VIII.

Il sole era tramontato dietro i gioghi del Cenisio, e la notte stendeva

le tenebre sulle capanne di Chianocco. Lo splendore delle stelle, il

lume delle lucerne dei casolari riflesso nelle invetriate, e le lampane

appese nella via a divote imagini, rischiarando que' luoghi alpestri,

insegnavano il cammino al mio cicerone, il dottore, che andava

visitando alcuni infermi. Accompagnandolo al salutare ufficio entrammo

in una casa rischiarata da insolita luce, e quivi ci si offerse una

scena quale in vita mia non vidi mai.

Un gatto nero dagli occhi scintillanti miagolava fra gli arnesi della

cucina, in mezzo alla quale ardeva gran fiamma sotto un paiuolo pieno

d'acqua. Uomini e donne, armati di bastone, vi si affaccendavano

intorno e attizzavano il fuoco. La più attempata di quelle donne,

mormorando parole misteriose, gettò nel paiuolo a determinati

intervalli sette piccoli chiodi, sette ramoscelli di rosmarino, sette

foglie di malva con altre erbe. Mentre il paiuolo bolliva, tutta quella

gente con piglio sdegnoso faceva intorno una sorta di ridda, battendo

sul paiuolo con ripetuti colpi di bastone.

Il gorgoglìo dell'acqua tinta di strana mistura, le mistiche parole

piene d'ira, e quel continuo aggirarsi a tondo di gente convulsa, mi

ricordarono i due versi del tragico inglese nel suo _Macbeth_, che si

riferiscono alla tregenda delle streghe, e che nel ritmo originale sono

maravigliosi pel suono delle voci rispondente al subbietto:

_Double, double toil and trouble;

Fire, burn, and, couldron, buble._

Raddoppiate, raddoppiate fatiche e cure;

Abbrucia, o fuoco, e tu, caldaia, gorgoglia.

Mentre io abbacava per iscoprire la ragione di quel ballo infernale,

il medico tornava dalla vicina cameretta, annunziando che l'ammalato

era in via di guarigione. Allora i parenti ed amici dell'infermo

rinnovarono i loro balli con grida di gioia ripercotendo il fumante

paiuolo.

Uscito di là, chiesi al dottore che mai significasse quello strano

spettacolo, che ricordava le nordiche scene delle streghe.

--Ella ha colto nel segno, mi rispose il medico: quella rustica gente

attribuisce l'infermità del vecchio suo congiunto ed amico al sinistro

incontro d'una povera vecchia sdentata, che si regge a stento sulle

gruccie, ed è in voce di maliarda; e crede inoltre che i perniciosi

effetti della malìa possano essere cacciati colle ridde, cogli

scongiuri e colle battute de' bastoni, che vanno a ripercuotersi su

la strega istessa. Onde quando io dissi loro che presto risanerebbe,

n'esultò riferendolo non tanto alla scienza del medico, quanto alla sua

arte di cacciar le malìe.

--Durano dunque tuttavia le superstizioni che tormentarono la Maddalena

Rumiana? io interruppi.

--Non ne faccia tanto le maraviglie, proseguì il dottore: qui si ha

pur troppo ancor fede negli incantesimi e nelle arti diaboliche;

alle quali spesso il volgo attribuisce i malanni della vita. Non è

gran tempo che tumultuarono questi villici, tenendo per fermo che

i diavoli su queste rocce rompessero battaglia fra loro, perchè si

era veduto levarsi un gran polverìo a intenebrare l'aria. Era un

cedimento di monte che nello sprofondare aveva levato quel polverìo

straordinario, creduto effetto di battaglia infernale. È tale fra

questa gente la credenza nelle malìe, che si hanno in gran conto i

libri di negromanzia, coi quali pretendesi di evocare il malo spirito,

interrogarlo, richiederlo di consigli e d'aiuti, ed ottenerne risposte

acconce al bisogno, in ispezie per iscoprire tesori, e per mezzo di

strane parole e strane erbe fra le quali è molto in credito la _fuggia_

(in francese _fougère_), la felce, pianticella medicinale con foglie

oblunghe, sottili e frastagliate, che s'alza a un metro e mezzo, e che

dal negromante deve essere calcata a mezzanotte, al chiarore d'una

lanterna, con formule determinate nei libri di magia. Oh! quante volte

qui tocca al medico d'incontrarsi colle credute maliarde presso gli

infermi, ai quali alcuna fiata, a dir vero, prestano rimedi salutari,

accompagnandoli però sempre con istrani scongiuri. Ecco, per esempio,

quali parole la maliarda del contado brontola su la risipola applicando

il suo impiastro:

Se è rossa--che se strozza,

Se è bianca--che se scianca,

Se è griza--che se sfriza,

Se è neira--che se speila!

Raccapricciai che qui sulle rive della Dora, dove è accolto il fiore

degli ingegni italiani, e all'ombra del vessillo tricolore cresce una

nuova civiltà, possano tuttavia allignare superstizioni di tal fatta,

nè si cerchi modo a diradicarle.

--In ciò molto potrebbero i preti, mi rispose il medico.

--E i medici non potrebbero nulla?

Il medico tacque.

La Dora · 第 100 / 267 题