Presso di lui giacciono le ceneri del suo fratello Marchese Gustavo,
filosofo cristiano, e le spoglie del suo nipote Augusto, guerriero
della patria, morto ventenne nel 1848 per le ferite riportate nella
battaglia di Goito.
Alle pareti sono appese ghirlande e scritti che il Comitato Veneto,
Società di operai, Collegi nazionali e frequenti pellegrini tributarono
al sepolcro del Conte Camillo.
Mi fu detto, che in una delle nicchie della cappella sarà collocato il
busto in marmo del nipote Augusto, commesso al Vela; che in mezzo al
tempietto si ergerà un monumento degno del Conte Camillo e dell'erede;
e che, a maggiormente decorare il tempietto funerale, la porta, ora di
legno, sarà fatta di bronzo e fusa secondo il disegno del Marochetti.
Sia lode a chi sì nobilmente decorerà quel pio luogo, in cui molta
è la frequenza de' pellegrini nostri e forastieri, fra l quali vien
ricordato il Russo Stefano Sivereff, membro e consigliere ordinario
dell'Accademia di Pietroburgo, che nel 1861 insieme col suo giovane
figliuolo andò a prostrarsi innanzi al sepolcro del Conte Camillo.
E noi tutti Italiani prostriamoci addolorati e riconoscenti. Nelle
principali nostre città in onore di lui furono celebrate solenni
esequie, recitati funebri discorsi, e ad eccellenti artisti si
commisero marmi storiati. La sua nipote, contessa Alfieri-Cavour,
diresse al sig. De la Rive[50] una lettera, nella quale, narrando la
malattia e gli ultimi istanti dello zio, gli consacrò un monumento
di affetti domestici nobilmente espressi; Nicomede Bianchi[51]
gli consacrò un monumento di sapienza politica rivelando arditi
accorgimenti del grand'uomo; e Giuseppe Bertoldi[52], tributandogli
un monumento di classica poesia con due canzoni, vien collocato, dice
il Tommaseo, _d'un tratto fra i primi artefici che abbia l'Italia del
verso, primo che abbia il Piemonte e che mai forse avesse_.
Ma il massimo dei monumenti a Camillo Cavour sarà l'Italia stessa cogli
allori dei Campidoglio.
Stavamo per uscire dalla cappella, quando il sig. Francesco Rey ci
presentò un libro, in cui i visitatori registrano i loro nomi. Il
Consigliere di Stato, mio compagno al pio pellegrinaggio, vi scrisse:
«Filippo Cordova, prima di partire per Firenze per effetto della
Convenzione del 15 settembre 1864!»