Ci appressammo ad ammirare l'icona dell'altar maggiore, monumento della
pittura italiana in Piemonte. L'icona è formata da vari quadri dipinti
sul legno col fondo in oro, e tramezzati da ricche scolture in legno
dorate; il quadro di mezzo rappresenta la Natività di nostro Signore
con a destra i santi Antonio e Sebastiano, e a sinistra S. Rocco e S.
Bernardino da Siena, che predicò in quella chiesa l'anno 1443. Nella
base vi sono quindici piccoli quadri che ritraggono fatti relativi alla
vita di S. Antonio.
Il prete francese, compreso d'ammirazione, mi chiese del nome
dell'autore di quella mirabile icona.
--Alcuni la vogliono lavoro del Macrino d'Alba, altri del Gaudenzio
Ferrari: io risposi, come aveva letto in qualche memoria.
--No, no, interruppe il Cappellano: non è opera di nessuno dei due.
È lavoro invece di Defendente De Ferraris da Chivasso, al quale ne
affidava l'esecuzione la città di Moncalieri il 21 aprile del 1530,
come si ritrae da documenti trovati nell'archivio di quel municipio,
e con atto del 16 gennaio 1531 gliene pagava il prezzo pattuito
di fiorini ottocento e grossi dieci[31]. Il nome di Defendente De
Ferraris deve entrare nella storia delle arti italiane: di lui sono
probabilmente molti bei quadri che si trovano segnati D. D.--
Ci suonò gradita questa notizia in fatto d'arte, e domandammo al
Cappellano, se si sapesse il perchè la città di Moncalieri tanto
si adoperasse ad ornare la chiesa di Ranverso. Al che rispose il
Cappellano:
--La pia città di Moncalieri, nell'epidemia, onde fu travagliata nel
1400, votavasi a S. Antonio di Ranverso, per cui facevasi eziandio
erigere l'altar maggiore da cui sorge l'ammirata icona; ed ogni anno,
siccome vien riferito dalla cronaca inedita di Moncalieri, nel dì della
festa del Santo il sindaco di quella città, consiglieri, segretario
ed usciere del Comune qui vengono nella messa solenne ad offrire
all'altare antoniano un cero e danaro.--