XIX.

Ripetendo i versi del Prati, c'imbattemmo in quattro popolane dal volto

giocondo e rosato, che cantavano sedute sul dorso d'un poggio presso

il cimitero della parrocchia di Santa Maria Maggiore, la cui squilla

annunziava l'ora meridiana.

Quelle gaie donne erano l'espressione della gioventù che, inconscia

delle miserie umane, folleggia fra le macerie della morte.

Tornato altre volte in Avigliana, visitai la Chiesa parrocchiale

di Santa Maria, su cui rosseggia l'acuto antico campanile. Un buon

vecchio, sagrestano da trent'anni, mi additò in una cappella la Madonna

effigiata in tavola da Macrino d'Alba, e facendomi osservare i due

biondi angioletti appiè della Vergine irradiati di celestiale bellezza,

dicevami che un Inglese avea profferto dieci mila lire per quel quadro.

Forse qualcuno de' nostri filantropi ed economisti avrebbe detto a quel

sagrestano, custode amoroso della patria arte cristiana: Perchè non

permettere che il quadro del Macrino viaggiasse per Inghilterra, ed

accettare in cambio le dieci mila lire? Con quella pecunia il Curato

avrebbe potuto degnamente onorare il cimitero della parrocchia, che,

povero di croci e di lapidi, pare un cimitero di scettici, e mal difeso

da basso e rustico muricciuolo, sta a cavaliere della parte del paese

detta il _Borgo vecchio_.

A dir vero, per poco che il monte franasse, o qualche valanga di nevi

giù rotolasse, nelle lunghe serate d'inverno, mentre le famiglie de'

villici intorno ai loro focolari novellano di streghe e spettri, non

istupirei di udire un dì o l'altro, che i morti di Avigliana per i

fumaiuoli e le finestre fossero entrati nelle case impaurite dei vivi.

I creatori di leggende aspettano per la fortuna de' loro versi qualche

simile accidente dal cimitero aviglianese.

La Dora · 第 153 / 267 题