Questo racconto sente del ritratto che il libro dei Proverbi fa della
donna massaia, la quale, traendo alla rocca la chioma, vigila al buon
governo della famiglia; e mi ricorda altresì certe costumanze di feste
nuziali, che trovai in un villaggio delle Calabrie, dove il popolo
conserva l'idioma, i riti religiosi e i costumi de' suoi padri albanesi.
Quivi la suocera all'entrata della casa avvolge un lungo nastro color
di rosa dietro alle spalle degli sposi, e congiungendone i capi innanzi
al petto, trae seco la desiderata coppia, rappresentando così uno
stretto vincolo d'amore. Poscia i parenti e gli amici insieme cogli
sposi stendono le mani intrecciandole a modo di corona nello spianato
innanzi alla porta della casa e a suono di musiche cominciano una ridda
lietissima, cantando ad un tempo in lor favella consigli e ammonimenti
alla sposa, che somigliano in parte a quelli della nostra suocera delle
Alpi Cozzie.
La moderna civiltà bandisce, siccome fole, dalle superbe città queste
simboliche cerimonie, e riduce le feste nuziali ad un atto notarile,
ed al calcolo di alcune cifre: ed io amo ancora cercarne la poesia
rifuggita fra il buon popolo dei monti, ove col suo canto e le sue
corone rifiorisce il patto più solenne della vita.