«Confessarsi rea o soffrire la tortura--a così diabolico dilemma
piegavano non di rado uomini vigorosi; pensate dunque se poteva reggere
la Maddalena sfinita dagli anni, dalla miseria e dai patimenti della
prigione.
La tortura era per lei il più terribile de' mali; all'incontro la
parola _misericordia_ sul labbro de' sacerdoti di Cristo era il più
dolce dei beni. E fidente in quella evangelica parola, compiacque la
innocente alla barbarie degl'inquisitori, e si disse rea dei malefizi
tutti di che l'accusavano; però non senza contraddirsi, nell'assegnare
il tempo, le persone ed i luoghi: il che ad intemerati giudici sarebbe
bastato a dare indizio che le risposte di lei non erano tanto effetto
della reità, quanto della violenza che le facevano.
Nè soltanto disse vere le accuse, ma dimandata se di altri delitti si
sentisse colpevole, la infelice narrò come spesso in compagnia di altre
streghe, che tutte nominò, si recasse di notte tempo al _Rigoletto_,
ossia al concilio dei diavoli, in una selva del Minareto, o Mollaretto.
Narrò che al _Rigoletto_ si andava per aria a cavalcioni di un
bastoncino unto di un misterioso unguento, e che il bastoncino e
l'unguento erano a loro dati dal diavolo.
Narrò che calpestato il crocifisso, fu quivi costretta a rinnegare il
battesimo e la fede cristiana, la prima volta che andò al _Rigoletto_;
e descrisse i balli, i giuochi e le oscene tresche a cui streghe e
diavoli si abbandonavano, intantochè un di costoro, seduto sur un
tronco d'albero, batteva un tamburo, facendo _to, to, to_....
Insomma ripetè le tante storielle di fattucchierie udite sui monti sino
dall'infanzia, e se ne dichiarò rea: e a così assurde e fanciullesche
confessioni mostravano di aggiustar fede uomini che dicevansi luce del
mondo, ministri della giustizia e sostenitori della religione.
Indi ad un mese la Maddalena Rumiana veniva condannata al carcere
perpetuo.