Io mi aggirava dunque tra le quercie e le viuzze del Musinè, quando
m'avvenni in un bastracone di montanaro, che rovistava con lungo uncino
tutte le pozzanghere fra quelle macchie, e domandatolo che facesse, mi
rispose con sussiego:
--Cerco l'occhio del mondo.
E cercava l'idrofana, intorbidando le acque.
Andando oltre, e veduto veramente l'idrofana, udii il picchio di un
martello sovr'un corpo di dura pietra; e traendo a quella parte, vidi
uno scarpellino che tagliava un masso serpentinoso e ne formava una
macina da grano.
--Oh! diss'io a quell'uomo attivo che sudava: Voi logorate le forze per
averne una macina da molino di niun conto.
Ed egli, con sorriso di compassione:
--Tiro di martello questa macina, che riducendo in farina le mille
sacca di frumento darà più guadagno di tutte le gemme del mondo.
--Ma pure colà giù presso al rio, quel pescatore dell'idrofana, con
poca o nulla fatica raccatta tesori.
--Oh! mi rispose lo scalpellino molinaro, vossignoria prende un
granchio, perchè quel cercatore quando ha raccolte le pietruzze colla
scoria così informi le vende per poche lire, e lascia il guadagno agli
speculatori di Torino, di Genova e di oltremare; mentr'io lavoro le
mie macine, e tutto l'utile è mio. Oltre di che, preferirei sempre a
una pietruzza, che poco produce, una mola da grano, che reca frutto al
mugnaio e prepara il pane al paese.