Eccovi, miei lettori, a sei miglia da Susa, su le due rive della Dora,
due leggende, cavalleresca l'una, religiosa l'altra, frutto ambedue
della storia di que' popoli. Imperocchè le leggende sono un elemento
storico ampliato, e talvolta travisato dalla immaginazione delle
moltitudini.
I dominatori stranieri che in diverse età irruppero dalle Alpi colle
barbare armi, facendo violenza alle porte d'Italia, e singolarmente
Carlomagno col seguito lungo de' suoi paladini, il feudalismo, che di
torri e di merli cerchiò le cime de' monti, e i martiri della legione
Tebea, e i ricchi monisteri, e i potenti abati, e ferocie di guerra
e carità di religione lasciarono forti ricordanze nelle menti dì
questi popoli, per cui ne sorse in Val di Susa gran numero di leggende
cavalleresche e religiose, che porgerebbero abbondante materia di
studio all'erudito filosofo.
Tale non è il mio assunto: io sono umile espositore dì memorie che
traggo ora dalla storia ed ora dalla tradizione, e spesso dallo
spettacolo della natura e dalla imitazione che ne fa l'arte; e
appoggiato all'adunco bastone che mi donò un arcade pastore fra le
rovine di Messene, seguito il mio cammino, come il cielo m'inspira,
meditando e scrivendo.