Niccolò Tommaseo scriveva: «I suoi civili vantaggi deve il Piemonte
ai morali suoi pregi; dico, l'austero costume, l'operosità nelle
industrie e nelle armi, la riverenza spontanea all'autorità, il docile
attento riguardo a ogni luce di bene e di bello da qual mai parte
venisse, il culto delle tradizioni, l'esercizio della fede religiosa
massimamente nelle opere di carità. Sebbene le città italiane siano più
o meno di carità monumenti, e quasi templi edificati a quel Dio ch'è
amore; Torino in mezzo a tante grandezze di beneficenza non per tanto
grandeggia; e con nuove istituzioni simili corona le antiche, anche
in questo più vivamente antica delle altre sorelle, e più veramente
moderna[40]». Queste solenni parole io vado ripetendo mentre ricordo le
pie instituzioni di Torino. La più grande a quest'uopo ebbe principio
ed ordinamento da Carlo Emanuele il Grande e da Vittorio Amedeo II,
denominandosi l'Ospizio di Carità. Con esso, con altri somiglianti
fondati nelle principali città dello Stato, e colle Congregazioni di
Carità estese per tutti i minori paesi, in guisa che nessuno ne fosse
privo, intendevasi a sbandire la mendicità vagabonda. Rimangono gli
statuti e parte dei loro beneficii, ma l'opera de' fondatori fu monca;
onde J. Bernardi disse: «L'opera dei due Principi, incominciata in
Piemonte sul principio del secolo decimottavo e intesa a sbandire
la mendicità da tutto lo Stato, per isvilupparsi e giugnere al suo
maggiore perfezionamento, dovea tener fisso e inalterabile il fine, e
giovarsi della esperienza continuata ed intelligente per conseguirla:
lo che per colpa dei tempi e talvolta anche degli uomini, che
dimenticano ogni passato per far tutto da sè, non accadde[41]».
Oltre il R. Spedale di Carità, Torino ha lo Spedale maggiore di
S. Giovanni; quello de' Santi Maurizio e Lazzaro; il Militare
divisionario; quello di S. Luigi; il Regio Manicomio; la Compagnia
di S. Paolo, che regge le case di educazione femminile del Soccorso
e del Deposito, ed il Monte di Pietà: l'Istituto Pio, che soccorre
a domicilio i poveri infermi; il Dispensario Oftalmico; lo Spedale
della Maternità; la Compagnia delle puerpere; l'Ergastolo; il Ricovero
di Mendicità; il Ritiro delle Rosine; l'Istituto della Provvidenza;
il Conservatorio delle Sapelline; il Ricetto delle povere orfane; il
Ritiro delle figlie dei militari; l'Opera della Mendicità istruita;
l'Opera Pia del Rifugio; l'Ospizio de' Catecumeni; il Regio Convitto
delle Vedove Nobili; la Compagnia della Misericordia che assiste ai
carcerati; la Regia Scuola normale dei Sordo-muti; la Casa di Sant'Anna
presso la Consolata; il Regio Stabilimento Ortopedico; l'Istituto di
Santa Zita e l'Asilo dei lattanti. Questi istituti insieme considerati
hanno il doppio merito di alleviare i dolori della vita e di educare,
ed onorano il cuore benefico del popolo Subalpino e de' suoi Principi.