Il sole era tramontato dietro i gioghi del Cenisio, e la notte stendeva
le tenebre sulle capanne di Chianocco. Lo splendore delle stelle, il
lume delle lucerne dei casolari riflesso nelle invetriate, e le lampane
appese nella via a divote imagini, rischiarando que' luoghi alpestri,
insegnavano il cammino al mio cicerone, il dottore, che andava
visitando alcuni infermi. Accompagnandolo al salutare ufficio entrammo
in una casa rischiarata da insolita luce, e quivi ci si offerse una
scena quale in vita mia non vidi mai.
Un gatto nero dagli occhi scintillanti miagolava fra gli arnesi della
cucina, in mezzo alla quale ardeva gran fiamma sotto un paiuolo pieno
d'acqua. Uomini e donne, armati di bastone, vi si affaccendavano
intorno e attizzavano il fuoco. La più attempata di quelle donne,
mormorando parole misteriose, gettò nel paiuolo a determinati
intervalli sette piccoli chiodi, sette ramoscelli di rosmarino, sette
foglie di malva con altre erbe. Mentre il paiuolo bolliva, tutta quella
gente con piglio sdegnoso faceva intorno una sorta di ridda, battendo
sul paiuolo con ripetuti colpi di bastone.
Il gorgoglìo dell'acqua tinta di strana mistura, le mistiche parole
piene d'ira, e quel continuo aggirarsi a tondo di gente convulsa, mi
ricordarono i due versi del tragico inglese nel suo _Macbeth_, che si
riferiscono alla tregenda delle streghe, e che nel ritmo originale sono
maravigliosi pel suono delle voci rispondente al subbietto:
_Double, double toil and trouble;
Fire, burn, and, couldron, buble._
Raddoppiate, raddoppiate fatiche e cure;
Abbrucia, o fuoco, e tu, caldaia, gorgoglia.
Mentre io abbacava per iscoprire la ragione di quel ballo infernale,
il medico tornava dalla vicina cameretta, annunziando che l'ammalato
era in via di guarigione. Allora i parenti ed amici dell'infermo
rinnovarono i loro balli con grida di gioia ripercotendo il fumante
paiuolo.
Uscito di là, chiesi al dottore che mai significasse quello strano
spettacolo, che ricordava le nordiche scene delle streghe.
--Ella ha colto nel segno, mi rispose il medico: quella rustica gente
attribuisce l'infermità del vecchio suo congiunto ed amico al sinistro
incontro d'una povera vecchia sdentata, che si regge a stento sulle
gruccie, ed è in voce di maliarda; e crede inoltre che i perniciosi
effetti della malìa possano essere cacciati colle ridde, cogli
scongiuri e colle battute de' bastoni, che vanno a ripercuotersi su
la strega istessa. Onde quando io dissi loro che presto risanerebbe,
n'esultò riferendolo non tanto alla scienza del medico, quanto alla sua
arte di cacciar le malìe.
--Durano dunque tuttavia le superstizioni che tormentarono la Maddalena
Rumiana? io interruppi.
--Non ne faccia tanto le maraviglie, proseguì il dottore: qui si ha
pur troppo ancor fede negli incantesimi e nelle arti diaboliche;
alle quali spesso il volgo attribuisce i malanni della vita. Non è
gran tempo che tumultuarono questi villici, tenendo per fermo che
i diavoli su queste rocce rompessero battaglia fra loro, perchè si
era veduto levarsi un gran polverìo a intenebrare l'aria. Era un
cedimento di monte che nello sprofondare aveva levato quel polverìo
straordinario, creduto effetto di battaglia infernale. È tale fra
questa gente la credenza nelle malìe, che si hanno in gran conto i
libri di negromanzia, coi quali pretendesi di evocare il malo spirito,
interrogarlo, richiederlo di consigli e d'aiuti, ed ottenerne risposte
acconce al bisogno, in ispezie per iscoprire tesori, e per mezzo di
strane parole e strane erbe fra le quali è molto in credito la _fuggia_
(in francese _fougère_), la felce, pianticella medicinale con foglie
oblunghe, sottili e frastagliate, che s'alza a un metro e mezzo, e che
dal negromante deve essere calcata a mezzanotte, al chiarore d'una
lanterna, con formule determinate nei libri di magia. Oh! quante volte
qui tocca al medico d'incontrarsi colle credute maliarde presso gli
infermi, ai quali alcuna fiata, a dir vero, prestano rimedi salutari,
accompagnandoli però sempre con istrani scongiuri. Ecco, per esempio,
quali parole la maliarda del contado brontola su la risipola applicando
il suo impiastro:
Se è rossa--che se strozza,
Se è bianca--che se scianca,
Se è griza--che se sfriza,
Se è neira--che se speila!
Raccapricciai che qui sulle rive della Dora, dove è accolto il fiore
degli ingegni italiani, e all'ombra del vessillo tricolore cresce una
nuova civiltà, possano tuttavia allignare superstizioni di tal fatta,
nè si cerchi modo a diradicarle.
--In ciò molto potrebbero i preti, mi rispose il medico.
--E i medici non potrebbero nulla?
Il medico tacque.