XXVII.

Accanto al castello sorge la chiesa parrocchiale di Sàntena, fatta

costruire nel 1712 dal conte Carlo Ottavio Benso e da lui dedicata a

Maria Vergine, come dice una lapide della domestica tribuna che guarda

nel tempio. In quella tribuna veggonsi eziandio le immagini dei santi

Francesco di Sales e Amedeo di Clermont; inoltre l'iscrizione, in cui

l'edificatore della chiesa ricorda il suo fratello Agostino Maurizio,

cavaliere di Malta, che segnalossi nell'espugnazione dell'isola di

Scio, e mentre faceva sua una nave di Corsari, toccò una ferita, onde,

giovine di 27 anni, morì nel 22 luglio del 1694. Vi si legge pure altra

iscrizione che onora Luigi Benso, cavaliere Gerosolimitano.

Sotto la domestica tribuna era l'antica sepoltura dei Cavour. Consunte

le casse mortuarie, andarono rimescolate e confuse le ossa dei cadaveri

che furono colà piamente raccolte in luogo distinto della cappella

sepolcrale, costrutta e decorata dopo la morte del Conte Camillo.

Vi si giunge scendendo per erboso declivio e passando per un praticello

vestito di fiori e cinto di pioppi, acacie e salici piangenti.

L'architetto del recente sepolcreto non lo immaginò con le colonnette

sottili e i leggiadri trafori dell'arte gotica, convenienti al

misticismo cristiano; ma, pensando al grand'uomo ivi sepolto, vi

costrusse un tempietto d'ordine dorico con colonne di granito bigio

alla porta, che ricordano le costruzioni egizie.

Il concetto pagano di quell'edifizio è severo com'erano la favella ed

i costumi, l'arte e le leggi presso i Dori; e ben si addice ad onorare

fondatori e reggitori di Stati.

La piccola croce, che, come straniera al carattere dell'edifizio,

sovrasta alla porta, ci ricorda le ultime ore del Conte, in cui la fede

cristiana coronò tutte le glorie dell'uomo di Stato.

Entrammo nella funebre cappella. Sono di marmo nero le sue pareti e le

due colonne che la reggono coi bianchi capitelli di marmo carrarese. In

fondo vi ha un altare, e nelle lapidi le scritte ricordano i recenti

sepolti. In quella dell'uomo, per cui colà movemmo, si legge:

La Dora · 第 250 / 267 题