XXXVII.

Io mi aggirava dunque tra le quercie e le viuzze del Musinè, quando

m'avvenni in un bastracone di montanaro, che rovistava con lungo uncino

tutte le pozzanghere fra quelle macchie, e domandatolo che facesse, mi

rispose con sussiego:

--Cerco l'occhio del mondo.

E cercava l'idrofana, intorbidando le acque.

Andando oltre, e veduto veramente l'idrofana, udii il picchio di un

martello sovr'un corpo di dura pietra; e traendo a quella parte, vidi

uno scarpellino che tagliava un masso serpentinoso e ne formava una

macina da grano.

--Oh! diss'io a quell'uomo attivo che sudava: Voi logorate le forze per

averne una macina da molino di niun conto.

Ed egli, con sorriso di compassione:

--Tiro di martello questa macina, che riducendo in farina le mille

sacca di frumento darà più guadagno di tutte le gemme del mondo.

--Ma pure colà giù presso al rio, quel pescatore dell'idrofana, con

poca o nulla fatica raccatta tesori.

--Oh! mi rispose lo scalpellino molinaro, vossignoria prende un

granchio, perchè quel cercatore quando ha raccolte le pietruzze colla

scoria così informi le vende per poche lire, e lascia il guadagno agli

speculatori di Torino, di Genova e di oltremare; mentr'io lavoro le

mie macine, e tutto l'utile è mio. Oltre di che, preferirei sempre a

una pietruzza, che poco produce, una mola da grano, che reca frutto al

mugnaio e prepara il pane al paese.

La Dora · 第 178 / 267 题