--Oh Regaldi! sclamò il prete francese cingendomi il collo delle sue
braccia.
--Oh! signor abate, risposi io facendo altrettanto. E stemmo alcun
tempo guardandoci l'un l'altro con sorriso di gioia.
Alla fine l'abate prese la parola e mi disse:
--Mio caro, il proverbio non falla: i monti stan fermi e gli uomini
s'incontrano.
--Oh! senza dubbio, risposi, con lui rientrando nella biblioteca al
dolce invito del cappellano, e ci sedemmo l'un presso l'altro in vecchi
seggioloni a bracciuoli.
--Gli uomini, seguitai a dire, si muovono e s'incontrano. Io incontrai
l'ultima volta il nostro rimpianto Ozanam nel 1841 in Sicilia, innanzi
alle storiate porte di bronzo della basilica normanna di Monreale, e in
certe antiche parole di quella porta salutammo insieme gli esordi della
lingua che divenne tanto armonica e divina nel poema dell'Allighieri,
di cui egli fu sublime interprete filosofando cristianamente. Ed ora
incontro voi (e ne ringrazio il cielo), suo degno amico, pure innanzi a
cristiano monumento, in luoghi ricchi di memorie religiose e guerresche.
Dacchè ci siamo conosciuti volsero molti anni, ne' quali ho corso
l'Oriente studiando la storia del Cristianesimo e i fasti della
cavalleria latina.
--Ed io, ripigliava egli, ho corso ormai tutta Europa, rovistando gli
archivi polverosi, per suscitare nomi e storie d'insigni francesi che
portarono fra gli uomini la fede, la scienza e la civiltà.
Spesso mi chiudo e vivo nella solitudine de' chiostri, e non cercando
i rumori della fama, colla pubblicazione di memorie anonime mi
compiaccio di rivendicare a' miei antichi ciò che loro è dovuto: e
qui, poco discosto dalle Chiuse, qui dove suonano gl'imperituri nomi
di Pipino, di Carlomagno e di Rolando, non può a meno che non si
rinvengano le notizie di qualche nostra gloria, di cui siansi giovate a
vicenda la Religione e la Civiltà.--
Ciò diceva con quel fare enfatico, proprio de' Francesi, che cercano la
loro patria in ogni terra, e fiso aspettando da me una risposta.
--Oh! ripigliai sorridendo, qui nel chiostro di Ranverso non credo
che i vostri Franchi abbian lasciato veruna memoria. Il convento e la
chiesa sono del secolo duodecimo, e debbonsi ad un Umberto di Savoia ed
a Giovanni Gerso.