IL SASSO D'ORLANDO E LA GROTTA DI SAN VALERIANO.

Dagli spadeggiatori di San-Giorio ai cavalieri erranti di messer

Lodovico Ariosto è facile il passo.

Alla destra della Dora, fra _Villarfocchiardo_ e Borgone, a pochi passi

dall'antica strada reale, mi venne mostrato un sasso che, secondo una

falsa tradizione, sarebbe quello che il disperato Orlando spaccò colla

sua famosa Durindana, quando vi lesse incisi i nomi di Angelica e di

Medoro e le parole che facean fede dei loro beati amori.

Dico, secondo una falsa tradizione; imperocchè al di là delle Alpi è il

teatro immaginato dall'Ariosto, in cui vien descritta la grotta,

Dove Medoro insculse l'epigramma,

(ARIOSTO)

che trasse il geloso nipote di Carlomagno ad atti inauditi di

disperazione; senzachè i dintorni di Villarfocchiardo, sebben lieti di

acque e di selve, non corrispondono agli incantevoli luoghi, ritratti

con poetici colori dall'Ariosto.

Il sasso mostratomi presso il ponte della _Giaconera_ sorge a fior di

terra, è lungo circa tre metri, ma non vi si vede fenditura di sorta,

sibbene un'incanalatura condotta a colpi di scarpello. Certo è però

che la cascina, innanzi alla quale è il sasso, si chiama anche oggidì

la cascina Rolando, che suona a un dipresso Rutlando, il vero nome del

Duca d'Anglante, mutato dagl'Italiani in quello di Orlando per maggior

dolcezza di suono.

Un altro particolare diè vigore alla falsa tradizione. Nella cascina

Rolando, antico rustico edifizio con due finestre di stile gotico e

con merli anneriti dal tempo, a cavaliere della porta d'ingresso,

era dipinta sulla facciata una Madonna, e in diverse parti lo stemma

gentilizio della famiglia Carroccio Fiocchetto, che teneva il feudo di

Villarfocchiardo. Inoltre si vedeva figurato un guerriero a cavallo

con elmo piumato in testa, ed armato la destra di lunga spada. Forse

in quel guerriero si è voluto rappresentare San Giorgio o San Martino,

ma il volgo credette ravvisarvi il furioso Orlando. Il tempo e le

piogge hanno pressochè cancellato l'affresco della Madonna, e soltanto

rispettarono qualche testa, qualche zampa dei leoni dello stemma

gentilizio; e del sognato Orlando sono rimaste solo le piume del

cimiero e la punta di Durindana.

Checchè ne sia, il sasso d'Orlando in Val di Susa venne ricordato

eziandio da scrittori stranieri. Ne parla il Valéry nell'opera

_Curiosités et anecdotes italiennes_, e porta a testimonianza il

Lalande, che _«raconte avoir ouï dire qu'à trois lieues de Suse on

voyait une figure de Roland, et que l'on y montrait une pierre énorme

fendue par lui d'un coup de son épée, suivant la tradition du pays»_.

Io, guardando la parete merlata del podere, mi assisi nello spianato

erboso, innanzi l'antico edifizio, sullo spaccato sasso di Orlando.

Un contadino, che mi ci scorse, additommi su la rustica muraglia lo

sbiadito guerriero:

--Quello è Orlando, mi disse.

E accennando dove io sedeva:

--Questo è il sasso spaccato da Orlando Furioso.

Alle parole del colono, meglio che alla lezione d'un retore, io mi

sentii spirare d'intorno un'aria piena di romanzesca poesia; imperocchè

dalla leggenda del villano traluceva una cara pagina dell'Ariosto,

trasportata sulle rive della nostra Dora e vivificata negli affetti del

buon popolo alpigiano, che intorno a quel sasso e innanzi alle reliquie

di quel dipinto ricorda le corse vittoriose fatte in Val di Susa da

Carlomagno e da' suoi paladini.

Al mormorìo delle limpide acque della Dora, e in cospetto alle

folte selve che colà ammantano i circostanti piani e le pendici, io

immaginava una spelonca presso il sasso famoso, e deliziandomi in tali

immagini, ripeteva con l'Ariosto le soavi parole di Medoro[18]:

Liete piante, verdi erbe, limpide acque,

Spelonca opaca e di fredde ombre grata,

. . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . .

Io povero Medor ricompensarvi

D'altro non posso, che d'ogni or lodarvi;

E di pregare ogni signore amante,

E cavalieri e damigelle, e ognuna

Persona, o paesana e vïandante,

Che qui sua volontà meni o fortuna;

Ch'all'erbe, all'ombra, all'antro, al rio, alle piante

Dica: Benigno abbiate e sole e luna,

E de le Ninfe il coro, che provveggia

Che non conduca a voi pastor mai greggia.

La Dora · 第 109 / 267 题