XVII.

Eccovi, miei lettori, a sei miglia da Susa, su le due rive della Dora,

due leggende, cavalleresca l'una, religiosa l'altra, frutto ambedue

della storia di que' popoli. Imperocchè le leggende sono un elemento

storico ampliato, e talvolta travisato dalla immaginazione delle

moltitudini.

I dominatori stranieri che in diverse età irruppero dalle Alpi colle

barbare armi, facendo violenza alle porte d'Italia, e singolarmente

Carlomagno col seguito lungo de' suoi paladini, il feudalismo, che di

torri e di merli cerchiò le cime de' monti, e i martiri della legione

Tebea, e i ricchi monisteri, e i potenti abati, e ferocie di guerra

e carità di religione lasciarono forti ricordanze nelle menti dì

questi popoli, per cui ne sorse in Val di Susa gran numero di leggende

cavalleresche e religiose, che porgerebbero abbondante materia di

studio all'erudito filosofo.

Tale non è il mio assunto: io sono umile espositore dì memorie che

traggo ora dalla storia ed ora dalla tradizione, e spesso dallo

spettacolo della natura e dalla imitazione che ne fa l'arte; e

appoggiato all'adunco bastone che mi donò un arcade pastore fra le

rovine di Messene, seguito il mio cammino, come il cielo m'inspira,

meditando e scrivendo.

La Dora · 第 111 / 267 题