cielo, un sereno purissimo e una
splendida luce di sole faceano la festa più bella e più solenne.
Ecco Mattia Montecchi.
Un fragoroso applauso prorompe dalla folla e un lungo e altissimo
evviva.
Il vecchio patriotta romano, accompagnato dagli amici, avvolto e
nascosto quasi dalle bandiere, sale sul pulpito a capo scoperto, e
preso appena fiato comincia con voce commossa:
--Popolo romano, rivendicato alla libertà e restituito per sempre alla
comune patria....
S'interrompe un istante, e poi con irresistibile slancio.
--....Io ti saluto!
L'ultima sua parola muore in un singhiozzo; egli si copre gli occhi
col fazzoletto e ricade sulla seggiola.
La folla manda un grido d'entusiasmo, tendendo le braccia e agitando
le bandiere.
--Silenzio! Silenzio!
Il Montecchi ricomincia a parlare, a voce bassa, interrompendosi
tratto tratto. La folla, ondeggiando e rimescolandosi, si stringe
intorno al pulpito. Le parole dell'oratore non giungono fino a me. Mi
faccio innanzi per intendere qualcosa.
--....Il potere temporale del Papa,--egli esclama,--è caduto!
Un tuono d'applausi.
--È caduto nella polvere!--grida una voce tra la folla, e un braccio
convulso si solleva, e si agita, al disopra delle teste.
--È caduto per sempre!--ripete il Montecchi.
--Nella polvere!--ripete con accento imperioso la voce di prima.
--Silenzio! Silenzio!
--La caduta del potere temporale dei papi,--prosegue il Montecchi,--è
uno dei più grandi fatti registrati dalla storia!
Un giovane accanto a me alza una mano e grida con tutta la forza dei
suoi polmoni:--Dalla storia della civiltà!
Il Montecchi si volta e guarda come per chiedere che cosa fu detto, e
soggiunge:--Uno dei più grandi fatti registrati dalla storia.
--Della civiltà!--ripete il giovane.
--Della civiltà,--aggiunge il Montecchi in atto di
condiscendenza.--Ora tocca a noi di mostrarci degni della nostra
fortuna. Roma non può restare, nemmeno per pochi giorni, senza
governo....
--Viva l'Italia!
--....I nostri nemici potrebbero trarne argomento a dire che il popolo
romano non è ancora maturo alla libertà....
--Viva la libertà! Abbasso i nemici di Roma! Viva Vittorio Emanuele in
Campidoglio!
--Viva! Ma prego.... lasciatemi continuare.
--Viva Montecchi!
--Vi ringrazio.... fate un po' di silenzio.... Bisognava eleggere una
Giunta.... Noi avremmo voluto che il popolo facesse l'elezione in
modo regolare, per mezzo delle schede, coi voti.... Ma non c'era più
tempo.... Abbiamo dunque pensato di rivolgerci direttamente al
popolo romano....
--Bravo! Viva!
--....Al popolo romano, e di facilitargli l'opera preparando un elenco
di cittadini appartenenti a tutte le classi della società e a tutti i
partiti politici....
--Benissimo!--Viva Montecchi!--Viva Roma!--Viva....
--Un momento.... Ora, vedete anche voi che sarebbe impossibile aprire
una discussione sopra ciascuno dei nomi, che sono quarantaquattro,
Bisognerà dunque ristringersi ad approvare o disapprovare l'elenco
nel suo complesso. Ci sarà qualche nome che ad alcuni non piacerà;
ma capirete che non è possibile fare un elenco di quaranta persone
che riescano a tutti ugualmente accette. Ad ogni modo qualche nome
si potrà cambiare. Terminata la lettura, io darò la parola a uno di
voi, il quale esponga il suo parere, e dica le ragioni che può aver
da dire, in generale, contro le proposte della Commissione che
raccolse i nomi. Dopo che quest'uno avrà parlato, state bene
attenti....
--Viva Vittorio Emanue....--grida all'improvviso una voce acuta.
--Silenzio! Smetti! Non è il momento!--si mormora da ogni parte.
--Guardalo lì quello che non vuole che si dica Viva il Re!--grida
l'interruttore importuno ad uno dei suoi censori.
--Ma chi ti dice ch'io non voglio che si grida viva il Re? Dico che
non è il momento.
--Già, non è il momento adesso che ci ha liberati!
--Ma senti che bestia!
--Ma guarda....
--Silenzio,--grida il Montecchi;--accordatemi ancora qualche minuto di
attenzione. Sentite. Dopo che uno di voi avrà parlato, io metterò a'
voti l'elenco, nella sua totalità, s'intende; e allora,
ricordatevene bene, chi intenderà di approvarlo leverà in alto il
cappello....
Tre o quattrocento persone si scoprono il capo.
--No! non ancora!--grida il Montecchi;--ve lo leverete poi; come
volete approvare l'elenco se non v'ho ancora letto i nomi?
Risa generali; caldi diverbi fra coloro che si tolsero il cappello e
coloro che risero; bisbiglio prolungato.
Il Montecchi:--Vi prego.... un po' di silenzio.... pochi momenti
ancora.... Chi intenderà di approvare l'elenco alzerà il cappello, chi
non vorrà approvarlo terrà il cappello in capo. Se ci sarà qualche
nome da cambiare, quello di voi che verrà qui a parlare lo dirà, e i
nomi saranno cambiati. Ma mi raccomando; lasciate leggere tutti i nomi
di seguito senza interrompere. Parlerete dopo. Vedete, è l'unica
maniera di far presto e bene. Se, per leggieri dissensi su questo o su
quel nome, dovessimo restare un altro giorno ancora senza governo,
forniremmo pretesto ai nostri nemici di calunniare il popolo di Roma.
Vivi applausi.--Viva la Giunta! Viva Montecchi! Viva Vittorio Emanuele
in Campidoglio!
--Viva!... Ora vi prego per l'ultima volta.... un po' di silenzio.
Uno di quei che sono intorno al pulpito alza tanto la bandiera che
quasi la dà negli occhi al Montecchi.
--Tien giù quella bandiera!--gli grida il vicino.
--Ma è la bandiera nazionale, sai!--risponde l'altro sdegnato.
--Vedo; ma perchè è la bandiera nazionale devi cavar gli occhi alla
gente?
--Guarda il prete!
--A me prete?
--Silenzio,--si grida all'intorno.
--Leggerò i nomi,--ripiglia il Montecchi;--state attenti; ma ve ne
riprego, non m'interrompete, se no si va troppo per le lunghe;
abbiate un po' di pazienza....
--Legga! Legga pure!
Si fa in tutta la folla un silenzio profondo.
Il Montecchi legge:--Tale dei tali.
Passa senza contrasto; un momentaneo bisbiglio e silenzio.
--Tale dei tali.
Vivi applausi; il popolo è ben disposto, l'affare va bene.
--Tale dei tali.
Uno scoppio d'urli e di fischi, un agitar di mani, un pestar di piedi,
un rimescolamento, un fracasso d'inferno si leva e si prolunga per
cinque minuti da ogni parte dell'affollato uditorio. Il Montecchi
incrocia le braccia sul petto e sta aspettando in atto rassegnato e
dimesso che la tempesta si queti.
Finalmente alza una mano.
--Silenzio! Silenzio!--si grida dalla folla.
--Signori!...--comincia il Montecchi con un filo di voce;--vi prego;
le cose sono andate così bene finora, continuiamo come abbiamo
cominciato, non discutiamo i nomi, non perdiamo tempo, parlerà uno
per tutti, tutti insieme non si conclude nulla, lasciatemi leggere
tutto l'elenco, abbiate un po' di pazienza ancora....
--Bravo! Bene! Legga! Legga! Non si discute! Silenzio! Legga!
Lasciatelo leggere!
Il Montecchi legge:--Tale dei tali.
Un altro e più violento scoppio di grida e fischi e pestar di piedi e
agitare di mani. E di nuovo il Montecchi incrocia le braccia in atto
di rassegnazione.
--Abbasso! Abbasso!--grida la folla.
--No, viva! viva!--alcuni rispondono.
--Chi viva? Abbasso! Chi sono quei paolotti laggiù? Fuori! È passato
il tempo! Abbasso! Abbasso!
Il Montecchi:--Prego....
--Abbasso i mercanti di campagna!
Il Montecchi, con voce semispenta:
--Prego, non discutano i nomi....
--Non si discute! Non si discute! «Se dice per di' che so' mercanti de
campagna!»
Scoppio d'applausi.
--Non discutano, prego....
--«Hanno fatto massacrare il popolo romano!»
Applausi fragorosi.
--....Ma prego....
--«Nun li volemo!»
--....Un po' di silenzio....
--«Nun li volemo!»
Cento voci assieme:--Parliamo uno alla volta, perdio!
Il fracasso è assordante, la folla agitatissiina; alcuni apostrofano
con calde parole il Montecchi, altri apostrofano la folla dalle
gallerie, si sventolano le bandiere, si formano dei capannelli, si
batton le mani, si strepita, è un casa del diavolo infinito.
A poco a poco ritorna la quiete. Il Montecchi continua a leggere. Il
primo nome passa. Il terzo è accolto da lunghi applausi. Otto o dieci
altri non incontrano opposizione. Qualcheduno solleva un po' di
mormorio.... Sia lodato il cielo, l'elenco è finito!
Si applaude.
Il Montecchi ricade sulla sua seggiola e si asciuga la fronte.
Allo strepito succede nella folla un vivissimo bisbiglio.
--Ora chi parla?--Chi vuol parlare?--Parla tu.--Il tale ha detto che
parlerà.--No, parla quell'altro.--Parliamo noi.--Parlino
loro.--Zitti! Parlano.
A piedi del pulpito, poco al disopra della folla, si alza una testa e
si stende una mano.
--Silenzio! Silenzio!
Si fa un grande silenzio e si ode una voce incerta e sottile:
--Io piglio la parola in un momento solenne....
Un rumore improvviso da una parte dell'anfiteatro copre la voce
dell'oratore.
--....Io piglio la parola in un momento solenne....
Un tale accanto al pulpito lo interrompe; l'oratore si volta
bruscamente:--In nome di chi parla lei? In nome del deputato
Checchetelli?
Segue un diverbio, il Montecchi si intromette, l'oratore ricomincia a
parlare.
--Forte! Forte!--grida la folla.
--Salga su!--gridano i membri della Commissione.--Venga qui sul
pulpito! Si farà sentir meglio!
E tutti insieme pigliano l'oratore per le braccia e lo tirano su.
Tutta la persona di lui sovrasta alla folla. È un giovane sui
venticinque anni, alto, pallido. Ha il capo fasciato. È stato ferito
dagli zuavi salendo in Campidoglio. La folla prorompe in applausi.
--Silenzio!
Egli parla.
Sulle prime non si sente; ma la sua voce man mano si innalza e si
rafforza, e la parola esce vibrata e distinta.
--....Ben fecero gli egregi uomini della Commissione a radunarsi in
questo antico ed angusto recinto. Essi dimostrarono con ciò che d'ora
innanzi gl'interessi del popolo non saranno più abbandonati
agl'intrighi delle consorterie, ma discussi e propugnati alla luce
del sole, in mezzo al popolo e col popolo!
Scoppio di battimani.
--Non si scherza,--bisbiglia il popolo.--Le canta chiare.--Non ha
paura di nessuno.
L'oratore prosegue:--....In questo recinto che il tempo corrose, ma
non distrusse; fra queste mura annerite dai secoli....
Violente interruzioni:--Alla questione!
L'oratore, levando al cielo lo sguardo e la mano:--Io veggo gli archi
del Colosseo popolarsi di arcani fantasmi....
Nuovo e più violento scoppio di disapprovazione e di protesta:--Alla
questione!--«Non volemo» prediche!--Le prediche «so'» finite!--Non
abbiamo bisogno di lezione!
L'oratore continua a parlare; ma la sua voce è soffocata dallo
strepito della moltitudine.
Una voce stentorea si alza al disopra di tutte le voci e fa voltare
tutte le facce:
--La cosa è chiara! L'elenco «nun ce» piace! «Nun volemo» liberali del
momento, «nun volemo» liberali d'occasione....
Applausi tonanti.
--«Volemo» gente provata, patriotti schietti, che «ce se veda chiaro»
nella vita loro!
Un'esplosione d'applausi.
E la voce di prima, con nuovo e formidabile sforzo:--«Nun volemo
mercanti de campagna!»
Terza salva d'applausi.
--Va' a parlar tu!--Va' sul pulpito!--Fa' valere le nostre ragioni!
Va'!--Presto!--Su!
Il fortunato interruttore, sollecitato e spinto da tutte le parti,
chiamato dal Montecchi, eccitato dalle grida della gente lontana, si
apre un varco tra la folla e si slancia verso la tribuna. Sbalzato da
un suo spintone cinque o sei passi indietro, mi trovo in una corrente
che move verso l'uscita, mi ci abbandono, e in pochi minuti, pesto,
sudante e spossato, mi trovo fuori del Colosseo.
Ecco tutto quello ch'io vidi.
Stetti un momento là incerto tra il tornar dentro e l'andarmene, e poi
presi un partito fra i due: salii sur un rialto del terreno accanto
all'arco di Costantino, e come soleva dirmi il mio amico Arbib, «mi
misi a fare della poesia inutile», guardando il Colosseo.--Le solite
grida,--pensavo,--la solita confusione, la commedia solita delle
radunanze popolari; ma che importa quello che vi si faccia e quello
che vi si concluda? Sono grida di libertà, e basta perchè, a sentirle
di qui e a sentirle uscire dal Colosseo, mi destino nell'anima una
gioia nuova, ineffabile, superiore a tutte le gioie che mi sian mai
venute finora dall'amor di patria.--Viva l'Italia--viva la
libertà--viva Roma redenta--....nel Colosseo! In questo campo! In
mezzo a questi archi!
E giravo l'occhio intorno come per assicurarmi del luogo dov'ero.
--....Il Bonghi dice che qui ci sentiremo piccoli. Perchè? Piccolo si
sentirà chi si vorrà misurare con chi fu grande. Noi qui non veniamo
a misurarci; ma ad ispirarci, ad attingere forza e coraggio, a
meditare e ad ammirare. Il Colosseo!--ho inteso dire;--che vi potrà
dire il Colosseo? Vi narrerà le glorie dei gladiatori e i supplizi
dei cristiani? Ed io vi rispondo:--Sì....
In quel punto uscì dall'anfiteatro un altissimo evviva e un allegro
suono di banda.
--Sì.... ecco che cosa mi dice il Colosseo. Mi dice che dove gli
uomini schiavi si sgozzavano per ricreare un tiranno, ora convengono
i cittadini a salutare l'aurora d'una vita nuova; mi dice che dove
perirono sotto le scuri o in mezzo alle fiamme gli apostoli della
libertà e dell'uguaglianza, ora convengono cittadini liberi ed
eguali a esercitare i loro diritti e a compiere i loro doveri,
coll'anima lieta e serena; e questo vi par poco? E vi par che si
possa dire che il Colosseo è muto?
Un altro scoppio di grida misto a suono di trombe mi giunse
all'orecchio.
E poi una voce distinta:--Viva la libertà!
--Ah!--esclamai, rivolto al Colosseo, come se mi potesse
intendere;--consolati, vecchio gigante; così monco e sfracellato
come ti trovi, tu non fosti mai tanto bello nè tanto grande ai tempi
degl'Imperatori!