IL CAMPOSANTO.

«Colà dove la Dora in Po declina»

mi accompagnò cortesemente l'egregio professore Casari tra i filari de'

pioppi piramidali in un vespero d'autunno.

L'ultima luce del sole sulla riva destra del Po imporporava i vigneti

e le ville della collina torinese e la basilica di Superga; e presso

la foce della Dora malinconico pescatore colla rete vuota sedeva nella

sdruscita sua barchetta, quasi a rappresentare il Piemonte misero e

afflitto.

O magno Eridano, mescolato alle acque della Dora porta all'Adria i

lamenti e i voti dei Subalpini, e di' a Venezia che il Piemonte sì

nella prospera come nell'avversa fortuna sarà sempre intemerato esempio

di patria carità. Dille che siccome si adoperò per la libertà delle

altre provincie d'Italia, così per la salute di lei darà il sangue

degl'impavidi suoi figli al primo squillo delle battaglie nazionali.

Ripeti, o Eridano, dove passi, che unanimi i Piemontesi esclamano in

Torino[53]: «In questa città noi gridammo primi: _facciamo l'Italia_,

ed anche nel dì del dolore i concittadini di Balbo, di Gioberti e di

Cavour grideranno sempre: _si faccia l'Italia_».

Mentre la mia mente colle acque dell'Eridano e della Dora si

trasportava alla mestizia delle venete lagune, il mio compagno levommi

a fiorite memorie, ricordandomi il parco dei Duchi di Savoia, che

appunto, dove eravamo noi, girava cinque o sei miglia con tanta

amenità di boschi, giardini ed acque. Allora mi parve di rivedere

il deliziosissimo Parco, che, piantato per ordine e sul disegno del

Duca Carlo Emanuele I e ritratto dalla pittrice parola del Botero,

fu inspiratore a Torquato Tasso nella poetica descrizione de' famosi

giardini di Armida.

Non solo il Tasso, io osservava al Casari, si piacque della vista di

que' luoghi, ma pure il Chiabrera che celebrò il Parco in tre sonetti,

e Vittorio Alfieri che giovinetto colà imaginando caccie rumorose,

saltava _fossi smisurati_ e guadava spessissimo la Dora, com'egli

racconta nella sua autobiografia.

Tasso, Chiabrera ed Alfieri ci danno lieti ricordi: non così l'italico

Tirteo Giovanni Berchet, che sotto i pioppi della Dora lamentava la

patria, nè così la gemebonda Torino che piange sui 200,000 morti,

sepolti nel prossimo cimitero, costrutto sui piani incantevoli

dell'antico Parco e benedetto nel 1829.

La Dora · 第 257 / 267 题