Chi di noi non ricorda Ferrante Aporti di Cremona, che fra le fatiche
evangeliche e gli studi severi della storia, propugnando ogni maniera
di educazione popolare, fu meritamente salutato padre degli asili
infantili? Il marchese Tancredi Falletti di Barolo in Torino, primo
in Piemonte, fondò asili per l'infanzia, ma non avrebbe bastato a
propagarne il culto e il benefizio, senza la voce eloquente e l'opera
autorevole dell'Aporti.
Egli in Italia si fece apostolo della pietosa instituzione, e nel 1839
secondo i suoi metodi creavasi in Torino da egregi cittadini la Società
delle scuole infantili autorizzata dal Governo. Questa Società provvede
ottimamente a sette asili d'infanzia mantenuti dalla carità pubblica.
Altri furono aperti, perchè qui le buone instituzioni progredirono
sempre con rara felicità, sicchè i bimbi dell'artigiano e
dell'indigente sono largamente beneficati.
Il cremonese promotore degli asili vide che, a far sempre più
prosperare la sua diletta instituzione, il popolo prendeva dalla Reggia
utili esempi di carità cristiana, e, provando una gioia ineffabile, nel
1853 esclamava sulle rive della Dora.
«Sia gloria al magnanimo Re Carlo Alberto, che le instituzioni
infantili incoraggiò ne' primi promotori, gloria alla Regina sua
augusta consorte, che ne seguì l'esempio, gloria al Re Vittorio
Emanuele, che emulando la paterna generosità, conserva quanto egli
fondò, e cogli onori conferiti, indicò luminosamente quanto ami ed
apprezzi questa maniera di beneficenza educatrice. Sia gratitudine e
riverenza all'augusta Maria Adelaide, che da Regina protegge di affetto
efficace codeste instituzioni, che proteggeva da principessa[38]».
L'esultanza dell'Aporti era il tripudio degli Apostoli di Cristo nel
trionfo della fede e della carità. Veramente ogni anima pia si sente
commossa visitando il regale asilo de' fanciulli eretto dalle Regine
Maria Teresa e Maria Adelaide, ora sovranamente mantenuto dal nostro
augusto Re, e con ogni sollecitudine vegliato dal R. Elemosiniere, il
teologo cav. Antonio Pavarino, e da cinque Suore di S. Giuseppe di
Pinerolo. L'Asilo è situato sotto il tetto dell'istessa Reggia; ed io
lo visitai mentre i trecento bimbi ivi protetti, levando le manine,
cantavano in versi una preghiera, con cui riconoscenti invocano la
benedizione del Cielo sulla Real Famiglia. La preghiera degl'innocenti,
portata dagli angeli in cielo, sia accolta dal Dio delle misericordie,
e sarà benedizione a tutta Italia!
Visitai eziandio più volte la scuola infantile per gli agiati nella via
dell'Ospedale. La fondò lo stesso Aporti, e il conte Carlo Boncompagni
continua prosperamente la pia opera, giovando agli agiati ed ai poveri,
perchè ogni somma eccedente le spese per quella scuola vien data a
beneficio degli Asili aperti agli indigenti.
Visitai pure nella via Oporto l'asilo aperto dalla liberalità del conte
Camillo Benso di Cavour. Solerte direttore di quell'instituto è il
teologo Pagnone, che in funebre discorso saviamente ne ricordava il
benefattore, dicendo: «Una prova che la Provvidenza protegge e sospinge
l'opera nostra, si è che le procaccia larghe beneficenze di insigni
benefattori. Il conte Camillo di Cavour che desiderò nuove glorie alla
Dinastia regnante, non trascurò i tapinelli; ei che mirò a far grande
l'Italia, non obbliò i minimi fra i Piemontesi: oltre la tenera pietà
che ne sentiva, ben sapeva che il risorgimento di una nazione non è
mai stabile e sicuro, ove le masse popolari non siano sufficientemente
educate. Quindi egli in vita fu promotore ardente, anzi confondatore
de' nostri Asili, e morendo li dotava di una parte delle sue sostanze,
che, raddoppiata ancora dal nipote, varrà da sè sola a creare un
novello asilo. Questa generosa emulazione fra un testatore e il suo
erede, questa nobilissima gara di chi muore e di chi sopravvive è
di memorabile esempio, degnissimo di venire dai doviziosi cittadini
imitato[39]».
Sia benedetta sempre la instituzione degli Asili infantili! In questo
secolo di continue riforme non osi alcuno snaturarla colla smania
di migliorare. Ai parvoli negli Asili voglionsi le cure di madre
amorevole, non i precetti di faticosa institutrice.
I bimbi abbisognano di affetto più che di studio, di armonie più che di
discorsi, come gli usignoletti che ne' loro nidi imparano ad aprire le
alucce al primo volo fra il mormorio dei zeffiri e l'olezzo delle rose.
Insomma gli Asili infantili, più che scuole d'istruzione popolare,
deggiono essere santuari di carità cristiana.