Ripetendo i versi del Prati, c'imbattemmo in quattro popolane dal volto
giocondo e rosato, che cantavano sedute sul dorso d'un poggio presso
il cimitero della parrocchia di Santa Maria Maggiore, la cui squilla
annunziava l'ora meridiana.
Quelle gaie donne erano l'espressione della gioventù che, inconscia
delle miserie umane, folleggia fra le macerie della morte.
Tornato altre volte in Avigliana, visitai la Chiesa parrocchiale
di Santa Maria, su cui rosseggia l'acuto antico campanile. Un buon
vecchio, sagrestano da trent'anni, mi additò in una cappella la Madonna
effigiata in tavola da Macrino d'Alba, e facendomi osservare i due
biondi angioletti appiè della Vergine irradiati di celestiale bellezza,
dicevami che un Inglese avea profferto dieci mila lire per quel quadro.
Forse qualcuno de' nostri filantropi ed economisti avrebbe detto a quel
sagrestano, custode amoroso della patria arte cristiana: Perchè non
permettere che il quadro del Macrino viaggiasse per Inghilterra, ed
accettare in cambio le dieci mila lire? Con quella pecunia il Curato
avrebbe potuto degnamente onorare il cimitero della parrocchia, che,
povero di croci e di lapidi, pare un cimitero di scettici, e mal difeso
da basso e rustico muricciuolo, sta a cavaliere della parte del paese
detta il _Borgo vecchio_.
A dir vero, per poco che il monte franasse, o qualche valanga di nevi
giù rotolasse, nelle lunghe serate d'inverno, mentre le famiglie de'
villici intorno ai loro focolari novellano di streghe e spettri, non
istupirei di udire un dì o l'altro, che i morti di Avigliana per i
fumaiuoli e le finestre fossero entrati nelle case impaurite dei vivi.
I creatori di leggende aspettano per la fortuna de' loro versi qualche
simile accidente dal cimitero aviglianese.